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Elezioni Olanda, trionfo del giovane Rob Jetten: fermata l’avanzata dell’ultradestra di Wilders

Il trionfo dei liberal-progressisti D66 segna la fine della stagione populista: ora Jetten, 38 anni, apertamente gay, si prepara a guidare il governo più giovane e inclusivo della storia olandese. Dall’Aia soffia un vento nuovo per l’Europa

Elezioni Olanda, trionfo del giovane Rob Jetten: fermata l’avanzata dell’ultradestra di Wilders

È ufficiale: l’Olanda ha scelto il volto del cambiamento. Con il 99,7% dei voti scrutinati, il partito liberal-progressista D66 di Rob Jetten ha superato l’ultradestra del Pvv di Geert Wilders, conquistando 26 seggi alla Camera e oltre 15mila voti di vantaggio. Un margine sufficiente, secondo l’agenzia nazionale Anp, a blindare la vittoria del leader europeista, mentre i voti per corrispondenza degli olandesi all’estero, storicamente sfavorevoli ai populisti, devono ancora essere conteggiati.

“Siamo il partito più grande dei Paesi Bassi! Ora lavoreremo per tutti gli olandesi”, ha scritto Jetten su X subito dopo l’annuncio, parlando di “un risultato storico” e di “una responsabilità enorme”. In un Paese che da anni naviga tra crisi politiche e governi di coalizione interminabili, il successo del giovane leader segna una svolta simbolica e politica con l’Olanda che dice no alla retorica del rancore, scegliendo la “campagna della positività” di Jetten contro la “negatività” del sovranismo di Wilders.

La caduta dell’ultradestra di Wilders

Per Geert Wilders, l’uomo che nel 2023 aveva trionfato promettendo un’Olanda “fuori dall’Europa e dall’Islam”, il voto di domenica è una resa dei conti. Il Pvv perde 11 seggi e l’alleanza con altri partiti resta impossibile. Nessuna delle principali forze del Parlamento vuole trattare con lui. Jetten, invece, guadagna 17 seggi e apre la strada a un nuovo asse centrista, con Cda (18 seggi), Vvd (22) e la coalizione laburista-verde (20).

Il percorso non sarà semplice, il premier uscente Dick Schoof ha già avvertito che “un governo prima di Natale sarebbe una sorpresa”, ma Jetten potrà partire da una posizione di forza. Martedì toccherà a lui nominare il “verkenner”, l’esploratore incaricato di sondare le possibilità di coalizione.

Chi è Rob Jetten, il volto inclusivo di una nuova Olanda

A soli 38 anni, Rob Jetten rappresenta una nuova generazione politica che vuole archiviare la stagione dei rancori. Deputato dal 2017, europeista convinto, ex ministro dell’Energia nel quarto governo Rutte, guida il D66 dal 2023. È anche pronto a scrivere una pagina di storia; se diventerà premier, sarà il più giovane e il primo capo di governo apertamente gay dei Paesi Bassi.

Durante la campagna elettorale, Jetten ha puntato su uno slogan semplice e potente, “Het kan wel”, che in olandese significa più o meno “Yes, we can” di Obama memoria. Il suo messaggio, basato sull’ottimismo e sulla fiducia, ha colpito un elettorato stanco della contrapposizione permanente.

“Abbiamo dimostrato che si possono battere i populisti con un messaggio positivo per il Paese”, ha detto Jetteen.

La ricetta socioliberale per un Olanda che torna aperta

Il successo dei Democraten 66, nati nel 1966 come alternativa progressista ai liberali di destra, si spiega anche con la concretezza delle proposte. Jetten ha saputo intercettare il malessere dei ceti medi, in particolare sulla crisi abitativa: in un Paese da quasi 18 milioni di abitanti mancano oltre 400 mila case. La sua ricetta è quella di riconvertire l’1% dei terreni agricoli per costruire nuovi quartieri urbani, garantendo sostenibilità e inclusione.

Il suo programma “socioliberale” punta a un ampio centro politico, aperto tanto ai conservatori pragmatici quanto ai verdi progressisti. WSiamo un piccolo partito di fronte alla storia del Paese, ma vogliamo un governo stabile e ambiziosoW, ha dichiarato il leader del D66.

Per molti osservatori, la vittoria di Jetten rappresenta la rivincita dell’Olanda aperta e tollerante. Lo scrittore Jan Brokken ha parlato di “inizio della fine per Wilders”, mentre altri commentatori vedono nel voto un segnale all’Europa: l’ondata populista può essere fermata, se la politica torna a parlare di soluzioni e non di paure. Anche l’ex grandee calciatore olandese Clarence Seedorf, in un’intervista a fine campagna, lo aveva detto chiaramente, “non cediamo al razzismo dei populisti, l’inclusione è il futuro”. A urne chiuse, l’Olanda sembra avergli dato ragione.

Rob Jetten è diventato il volto del nuovo corso europeo. Inizia ora la partita più difficile, trasformare la vittoria elettorale in un governo capace di reggere le sfide di una società frammentata. Ma dall’Aia, dopo tanto tempo, torna a soffiare un vento nuovo che potrebbe cambiare anche l’Europa.

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