Eni rafforza la propria presenza energetica in Africa con l’avvio delle prime forniture di gas dal giacimento Quiluma, nell’offshore dell’Angola. L’operazione, gestita dal New Gas Consortium, rappresenta un passaggio rilevante per il sistema energetico del Paese, impegnato a valorizzare le proprie risorse di gas non associato.
La produzione iniziale si attesta a 150 milioni di piedi cubi al giorno, con una crescita attesa fino a 330 milioni entro il 2026. Il gas viene convogliato all’impianto di trattamento di Soyo, entrato in funzione nel novembre 2025, per poi alimentare sia l’impianto Angola Lng destinato all’export sia il mercato interno. Il consorzio, oggi guidato da Azule Energy – partecipata da Eni e Bp – si inserisce nella strategia di sviluppo del gas angolano, con l’obiettivo di sostenere al tempo stesso esportazioni e crescita domestica.
Il ruolo del consorzio e la leva Azule Energy
Il New Gas Consortium nasce con una struttura articolata che vede Azule Energy come operatore principale, affiancata da Cabgoc, Sonangol E&P e TotalEnergies. In precedenza sotto la guida diretta di Eni, il progetto è oggi uno dei pilastri della trasformazione energetica del Paese.
Azule Energy, con una produzione superiore ai 230 mila barili equivalenti al giorno, si conferma attore centrale nello sviluppo del comparto energetico angolano, contribuendo sia alla transizione sia al rafforzamento delle infrastrutture gasiere.
Nuove scoperte di gas in Libia
Buone notizie anche dalla Libia. Ieri Eni ha annunciato due nuove scoperte a gas e condensati nell’offshore, frutto di una campagna esplorativa condotta negli ultimi mesi. Le strutture Bahr Essalam South 2 e 3, individuate a circa 85 chilometri dalla costa e in acque profonde circa 200 metri, si trovano in prossimità del grande campo Bahr Essalam.
Le perforazioni hanno intercettato livelli mineralizzati nella Formazione Metlaoui, confermando un reservoir di elevata qualità. I test di produzione effettuati sul primo pozzo hanno già evidenziato una buona produttività, mentre le prime stime indicano risorse superiori a 28 miliardi di metri cubi di gas.
Sviluppo rapido e destinazione Italia
La vicinanza alle infrastrutture esistenti rappresenta un vantaggio strategico, consentendo un rapido collegamento e quindi una messa in produzione accelerata. Il gas sarà destinato sia al mercato interno libico sia all’export verso l’Italia, consolidando ulteriormente il ruolo del Paese nordafricano come fornitore energetico.
Eni, presente in Libia dal 1959, resta il principale operatore internazionale con una produzione equity di circa 162 mila barili equivalenti al giorno. Il gruppo ha inoltre tre progetti di sviluppo in corso, due dei quali pronti a partire già nel 2026.
Eni rafforza la flessibilità finanziaria con una nuova linea da 9 miliardi
Sul fronte finanziario, intanto, Eni ha sottoscritto una nuova linea di credito revolving da 9 miliardi di euro, della durata di 5 anni con opzione di estensione per ulteriori 2 anni. L’operazione rifinanzia le precedenti linee da 6 e 3 miliardi sottoscritte tra il 2022 e il 2023, contribuendo ad allungare la scadenza media delle disponibilità e a mantenere elevata la flessibilità finanziaria del gruppo.
La facility è stata concessa da un pool di 28 primari istituti finanziari internazionali, con Unicredit e Santander CIB nel ruolo di global coordinator, affiancati da un ampio sindacato di banche globali. L’operazione ha registrato una domanda superiore all’offerta di circa il 40%, a conferma della solidità del profilo creditizio di Eni e del forte rapporto con il sistema bancario.
Il titolo Eni sale in Borsa
Le novità dal fronte africano, insieme al continuo aumento del petrolio legato alle tensioni in Medio Oriente, spingono il titolo Eni. A Piazza Affari le azioni salgono fino a 23,09 euro, in progresso del 2,46% in mattinata.
Ultimo aggiornamento ore 12,30
