Il 4 luglio 2026 non è una data qualsiasi per il mondo delle due ruote. Oggi Ducati, la regina italiana delle moto, compie cento anni e lo fa nel modo più naturale per la Casa di Borgo Panigale: festeggiando e correndo. Il centenario cade infatti nel pieno del World Ducati Week, in programma dal 3 al 5 luglio al Misano World Circuit “Marco Simoncelli”. Migliaia di Ducatisti e appassionati si ritrovano in Romagna per celebrare non solo un marchio, ma un’identità fatta di motori, design, competizioni e appartenenza. Una festa collettiva che trasforma il compleanno di Ducati in un rito popolare, tra pista, paddock, musica, incontri con i piloti, parate e la rinnovata Race of Champions.
È il punto di arrivo di un secolo iniziato lontano dalle moto, in un’Italia industriale che guardava alla radio, alla scienza e alle nuove tecnologie. Ma è anche il punto di partenza di un nuovo capitolo, perché Ducati arriva ai suoi cento anni con una gamma rinnovata, una forte presenza sportiva e una reputazione globale costruita senza rinunciare alle proprie radici italiane.
Dalla radio alle moto, la nascita del mito di Borgo Panigale
La storia Ducati comincia nel 1926, quando nasce a Bologna la Società Scientifica Radio Brevetti Ducati. A fondarla è l’ingegnere Antonio Cavalieri Ducati, insieme ai figli Adriano, Bruno e Marcello. L’impresa nasce per sviluppare tecnologie legate alle comunicazioni radio e per valorizzare i brevetti di Adriano, giovanissimo talento della fisica e pioniere delle trasmissioni a onde corte. Nei primi anni Ducati non produce motociclette. Realizza componenti elettrici, apparecchi radiofonici, sistemi di comunicazione, proiettori, addizionatrici, rasoi elettrici e perfino prodotti ottici. Lo stabilimento di Borgo Panigale viene costruito nel 1935 e diventa il cuore industriale dell’azienda. La Seconda guerra mondiale interrompe bruscamente quella crescita: la fabbrica viene occupata dai tedeschi e poi distrutta da un bombardamento alleato nel 1944.
Il dopoguerra cambia tutto. Nel 1946 Ducati entra nel mondo delle due ruote con il Cucciolo, un piccolo motore da applicare alle biciclette. Nato come soluzione semplice e popolare per la mobilità del tempo, il Cucciolo apre una strada destinata a diventare leggenda. Da quel momento, il marchio bolognese sposta progressivamente il proprio centro di gravità verso le moto.
Nel 1954 arriva una figura decisiva: Fabio Taglioni. Il progettista romagnolo lascia un’impronta profonda nella storia Ducati, sviluppando soluzioni che diventeranno parte del suo linguaggio tecnico. Dal sistema desmodromico al motore bicilindrico, fino al telaio a traliccio, Taglioni contribuisce a definire quel carattere meccanico che ancora oggi distingue la Casa di Borgo Panigale.
Ducati: le moto che hanno fatto la storia
Nel corso dei decenni Ducati costruisce la propria reputazione attraverso modelli capaci di segnare epoche diverse. Negli anni Settanta arrivano la 750 GT, la 750 SS, la 900 SS e la Mike Hailwood Replica, moto che legano in modo sempre più stretto il marchio bolognese al mondo delle prestazioni e delle competizioni. La Pantah, presentata nel 1979, introduce un nuovo corso tecnico con la distribuzione a cinghia e diventa una base fondamentale per molte Ducati successive.
Gli anni Ottanta sono difficili. Il controllo statale, la concorrenza giapponese e il calo delle vendite mettono a rischio il futuro dell’azienda. La svolta arriva nel 1985, quando Ducati passa a Cagiva, guidata dai fratelli Castiglioni. Da lì nascono alcune delle Ducati più iconiche. La 851, presentata nel 1987, apre l’era delle quattro valvole raffreddate a liquido. Nel 1993 debutta la Monster, disegnato da Miguel Galluzzi, una moto essenziale e muscolare che diventa un fenomeno commerciale e culturale. L’anno successivo arriva la 916, firmata da Massimo Tamburini, considerata ancora oggi una delle sportive più belle e influenti mai costruite.
Negli anni Duemila Ducati continua a spingersi oltre. La Multistrada amplia il concetto di moto sportiva verso il viaggio e la versatilità. La Desmosedici RR porta su strada una tecnologia derivata direttamente dalla MotoGP. La Panigale, prima con la 1199 e poi con la V4, ridefinisce la superbike moderna, mentre modelli come Diavel, Hypermotard, Scrambler, Streetfighter e DesertX allargano il pubblico senza diluire il Dna del marchio.
Dal controllo statale a Volkswagen, Ducati cambia proprietà ma non identità
La storia di Ducati non è stata soltanto una corsa fatta di modelli iconici e successi sportivi. È stata anche una lunga attraversata industriale, segnata da crisi, rilanci e passaggi di proprietà. Negli anni Settanta la Casa di Borgo Panigale finisce sotto il controllo dello Stato italiano attraverso l’Efim. Nel 1978 passa poi alla VM Motori, realtà legata alla galassia pubblica e specializzata soprattutto nei motori diesel industriali e automobilistici. È una stagione complicata. Le moto non sono più al centro della strategia industriale, il mercato si fa più difficile, soprattutto negli Stati Uniti, e la concorrenza giapponese diventa sempre più aggressiva. Le vendite crollano, passando da circa 7.000 unità nel 1981 a meno di 2.000 nel 1984. Anche l’attività sportiva viene ridimensionata, considerata troppo onerosa in un momento di difficoltà. Per un marchio che aveva costruito buona parte della propria immagine sulle competizioni, è un passaggio durissimo.
Con Cagiva, dal 1985, Ducati ritrova centralità. Il rapporto tra le due aziende era nato già nei primi anni Ottanta, con la fornitura dei motori Pantah destinati alle moto di grossa cilindrata della casa varesina. L’acquisizione apre una fase di nuovi investimenti, maggiore attenzione al prodotto e ritorno alle corse. I successi in Superbike aiutano a rilanciare immagine e vendite.
Nel 1996 il controllo passa al fondo statunitense Texas Pacific Group, che acquisisce inizialmente il 51% e poi, nel 1998, il resto del capitale. L’anno successivo Ducati diventa Ducati Motor Holding SpA e nasce la prima edizione del World Ducati Week, destinata a diventare il grande raduno mondiale dei Ducatisti. Nello stesso periodo viene inaugurato anche il museo aziendale, memoria fisica di un percorso che dal Cucciolo arriva alle moderne moto da competizione. Nel 2006 il marchio torna sotto una guida italiana con Investindustrial, la finanziaria riconducibile ad Andrea Bonomi. Ducati rientra nell’utile, rafforza la propria struttura e nel 2008 lascia la Borsa dopo una serie di operazioni societarie. Poi, nel 2012, arriva il passaggio più significativo dell’epoca recente: Ducati viene acquisita da Lamborghini, controllata da Audi, ed entra così nell’orbita del gruppo Volkswagen.
Da quel momento il controllo proprietario non è più italiano. Ma Ducati non perde la propria identità. La testa, il cuore industriale e il centro creativo restano a Borgo Panigale. L’azienda diventa parte di un grande gruppo internazionale, ma continua a progettare, sviluppare e raccontarsi come marchio italiano. Perde l’indipendenza azionaria, non l’italianità. Anzi, dentro la struttura Volkswagen-Audi rafforza investimenti, tecnologia e presenza globale, mantenendo intatto quel legame con Bologna che resta uno degli elementi più forti del suo mito. E resta ormai uno dei gioelli della corona vowlkwagen tant’è veero che dato la crisi socieetaria è proprio ducati una deelle possibile veendite
Da quel momento il controllo proprietario non è più italiano. Ma Ducati non perde la propria identità. La testa, il cuore industriale e il centro creativo restano a Borgo Panigale. L’azienda diventa parte di un grande gruppo internazionale, ma continua a progettare, sviluppare e raccontarsi come marchio italiano. Perde l’indipendenza azionaria, non l’italianità. Anzi, dentro la struttura Volkswagen-Audi rafforza investimenti, tecnologia e presenza globale, mantenendo intatto quel legame con Bologna che resta uno degli elementi più forti del suo mito. Proprio il suo valore, però, rende Ducati uno degli asset più osservati dentro Volkswagen: in una fase di ristrutturazione del gruppo tedesco, anche il marchio di Borgo Panigale è finito tra le possibili ipotesi di valorizzazione o vendita.
Ducati e le corse, il laboratorio dove nasce il mito
La pista è il luogo in cui Ducati ha costruito buona parte della propria leggenda. Non solo come vetrina sportiva, ma come laboratorio tecnico e industriale. La storia comincia negli anni Cinquanta con la Gran Sport 100, presto ribattezzata “Marianna”, progettata da Fabio Taglioni. Nel 1955 arrivano le prime vittorie di classe alla Milano-Taranto, poi i successi al Motogiro d’Italia. È l’inizio di un legame destinato a diventare strutturale: per Ducati correre significa provare, innovare e trasferire sulle moto di serie ciò che nasce sotto pressione.
Nel Motomondiale Ducati debutta nel 1956 nella classe 125, con la 125 GP Desmo. Due anni dopo arriva il primo successo in una prova valida per il campionato, grazie ad Alberto Gandossi nel Gran Premio del Belgio. Sono anni in cui il desmodromico comincia a diventare molto più di una soluzione tecnica: diventa una firma, un modo di intendere il motore e la prestazione. La struttura moderna nasce nel 1999 con Ducati Corse, il reparto che gestisce le competizioni ufficiali della Casa di Borgo Panigale. È qui che vengono progettate e sviluppate le moto da gara, con due grandi anime che dialogano tra loro: quella legata alle derivate di serie, quindi Superbike, Supersport e Superstock, e quella dedicata ai prototipi della MotoGP. Dal 2014 la direzione generale è affidata a Luigi Dall’Igna, figura centrale nella trasformazione Ducati in una delle potenze tecniche del motociclismo contemporaneo.
In Superbike Ducati è diventata un riferimento assoluto. Presente fin dalla prima edizione del Mondiale nel 1988, la Casa bolognese ha costruito nella categoria il proprio dominio più duraturo. I titoli piloti raccontano una dinastia: Raymond Roche, Doug Polen, Carl Fogarty, Troy Corser, Troy Bayliss, Neil Hodgson, James Toseland, Carlos Checa e Álvaro Bautista. A questi successi si aggiungono i titoli nelle altre categorie, dalla Supersport alla Superstock, con nomi come Paolo Casoli, Nicolò Bulega, Adrián Huertas, Niccolò Canepa, Davide Giugliano e Michael Ruben Rinaldi.
La MotoGP è invece il terreno della consacrazione globale. Dopo il ritorno nella classe regina nel 2003 con la Desmosedici, Ducati sorprende subito il paddock: Loris Capirossi conquista il podio già alla prima gara a Suzuka e pochi mesi dopo, in Catalogna, arriva la prima vittoria nella nuova era. Nel 2007 Casey Stoner porta a Borgo Panigale il primo titolo mondiale piloti in MotoGP, spezzando il dominio giapponese nella massima categoria e riportando una casa italiana sul tetto del mondo. Dopo anni di lavoro e sviluppo, Ducati apre una nuova era vincente. Francesco Bagnaia conquista il titolo mondiale MotoGP nel 2022 e lo conferma nel 2023. Nel 2025 arriva anche il titolo con Marc Márquez, mentre nello stesso anno Alessandro Zaccone conquista il Mondiale MotoE. Nel 2026 Ducati si presenta così al centenario da campione del mondo MotoGP per il quarto anno consecutivo e forte del ventunesimo titolo Costruttori in Superbike conquistato nel 2025.
I numeri completano il quadro. In MotoGP Ducati ha raggiunto il traguardo delle 100 vittorie con 15 piloti diversi. Tra il 2021 e il 2025 ha costruito una striscia di 88 Gran Premi consecutivi con almeno una moto sul podio. Nel 2024 ha firmato una stagione quasi perfetta, vincendo 19 gare su 20. In Superbike, nel 2022, è diventata il primo costruttore a raggiungere i 1000 podi nella storia del campionato.
Ma la competizione, per Ducati, non è soltanto una questione di coppe. È il motore dell’innovazione. Molte soluzioni tecniche nascono o maturano proprio nel confronto con la pista: dal traction control introdotto sulla 1098 R ai Riding Mode della Multistrada 1200, dal telaio monoscocca in alluminio della 1199 Panigale al Front Frame della Panigale V4, fino ai sistemi elettronici più evoluti e alle nuove soluzioni aerodinamiche derivate dalla MotoGP. Anche il design segue la stessa logica: togliere il superfluo, esaltare la funzione, trasformare la performance in forma. È il principio del “Reduce to the Max”, diventato nel tempo una grammatica estetica riconoscibile in tutto il mondo. Così la pista diventa la sintesi più pura di Ducati: tecnologia, coraggio, stile e identità italiana.
Ducati: i numeri del presente e la festa di Misano
Ducati arriva al centenario dopo anni di crescita, ma anche dentro un mercato più complesso. Nel 2023 la Casa di Borgo Panigale ha registrato il miglior risultato operativo della sua storia, con 112 milioni di euro, un fatturato sopra il miliardo per il secondo anno consecutivo e 58.224 moto consegnate nel mondo. Il 2025 si chiude invece con numeri più prudenti ma ancora solidi. Il fatturato si attesta a 925 milioni di euro, il risultato operativo raggiunge 52 milioni e la redditività sulle vendite è pari al 5,6%. Le moto consegnate sono 50.895, in calo rispetto alle 54.495 del 2024. A pesare sono stati un contesto globale più difficile, i dazi negli Stati Uniti, l’andamento sfavorevole di dollaro e yen e la transizione normativa verso lo standard Euro 5+, che ha inciso sulla disponibilità di alcuni modelli chiave.
Nonostante il rallentamento, Ducati entra nel 2026 con una gamma rinnovata, il programma Ducati Factory Made per la personalizzazione in linea produttiva, il ruolo di campione del mondo in MotoGP per il quarto anno consecutivo e il ventunesimo titolo Costruttori conquistato in Superbike nel 2025. A questo si aggiunge l’espansione nell’off-road, con il debutto nell’AMA Supercross e l’ingresso nel Mondiale MX2. Il centenario viene celebrato anche con una serie di progetti speciali. C’è la Collezione 100, pensata per reinterpretare livree leggendarie della storia Ducati. C’è il lavoro artistico di Ugo Nespolo, chiamato a raccontare dieci livree iconiche. Ci sono un docufilm diretto da Alex Infascelli con la voce di Stefano Accorsi, un podcast realizzato con Chora Media e raccontato da Enrico Brizzi, un volume celebrativo e viaggi esclusivi ispirati al Grand Tour.
Poi c’è Misano, il palcoscenico più naturale per un compleanno così. Il World Ducati Week 2026 riunisce la comunità Ducati nel luogo in cui il marchio diventa esperienza. Non solo un raduno, ma la rappresentazione fisica di un secolo di passione: le moto in pista, i piloti, i tifosi, la parata, la musica, lo spettacolo e quella fedeltà quasi tribale che lega i Ducatisti alla Casa di Borgo Panigale.
Il 4 luglio 2026 Ducati compie cento anni. Da una radio costruita in uno scantinato bolognese a una Panigale che corre nel mondo, da un piccolo motore per biciclette ai titoli in MotoGP e Superbike, la storia è cambiata molte volte. Il filo, però, è rimasto lo stesso: ingegno italiano, coraggio industriale e una certa idea di velocità. Rossa, rumorosa, riconoscibile. Buon compleanno.
