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Auto: Volkswagen valuta la vendita di Ducati e Lamborghini. Toyota cala ancora, Ferrari Luce sold out in Cina

Volkswagen studia cessioni e quotazioni per finanziare la ristrutturazione, con i “gioielli” Ducati e Lamborghini tra le ipotesi sul tavolo. Toyota registra il quarto calo mensile delle vendite, mentre Ferrari se la ride: dopo le critiche, la Luce va sold out in Cina

Auto: Volkswagen valuta la vendita di Ducati e Lamborghini. Toyota cala ancora, Ferrari Luce sold out in Cina

L’auto europea, e in particolare quella tedesca, attraversa una fase sempre più difficile. Il caso Volkswagen rischia di diventare il simbolo di una trasformazione industriale dolorosa, fatta di tagli, fabbriche a rischio e ripensamenti profondi sul futuro del gruppo. Dopo le indiscrezioni su un piano di ristrutturazione che potrebbe arrivare fino a 100 mila esuberi e alla chiusura di quattro stabilimenti in Germania, la casa di Wolfsburg starebbe valutando anche operazioni straordinarie sul proprio portafoglio di marchi e attività.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, Volkswagen potrebbe prendere in considerazione nuove dismissioni per finanziare la transizione verso elettrico, batterie, software e guida autonoma. Il primo passo è già arrivato settimana scorsa con la vendita del 51% di Everllence, la divisione specializzata in motori navali e industriali, al fondo statunitense Bain Capital. L’operazione ha portato nelle casse del gruppo 7,4 miliardi di euro, con una valutazione complessiva della divisione intorno ai 10 miliardi, debiti inclusi. Il punto, però, è che quei proventi potrebbero non bastare. I costi della ristrutturazione rischiano di assorbire gran parte dell’incasso, mentre gli oneri legati alla riduzione della forza lavoro potrebbero pesare per diversi miliardi già nella seconda parte dell’anno. In questo quadro, l’ipotesi di una remunerazione più generosa per gli azionisti appare meno probabile, come osservato anche dall’analista di Ubs Patrick Hummel.

La pressione competitiva dei costruttori cinesi, in particolare sull’elettrico, ha eroso margini e certezze. Dall’arrivo di Oliver Blume alla guida del gruppo, nel settembre 2022, il titolo Volkswagen ha perso quasi metà del proprio valore in Borsa. Ora il nodo non è più soltanto tagliare i costi, ma decidere che cosa Volkswagen vuole tenere al centro del proprio futuro industriale.

Nel riassetto potrebbe rientrare anche il fronte tecnologico. Secondo quanto riportato dalla Bild, Volkswagen sarebbe pronta a interrompere la collaborazione con Bosch nello sviluppo dei sistemi di guida assistita e autonoma. L’alleanza, avviata nel 2022 tramite Cariad, avrebbe richiesto investimenti per circa 1,5 miliardi di euro, ma non avrebbe prodotto i risultati sperati. Nelle valutazioni interne sarebbe emerso un ritardo rispetto alla concorrenza, spingendo il gruppo a cercare un nuovo partner entro settembre. Bosch e Cariad non hanno confermato l’addio, limitandosi a spiegare che le partnership vengono riesaminate periodicamente in base agli obiettivi strategici e all’evoluzione del mercato.

E poi ci sono le altre ipotesi sul tavolo, quelle che toccano da vicino anche l’Italia. Perché tra i nomi finiti al centro delle indiscrezioni ci sarebbero Ducati e Lamborghini, i “gioielli della corona” del gruppo di Wolfsburg.

Ducati, Lamborghini e gli altri dossier sul tavolo

La parte più sensibile del dossier Volkswagen riguarda i marchi e le attività che potrebbero essere ceduti, quotati o aperti a nuovi investitori. Fra gli asset più osservati ci sono Ducati e Lamborghini, due realtà italiane che nel tempo hanno alimentato il prestigio e la redditività dell’universo Volkswagen. Per Ducati l’ipotesi di una vendita non è nuova: il gruppo l’aveva già valutata in passato, salvo poi fare marcia indietro. Per Lamborghini, invece, gli advisor avrebbero rilanciato l’idea di una quotazione separata dalla casa madre, una soluzione che consentirebbe di valorizzare il marchio senza necessariamente perderne il controllo totale.

Sul tavolo, secondo le indiscrezioni, non ci sarebbero soltanto i nomi più iconici. Volkswagen potrebbe valutare anche l’apertura del capitale di PowerCo, la divisione dedicata alle batterie, della società Admt, attiva nella guida autonoma, e del marchio americano Scout. L’obiettivo sarebbe reperire risorse fresche e concentrare il gruppo sulle attività considerate davvero strategiche.

La logica è simile a quella già vista con Traton, l’unità dei camion, e con Everllence. Volkswagen prova a rendere più snella una struttura costruita negli anni attraverso acquisizioni, partecipazioni e marchi molto diversi tra loro. Ma la possibile valorizzazione dei “gioielli” resta un passaggio delicato: vendere o quotare asset redditizi può generare liquidità immediata, ma significa anche rinunciare, almeno in parte, ad alcune delle attività più forti del portafoglio.

Toyota, quarto mese di vendite globali in discesa

Se Volkswagen affronta una crisi strutturale, Toyota registra invece un rallentamento che conferma le difficoltà del mercato globale. A maggio le vendite mondiali del primo costruttore automobilistico al mondo sono calate del 7,2%, fermandosi poco sopra quota 834 mila veicoli. È il quarto mese consecutivo di flessione.

Il nodo più critico resta la Cina, dove le consegne sono crollate del 31,7% a 102.300 vetture. La stessa azienda ha descritto il mercato come “altamente deteriorato” o “severamente deteriorato”, in un contesto dominato dalla crescita dei costruttori locali e da una domanda ancora fragile. La pressione dei marchi cinesi, già evidente per Volkswagen, colpisce dunque anche Toyota, pur con dinamiche diverse. Pesante anche il calo in Medio Oriente. Le vendite nella regione sono diminuite del 38,6% a 29.570 unità, mentre le esportazioni dal Giappone verso i Paesi del Golfo sono scese del 65,9%, fermandosi a 7.325 veicoli. A pesare sono le difficoltà logistiche e l’aumento dei prezzi dei carburanti legato alle tensioni geopolitiche nell’area.

Non tutto, però, si muove nella stessa direzione. Negli Stati Uniti Toyota ha limitato la flessione allo 0,6%, con 238.800 veicoli venduti, sostenuta dalla domanda di modelli ibridi. In Giappone le vendite sono cresciute dell’11,1% a 118.380 unità, spinte dal lancio di nuovi modelli come Rav4 e bZ4X. Bene anche l’India, dove le consegne sono salite del 15,3% a 30.230 vetture grazie agli incentivi fiscali al settore automotive.

La frenata riguarda anche la produzione globale, scesa del 5,5% a 765.470 veicoli. La produzione estera è diminuita del 9,4%, con la Cina ancora in forte calo a -23%. In controtendenza gli impianti giapponesi, cresciuti del 3,7% grazie all’avvio di nuove linee produttive.

Ferrari Luce, la più criticata è già sold out in Cina

Se Volkswagen e Toyota non sorridono, Ferrari può concedersi una risata dopo le critiche ricevute nelle ultime settimane. La Luce, prima berlina elettrica a cinque posti del Cavallino, è andata sold out in Cina con tutte le 88 unità destinate inizialmente al mercato cinese prenotate nel giro di poche ore. Il dato è piccolo in termini assoluti, soprattutto nel più grande mercato automobilistico del mondo, ma il messaggio è forte. La Ferrari più discussa e divisiva degli ultimi anni, criticata per il design, per la scelta elettrica e per la rottura con parte dell’immaginario tradizionale di Maranello, ha trovato subito acquirenti in uno dei mercati più competitivi sull’elettrico.

La Luce è stata proposta in Cina a 3,988 milioni di yuan, pari a circa 515 mila euro secondo una delle ricostruzioni disponibili, con un prezzo inferiore di circa il 7% rispetto ai 550 mila euro indicati per l’Europa. Altre fonti indicano invece un controvalore vicino a 586 mila dollari. In ogni caso, il listino non ha frenato l’interesse dei clienti cinesi. Considerando le 88 unità destinate al mercato cinese, il valore potenziale dell’operazione si muove in una forbice compresa tra circa 45 e 51 milioni di euro. Il risultato è incoraggiante perché il mercato locale offre già sportive elettriche dalle prestazioni molto elevate a prezzi nettamente inferiori. La Yangwang U9 di Byd dichiara uno 0-100 km/h in 2,36 secondi, 1.287 cavalli e ricarica fino a 500 kW, con un prezzo attorno ai 232.500 euro. La Hyptec SSR di Gac parte da circa 166 mila euro, accelera in 2,3 secondi e supera i 1.200 cavalli nelle versioni più performanti.

La Ferrari Luce risponde con 1.036 cavalli, batteria da 122 kWh, ricarica rapida fino a 350 kW e uno 0-100 km/h in 2,5 secondi. Alcuni rivali cinesi fanno meglio per accelerazione, potenza o prezzo, ma Maranello gioca un’altra partita: quella dell’esclusività, dell’immagine e del valore del marchio. Ferrari ha smentito anche le indiscrezioni secondo cui l’acquisto della Luce avrebbe garantito un accesso privilegiato a futuri modelli in edizione limitata sono state smentite dal management Ferrari. Resta il dato che conta per il Cavallino: mentre online il modello veniva criticato prima ancora della prova del mercato, in Cina il primo contingente è stato assorbito subito.

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