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Carne in provetta: la Coldiretti contro finanziamenti UE a Leonardo di Caprio

Due società sulle quali ha investito l’attore statunitense hanno ottenuto un finanziamento UE di 2 milioni di euro per studi sulla carne da cellule in vitro. La protesta di Coldiretti: così si uccidono gli allevamenti di razze storiche che stanno ripopolando le campagne e le montagne

Carne in provetta: la Coldiretti contro finanziamenti UE a Leonardo di Caprio

La Coldiretti ha scelto Tuttofood, la World Food Exibition di Milano, per lanciare un pesante atto d’accusa contro l’attore statunitense Leonardo di Caprio in riferimento allo stanziamento di 2 milioni di euro concesso a due aziende olandesi impegnate nella produzione di “carne” in laboratorio da cellule in vitro. Il finanziamento è stato concesso alla Nutreco e alla Mosa Meat dove ha investito anche il famoso attore americano Leonardo di Caprio

È inaccettabile – accusa la Coldiretti – che l’Unione europea finanzi con risorse pubbliche il business privato della “carne” in provetta dietro il quale si nascondono rilevanti interessi economici e speculazioni internazionali dirette a sconvolgere il sistema agroalimentare mondiale. Tanto più, -aggiunge l’organizzazione che Di Caprio che non ha certo bisogno dei soldi dei cittadini europei.



Tra l’altro non si tratta dell’unico episodio di personaggio pubblico che punta a fare business con l’alimentazione, anche Bill Gates si è buttato – è il caso di dire – sull’osso. Il supporto finanziario è stato peraltro concesso nell’ambito del programma React Eu che la Commissione aveva avviato per rispondere alla crisi generata dall’emergenza Covid che ha messo in ginocchio il sistema dell’allevamento in Italia e in Europa.

Si rischia di sostenere una abile operazione di marketing che – sottolinea Coldiretti – punta a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione senza peraltro aver effettuato una reale verifica indipendente sull’impatto etico ed ambientale di queste produzioni sulle quali puntano un numero crescente di multinazionali per fare affari.

Per l’organizzazione italiana la scelta di sostenere società che puntano a fare concorrenza sleale sul mercato spacciando per carne prodotti ottenuti dalla moltiplicazione cellulare in laboratorio combinate con fattori di crescita e sostanze compatibili con i tessuti biologici, si aggiunge peraltro alla campagna di demonizzazione in atto per la vera carne.

 Una doppia tenaglia che minaccia di far chiudere le stalle con perdite di posti di lavoro e di produzioni tradizionali la cui distintività è componente strategica del Made in Italy nel mondo.

“La domanda di qualità e di garanzia dell’origine ha portato  ad un vero boom nell’allevamento delle razze storiche italiane da carne che, dopo aver rischiato l’estinzione, sono tornate a ripopolare le campagne dagli Appennini alle Alpi” afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini che sottolinea “l’attività di allevamento ha un ruolo fondamentale nel preservare paesaggi, territori, tradizioni e cultura poiché  quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni”.

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