L’assemblea degli azionisti di Eles Semiconductor Equipment, riunitasi il 7 gennaio, non ha approvato alcun punto all’ordine del giorno. Più che una semplice bocciatura delle proposte, il voto ha messo nero su bianco un dato strutturale: l’attuale consiglio di amministrazione non dispone più di una maggioranza deliberante. Con circa il 78% del capitale rappresentato, nessuna iniziativa sostenuta dalla governance in carica ha raccolto il consenso necessario, facendo emergere una sfiducia assembleare di fatto e aprendo una fase di evidente paralisi decisionale.
Una governance senza numeri e senza direzione
La mancata conferma dell’amministratore indipendente cooptato e il rigetto contestuale delle altre proposte hanno prodotto un effetto immediato: il consiglio risulta ora privo dei requisiti statutari, sia sotto il profilo numerico sia per quanto riguarda la presenza degli indipendenti. Ne deriva una situazione di stallo istituzionale in cui l’organo amministrativo può, al più, esercitare un potere di interdizione, ma non è in grado di assumere decisioni autonome né di imprimere una linea strategica alla società. Un vuoto che pesa anche sul piano della trasparenza e della credibilità verso il mercato.
Il peso degli azionisti e il messaggio dell’assemblea
Dal voto è emerso con chiarezza il ruolo determinante di Mare Group, che insieme ad altri soci rappresenta una quota decisiva del capitale presente. Il segnale che arriva è che senza un reale consenso assembleare, nessuna governance può reggere. In questo quadro, la convocazione di una nuova assemblea per il ripristino della corretta composizione del cda appare come un passaggio obbligato per superare l’impasse e ristabilire condizioni di piena operatività.
La contesa sulla Difesa e l’ombra del Golden power
Lo scenario si inserisce in una contesa più ampia in corso su Euronext Growth Milan, che riguarda una società attiva in ambiti sensibili come la difesa e il testing dei semiconduttori, oggetto di offerte pubbliche contrapposte. Entrambe le operazioni, come indicato nei documenti d’offerta, sono soggette alla disciplina del Golden Power.
Ad oggi Mare Group ha già ottenuto l’autorizzazione governativa, mentre l’altro offerente, Xenon, non ha ancora comunicato l’adozione di un provvedimento analogo, pur trattandosi di una condizione sospensiva prevista dalla propria offerta. Il quadro è reso ancora più complesso dalla presenza nel capitale di azionisti rilevanti, anche esteri, con partecipazioni superiori al 3%, potenzialmente ricadenti nella medesima disciplina.
In questo contesto pesa il precedente di Tinexta, dove l’intervento governativo ha imposto misure prescrittive fino alla cessione di attività riconducibili alla difesa. Alla luce di tali elementi, resta aperto l’interrogativo sulla piena regolarità dell’assemblea del 7 gennaio, anche in relazione al quadro autorizzativo complessivo, alle condizioni sospensive pendenti e ai conseguenti obblighi informativi.