Il 2025 come tutti abbiamo visto è stato un anno segnato da stravolgimenti nel quadro politico internazionale che hanno modificato anche il contesto economico. Ne scopriremo le conseguenze nei prossimi anni. Ma intanto il centro Ref Ricerche ha fatto delle previsioni sul breve e medio periodo, rilevando che gli effetti passano soprattutto per una maggiore incertezza, e per la possibilità che ne derivino tensioni sui mercati finanziari.
È iniziata infatti una fase di contrazione delle importazioni americane, una volta terminati gli effetti del
frontloading gli impatti delle tariffe sugli scambi saranno difatti più evidenti quest’anno così come quelli sull’inflazione Usa, che resterà distante dagli obiettivi della banca centrale americana. Il conflitto fra Trump e la Fed è un punto delicato. In una fase in cui il deficit pubblico Usa resta elevato, e il rapporto fra debito e Pil si mantiene lungo una traiettoria crescente, i tassi d’interesse più elevati incidono sulle finanze pubbliche: in un clima di grande incertezza, le pressioni al rialzo sui tassi d’interesse a lungo termine potrebbero aumentare, e il dollaro si potrebbe deprezzare ancora.
In diversi Paesi l’incertezza politica ha portato ad una risposta da parte delle politiche di bilancio. All’interno dell’area euro è soprattutto la Germania ad avere modificato la fiscal stance. In Italia la politica di bilancio ha realizzato negli ultimi due anni uno sforzo di correzione dei conti importante, e potrebbe passare ad una intonazione neutrale da quest’anno se attiveremo la clausola di salvaguardia nazionale per le spese per la difesa, sia pure in misura più contenuta rispetto agli altri Paesi.
La crescita italiana si mantiene su ritmi modesti, ma la ripresa dell’occupazione continua,
anche se i limiti all’espansione dell’offerta di lavoro diventeranno più stringenti, per effetto delle
previste tendenze demografi, e i salari recuperano piano, l’incertezza resta elevata, e i consumatori hanno alzato il tasso di risparmio.
Rischi della geopolitica e boom delle nuove tecnologie
Nel 2025 l’economia mondiale ha attraversato il passaggio verso un diverso equilibrio dei rapporti politici ed economici internazionali. Al centro dei cambiamenti vi sono i temi della geopolitica. I canali attraverso i quali gli scenari politici condizionano quelli economici sono diversi: certamente l’anno scorso l’attenzione è stata attratta soprattutto dalle implicazioni che ne sono derivate sulle politiche commerciali internazionali; questo ha alimentato quindi l’incertezza e scoraggiato gli investimenti.
Un altro canale di trasmissione è quello che passa dai prezzi delle materie prime: se dopo la crisi in Ucraina l’Europa era stata colpita dalla riduzione delle forniture di gas russo, questa volta il comparto
energetico è caratterizzato a livello globale da un eccesso di offerta, che potrebbe allargarsi in funzione dell’evoluzione del quadro politico in Venezuela ed Iran. Il 2025 è stato anche un anno di svolta dal punto di vista delle innovazioni. In particolare, è in atto un’accelerazione degli investimenti legati alle tecnologie dell’intelligenza artificiale, con effetti anche sulla filiera delle infrastrutture energetiche.
Rischi geopolitici ed opportunità legate alle nuove tecnologie definiscono i contorni di uno scenario
nel quale l’incertezza è molto aumentata. Le difficoltà a valutare le prospettive rispecchiano anche la lettura del rally delle Borse, in particolare di quella americana, a seconda che la crescita dei prezzi dei titoli delle aziende legate all’intelligenza artificiale venga interpretata come l’esito di una fase di sviluppo trainata da grandi cambiamenti nella tecnologia, oppure come una bolla che potrebbe esaurirsi a seguito di un andamento degli utili di queste aziende inferiore alle aspettative.
La portata effettiva delle nuove tecnologie ha anche implicazioni sulle prospettive di crescita di medio
termine. Gli scenari economici internazionali potrebbero migliorare qualora gli investimenti in corso dovessero portare ad una accelerazione della produttività. Inizialmente questo effetto potrebbe
ampliare il gap tecnologico fra i Paesi, con un vantaggio soprattutto per gli Stati Uniti, ma nel medio
termine le ricadute di queste innovazioni avrebbero effetti positivi per tutte e le aree dell’economia
mondiale.
Uno degli aspetti più significativi della fase attuale è il manifestarsi di una reazione all’aumento dell’incertezza da parte delle politiche economiche, che stanno cercando di sostenere la domanda.
In particolare, in questa fase la politica economica opera soprattutto dal versante delle politiche di
bilancio. Tuttavia, a seconda dei casi, un utilizzo sproporzionato della leva fiscale rischia di alimentare
ulteriore incertezza e produrre effetti non desiderati sui mercati finanziari. È il caso degli Stati Uniti,
dove il deficit pubblico resterà ancora su livelli molto elevati nei prossimi anni, e il rapporto fra debito
pubblico e Pil resterà lungo una traiettoria crescente.
