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Cina: S&P declassa il rating a A+

L’Agenzia di rating americana è preoccupata per la crescita dei prestiti. L’outlook rimane stabile.

Cina: S&P declassa il rating a A+

Standard & Poor’s ha tagliato di un gradino ad ‘A+’ il rating del debito a lungo termine della Cina e quello del debito a breve del Paese ad ‘A-1’. L’outlook è stabile. Lo ha reso noto l’agenzia di rating, spiegando che “il declassamento riflette la nostra valutazione di un aumento dei rischi economici e finanziari nel Paese a seguito di un periodo prolungato di forte crescita del credito”, mentre l’outlook stabile “rispecchia la nostra opinione che la Cina manterrà una performance economica solida e una migliore performance fiscale nei prossimi 3-4anni”.

“Dal 2009 le richieste degli enti finanziari al settore non governativo sono cresciute rapidamente con incrementi spesso superiori alla crescita del reddito”, ha spiegato S&P, aggiungendo che ‘sebbene questo aumento del credito abbia contribuito a una forte crescita del Pil reale e a un rialzo dei prezzi degli asset, riteniamo che in qualche misura abbia anche diminuito la stabilita’ finanziaria’”. L’agenzia aggiunge che “la recente intensificazione degli sforzi da parte del Governo per frenare l’indebitamento societario potrebbe stabilizzare il trend dei rischi finanziari nel medio termine. Tuttavia, prevediamo che la crescita del credito nei prossimi due-tre anni resterà a livelli che aumenteranno gradualmente i rischi finanziari”. S&P stima inoltre “una crescita del Pil cinese superiore al 4% all’anno’ in futuro, ‘anche se l’aumento degli investimenti pubblici rallentera’ ulteriormente’ e prevede anche un calo del deficit fiscale sulla base dei cambiamenti del rapporto debito/Pil in generale. Il rating dell’ex Celeste Impero potrebbe essere alzato, prosegue S&P, “se la crescita del credito rallenterà sensibilmente e sarà sostenuta ben al di sotto degli attuali tassi pur conservando l’espansione del Pil reale a livelli robusti”.



Un nuovo declassamento sarebbe invece possibile, rileva S&P, “se vedessimo un calo degli sforzi da parte della Cina per frenare i rischi finanziari crescenti e per consentire un’accelerazione dell’aumento del credito a sostegno della crescita economica in quanto una tale tendenza indebolirebbe la resistenza del Paese a shock e limiterebbe le opzioni politiche del Governo, oltre ad aumentare la possibilità di una riduzione della crescita”.

S&P stima che una crescita del Pil cinese vicina al 5,8% o più almeno fino al 2020 e un Pil pro capite sopra 10 mila dollari entro il 2019, dagli 8.300 dollari attesi nel 2017. Nel periodo 2017-2020, infine, secondo S&P, il deficit del Paese dovrebbe collocarsi vicino, o al di sotto del 2,5% del Pil.

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