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Cina alza i dazi su latte e formaggi Ue: fino al 42,7% da oggi. La contromossa alle tariffe sulle auto elettriche

Le nuove regole resteranno in vigore fino al 21 febbraio 2026, quando è prevista la decisione finale dell’indagine cinese sui sussidi europei

Cina alza i dazi su latte e formaggi Ue: fino al 42,7% da oggi. La contromossa alle tariffe sulle auto elettriche

Da oggi, martedì 23 dicembre, la Cina alza il tiro sui prodotti lattiero-caseari europei. Latte, panna e formaggi freschi e stagionati saranno soggetti a dazi provvisori che vanno dal 21,9% fino al 42,7%, a seconda delle aziende importatrici, ha comunicato il ministero del Commercio cinese, precisando che le misure saranno riscosse sotto forma di depositi provvisori.

Perché la Cina aumenta i dazi sui latticini europei

La decisione segue i risultati preliminari di un’indagine avviata nell’agosto 2024 dal ministero cinese sulle esportazioni europee di latticini, con l’obiettivo di verificare presunti sussidi e pratiche commerciali scorrette. Secondo Pechino, i sussidi europei alle aziende produttrici di formaggi e latte danneggerebbero l’industria lattiero-casearia cinese. L’inchiesta, partita subito dopo l’annuncio dei dazi Ue sulle auto elettriche prodotte in Cina, è vista dagli osservatori come una ritorsione commerciale. Ad agosto 2025 la Cina ha prorogato l’indagine di altri sei mesi, citando la “complessità del caso”, mentre la decisione finale è prevista per il 21 febbraio 2026. Parallelamente, Pechino ha recentemente imposto dazi anti-dumping compresi tra il 5% e il 20% sulle importazioni di carne suina dalla Ue, attenuando le misure preliminari adottate a settembre.

Chi paga i dazi sui latticini europei

Tra le aziende più colpite, l’italiana Sterilgarda dovrà fare i conti con un dazio del 21,9%, mentre le altre aziende che hanno collaborato pagheranno il 28%. Alle società che hanno ignorato i questionari scatterà il 42,7%. Anche il gruppo francese Fromarsac subirà tariffe del 30%, mentre alcune aziende del produttore olandese FrieslandCampina fino al 43%.

Sebbene il consumo di formaggi non faccia parte della tradizione cinese, negli ultimi vent’anni la produzione locale è cresciuta, anche grazie alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ne ha promosso l’uso per l’alto contenuto proteico. Nonostante questo sviluppo, la maggior parte dei formaggi importati – dal Roquefort francese alla mozzarella, burrata e mascarpone italiani, fino a parmigiano e grana – arriva ancora dall’Italia, confermando l’importanza dei prodotti europei di alta qualità sul mercato cinese.

Reazioni dell’Unione europea

La Commissione Ue contesta l’indagine cinese, giudicandola basata su “accuse discutibili e prove insufficienti”. Un portavoce ha spiegato: “Stiamo valutando la decisione preliminare e forniremo le nostre osservazioni alle autorità cinesi”, ribadendo che la Ue adotterà tutte le misure necessarie per proteggere agricoltori, esportatori e la Politica agricola comune.

Nonostante le tensioni, la Commissione segnala progressi nei negoziati sui prezzi dei veicoli elettrici e conferma l’impegno a rafforzare le relazioni economiche con la Cina, a patto che vengano affrontate questioni come sovracapacità produttiva, uso scorretto degli strumenti commerciali e deficit commerciale.

L’impatto delle tariffe sul Made in Italy e sull’export europeo

Le esportazioni di formaggi italiani in Cina sono cresciute negli ultimi cinque anni, raggiungendo nel 2024 i 71 milioni di euro (+207% rispetto al 2020). I formaggi sono il secondo prodotto agroalimentare italiano più esportato in Cina dopo il vino, mentre l’export complessivo di cibo Made in Italy verso il Paese asiatico ha superato i 600 milioni di euro.

Pur con un mercato cinese in crescita e attento alla qualità, le nuove tariffe rischiano di rallentare l’espansione del settore, mentre le esportazioni europee di formaggi continuano a essere trainate da Stati Uniti, Regno Unito e Giappone.

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