Nessun crollo, ma qualche scossone. Nella prima seduta borsistica della settimana, il comparto auto europeo reagisce all’aumento dei dazi dal 15 al 25% annunciato la settimana scorsa dal presidente Donald Trump, nuovamente adirato con l’Unione Europea che, a detta sua, “non sta rispettando il nostro accordo commerciale”. Invettive arrivate subito dopo aver minacciato il possibile ritiro delle truppe americane da Italia, Spagna e Germania, in questo caso a causa del mancato supporto nella guerra in Iran.
Borsa: giù l’auto tedesca, resistono Stellantis e Ferrari
I nuovi dazi al 25% pesano soprattutto sull’automotive tedesco, che tuttavia si allontana dai minimi di seduta. Sul Dax di Francoforte sono tutte in rosso le big: Mercedes-Benz cede l’1,77%, Volkswagen l’1,16%, Porsche segna -0,89% Bmw limita i danni a -0,23%. L’effetto tariffe pesa sul produttore di pneumatici Continental, tra i peggiori titoli del listino tedesco e del auto europea.
Va meglio nel resto d’Europa: in Francia Renault avanza dello 0,9% e Michelin dello 0,8%, mentre in Italia, dopo un’apertura negativa, Stellantis guadagna mezzo punto percentuale e Pirelli è in parità. In controtendenza Ferrari, in ribasso dello 0,68%.
Auto: è la Germania il vero bersaglio dei dazi
Secondo gli analisti, il motivo per il quale a risentire maggiormente dell’effetto dazi sono i titoli tedeschi risiede nelle reali motivazioni di Trump. Il presidente Usa, notoriamente permaloso, non avrebbe digerito le parole di Friedrich Merz, sulla guerra in Iran. “Un’intera nazione viene umiliata dalla leadership iraniana, in particolare dai cosiddetti Guardiani della rivoluzione”, aveva detto il cancelliere tedesco, lunedì scorso, criticando gli Usa per essere entrati in guerra senza una strategia. Nel giro di pochi giorni, dalla Casa Bianca è arrivata prima la minaccia di ritirare le truppe dall’Europa poi l’annuncio sui dazi.
“Dato che le esportazioni di produttori stranieri verso gli Stati Uniti sono trascurabili, le nuove minacce tariffarie di Trump possono essere interpretate anche come l’inizio di una guerra economica contro la Germania“, ha sottolineato il direttore del Car (Center Automotive Research), Ferdinand Dudenhoffer.
L’annuncio di Trump e la dura replica di Bruxelles
E così, venerdì il presidente Usa ha annunciato che già da questa settimana le tariffe su auto e camion provenienti dalla Ue sarebbero aumentate al 25% dal 15% concordato in precedenza.
“Sono lieto di annunciare che, in considerazione del fatto che l’Unione Europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale, pienamente concordato, la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all’Unione Europea su automobili e autocarri in ingresso negli Stati Uniti. Il dazio sarà innalzato al 25%”, ha dichiarato il presidente Usa sul suo social Truth. “Ci hanno derubato per anni, ma non lo faranno più. Li abbiamo informati che aumenteremo i dazi sulle auto al 25%”, ha aggiunto poco dopo.
“Il piano di Trump di imporre dazi del 25% sulle auto dell’Ue è inaccettabile” e dimostra che gli Stati Uniti sono un partner “inaffidabile”, ha dichiarato Bernd Lange, presidente della commissione commercio internazionale del Parlamento europeo. “Il Parlamento europeo continua a rispettare l’accordo siglato in Scozia, lavorando per finalizzare la legislazione. Mentre l’Ue mantiene gli impegni, la controparte statunitense continua a non rispettarli”, ha sottolineato aggiungendo che “l’Ue deve ora mantenere chiarezza e fermezza”.
A fine marzo, il Parlamento Ue ha approvato il testo relativo alla procedura per l’attuazione della parte europea dell’accordo, ma i rappresentanti del Parlamento e dei governi Ue devono ancora negoziare i testi definitivi prima della votazione finale, la cui data non è ancora stata stabilita.
Quanto pesano i dazi sulla Germania
Car calcola che i dazi del 25% potrebbero imporre un onere annuo aggiuntivo di circa 2,5 miliardi di euro alla produzione automobilistica tedesca, costi che ricadrebbero sui produttori e a cascata sui consumatori.
Inoltre secondo il Car l’aumento delle tariffe dovrebbe avere un impatto disomogeneo sulle case automobilistiche. Mercedes e Bmw possiedono importanti stabilimenti produttivi negli Stati Uniti, beneficiando quindi di una certa protezione tariffaria. Gli impianti americani producono Suv, che rappresentano la maggior parte delle loro vendite Oltreoceano. La situazione è diversa per Porsche e Audi. “Questo dovrebbe accelerare i loro piani di costruzione di stabilimenti negli Stati Uniti”, ha affermato Dudenhoeffer. Nel complesso, si prevede che i dazi di Trump daranno un ulteriore impulso al trasferimento dell’industria automobilistica fuori dalla Germania.
