L’intesa c’è, ma la vendita non è ancora formalmente chiusa.Flacks Group ha annunciato di aver raggiunto un accordo con il governo per l’acquisizione dell’ex Ilva, il più grande impianto siderurgico integrato d’Europa. Ad annunciarlo è stato lo stesso fondo statunitense, che ha ufficializzato l’intesa spiegando che l’operazione “garantisce il futuro a lungo termine di una piattaforma industriale storica” e rappresenta un passaggio decisivo per la messa in sicurezza industriale e occupazionale del gruppo. Secondo fonti vicine al dossier, solo da oggi però è partita la trattativa in esclusiva tra i commissari straordinari di Acciaierie d’Italia e di Ilva e il fondo statunitense, dopo il via libera dei comitati di sorveglianza. L’assegnazione definitiva del gruppo siderurgico a un nuovo compratore non è quindi ancora avvenuta e il confronto negoziale proseguirà nei prossimi giorni.
Dopo anni di commissariamenti, rinvii e tentativi falliti, la vertenza entra così in una nuova fase operativa.
Stato socio al 40% e opzione sul controllo
L’assetto delineato dall’intesa prevede una presenza pubblica. Lo Stato italiano resterà “partner strategico con una quota del 40%”, mentre Flacks Group disporrà di un’opzione per acquisire in futuro un ulteriore 40%. Una struttura pensata per accompagnare la fase di rilancio industriale e ambientale, mantenendo un presidio pubblico in un comparto considerato strategico. L’accordo politico-istituzionale fa da cornice alla trattativa ora avviata dai commissari, che resta il passaggio tecnico decisivo per arrivare alla vendita.
Bocciata quindi l’altra offerta vincolante, quella di Bedrock Industries, che sarebbe stata invece associata a un ridimensionamento delle attività del complesso industriale, e avrebbe alimentato grossi timori su esuberi e contrazione del perimetro produttivo.
Cinque miliardi per modernizzare e decarbonizzare
Il pilastro dell’intesa è il piano di investimenti. Flacks Group si è impegnato “fino a 5 miliardi di euro per modernizzare le attività, inclusi l’elettrificazione e l’ammodernamento dei forni, promuovendo la decarbonizzazione, l’efficienza e la crescita sostenibile”. Un progetto che, nelle intenzioni del fondo, serve non solo a rilanciare la produzione, ma anche a rafforzare le catene di fornitura europee considerate critiche per settori chiave come automotive, costruzioni e infrastrutture.
Il piano prevede il mantenimento di circa 8.500 lavoratori qualificati e l’aumento dei volumi produttivi, in un sito che a Taranto oggi opera ben al di sotto del suo potenziale storico.
Flacks: “mettiamo al primo posto le persone”
A dare il senso dell’operazione sono le parole del fondatore e presidente del fondo, Michael Flacks: “questa transazione mette al primo posto le persone. Il nostro obiettivo è investire a lungo termine, modernizzare in modo responsabile e garantire un futuro duraturo a questo storico impianto siderurgico”. Una presa di posizione che accompagna l’avvio della trattativa in esclusiva con i commissari straordinari.
I sindacati alzano la guardia
Accanto all’avvio della trattativa, restano forti le perplessità sindacali. La Uilm ha espresso preoccupazione per una scelta che, di fatto, vede un fondo di investimento come unico interlocutore per l’intero perimetro dell’ex Ilva. Il segretario generale Rocco Palombella ha chiesto un incontro urgente con governo e commissari prima che la trattativa entri nel vivo, per chiarire tutti gli aspetti occupazionali, ambientali e industriali dell’offerta. Al centro delle richieste c’è la possibilità di negoziare il piano industriale, gli investimenti tecnologici e ambientali, i livelli occupazionali e soprattutto il ruolo dello Stato nella futura società, considerato “fondamentale” per garantire tutele ai lavoratori e alle comunità coinvolte.