Ieri il collocamento del Btp a 15 anni ha visto richieste elevatissime, ma non si tratta più di un evento eccezionale. La “carta” italiana è molto appetibile per gli investitori che guardano ai rendimenti ancora interessanti, mentre la situazione dell’Italia, con rating in miglioramento, governo stabile e una buona struttura del debito tranquillizza tutti gli investitori che ora non li vedono più come asset a rischio. Anzi.
Quello che abbiamo visto in occasione del collocamento del Btp a 15 anni, “è stato un evento di mercato vero, non un semplice successo tecnico” ha detto Gabriel Debach, market analyst di eToro. Il Tesoro ha assegnato 14 miliardi di euro a fronte di richieste per 157,6 miliardi, con un bid-to-cover pari a 11,26 volte. Il titolo, con scadenza 1° ottobre 2041, presenta una cedola del 3,95% e un rendimento lordo del 3,99%, con prezzo di aggiudicazione a 99,99. È un livello di domanda, che replica e in parte supera quello visto sul Btp 15 anni di febbraio 2025, quando furono assegnati 13 miliardi a fronte di oltre 134 miliardi di richieste, bid-to-cover 10,31. “Un segnale chiaro, l’appetito per il rischio Italia non è episodico, è strutturale” dice Debach.
Buona la scadenza, ma l’interesse è sull’intera curva
Gli investitori dell’asta sui 15 anni sono istituzionali, specialisti nel guardare al futuro dei rendimenti. Non sono certi che durino, essendo già ai massimi livelli da decenni a questa parte. Scontano un possibile taglio dei tassi in futuro, compatibilmente con la discesa dell’inflazione nell’Eurozona: un segnale di ottimismo, che si tradurrebbe però in una curva più piatta. Il BTp a 15 anni è forse la scadenza perfetta: espone a una durata lunga, ma non lunghissima, a cavallo tra i 10 e i 20-30 anni.
Ma la fotografia diventa ancora più chiara se si guarda l’intera curva. L’8 gennaio 2026 il Btp 7 anni, scadenza marzo 2033, è stato collocato via sindacato per 15 miliardi con richieste pari a 150,4 miliardi, bid-to-cover superiore a 10, cedola 3,15% e rendimento lordo 3,191%. Anche in questo caso, il prezzo è rimasto vicino alla pari, segnale che la domanda non era guidata da sconti aggressivi, ma da allocazioni convinte.
Sulle aste ordinarie di fine gennaio il quadro resta coerente. Il Btp 10 anni, scadenza febbraio 2036, è stato assegnato per 3,75 miliardi con una domanda di 5,62 miliardi, rapporto di copertura 1,50, cedola 3,45% e rendimento lordo 3,44%. Il Btp 5 anni, scadenza febbraio 2031, ha registrato un bid-to-cover di 1,59 con rendimento lordo al 2,74%. Il Btp 3 anni, scadenza marzo 2029, è stato collocato con copertura pari a 1,45 e rendimento lordo al 2,48%. Nessuna forzatura, nessuna asta tirata, ma una domanda costante e ordinata su tutte le scadenze chiave.
“Il punto centrale è che oggi l’obbligazionario italiano viene comprato non nonostante il debito, ma anche per come quel debito è strutturato: vita media elevata, prevalenza di tasso fisso, profilo delle scadenze più equilibrato” dice Debach.
Lo spread è ai minimi dal 2008 e potrebbe scendere ancora verso i 50 punti base nel 2026
Ma c’è un elemento che oggi pesa forse ancora di più nei modelli dei grandi fondi globali: il confronto relativo europeo. “L’Italia non viene più valutata nel vuoto, ma contro Francia e Germania. La Francia paga un premio di rischio crescente per deficit strutturalmente elevati e instabilità politica, anche dopo il passaggio della manovra finanziaria. La Germania ha scelto di usare in modo esplicito il bilancio pubblico per finanziare investimenti e difesa, aumentando il fabbisogno di emissioni” osserva ancora Debach. “In questo contesto, il Btp offre rendimenti più elevati con una narrativa di rischio che appare più stabile.
Non è un caso se lo spread Oat-Bund si è ristretto da 72 punti base di un anno fa agli attuali 57,6, mentre lo spread Btp-Bund è sceso da 111,6 a circa 61 pb (ai minimi da quel tragico 2008 del fallimento di Lehman Brothers) , e neppure se in alcune sedute il decennale italiano ha reso meno dell’omologo francese. Secondo alcuni economisti lo spread nel 2026 potrebbe arrivare a 50-60 punti base per l‘Italia e 30-40 per la Spagna, grazie alla risalita dei rendimenti tedeschi in area 3%, il massimo dal 2011. L’Italia, nel frattempo, ha visto migliorare nel complesso il fabbisogno dello Stato lo scorso anno. La Germania diventerà il principale attore nei mercati primari dell’area euro nel 2026, con un’emissione netta superiore a 140 miliardi e lorda superiore a 350 miliardi, dicono gli analisti.
Le promozioni delle agenzie di rating
“A rafforzare questo quadro contribuisce anche il fattore politico” dice Debach. “L’Italia gode oggi di una stabilità superiore rispetto ad altri grandi Paesi dell’eurozona, con un orizzonte politico che arriva fino alle elezioni del 2027″. E questo è un elemento che riduce l’incertezza percepita dagli investitori internazionali. S&P Global ha recentemente alzato l’outlook dell’Italia da stabile a positivo, confermando il rating BBB+. Un segnale che si inserisce in una sequenza di revisioni favorevoli di cui il Paese beneficia anche sul piano reputazionale. La prossima tappa potrebbe essere il rinetro dell’Italia nella classificazione A.
“Questa evoluzione non è solo figlia dei rendimenti elevati. Il rendimento è l’effetto finale, non la causa primaria. La causa è la percezione di controllabilità del rischio” sottolina l’analista di eToro. “Oggi il Btp entra nei portafogli per costruzione e non più solo per scommessa. La domanda non è più perché il mercato compra Btp, ma cosa dovrebbe accadere perché smettesse di comprarli. E finché la risposta resta vaga, condizionata a shock esterni più che a errori interni, il messaggio di questa asta è chiaro. Il debito italiano oggi non chiede fiducia, la sta monetizzando”.
Che emissioni attendersi nel 2026 in Italia?
Intanto gli analisti fanno previsioni sulle prossime emissioni di quest’anno: avanti tutta sulle emissioni retail, scadenze medie in allungamento con l’ipotesi di riaprire il capitolo dei matusalem bond a 50 anni, e occhio alle opportunità anche sulle emissioni in valuta estera come il dollaro, per rispondere all’interesse degli investitori globali sul debito italiano.
Nei primi mesi del 2026 il Ministero dell’Economia tornerà sul mercato con un piano di collocamenti di ampia portata, per un ammontare minimo stimato in 38 miliardi di euro. La programmazione, resa nota dal dicastero di Via Venti Settembre, prevede il ricorso a diverse tipologie di Btp: strumenti a brevissima scadenza e titoli triennali per circa 9 miliardi ciascuno, affiancati da emissioni a medio termine con Btp quinquennali e settennali per 10 miliardi rispettivamente.
Molti titoli in scadenza ma anche minor fabbisogno del settore statale
La dimensione delle emissioni 2026 sarà fortemente influenzata sia dalle scadenze dei titoli attualmente in circolazione sia dalle esigenze di finanziamento dello Stato. Al netto dei Bot, i rimborsi attesi per que’anno si aggirano intorno ai 256 miliardi di euro. Invece il fabbisogno del settore statale dell’anno 2025 si stima pari a 125.500 milioni (nel 2024 era pari a 125.083 milioni e presenta un miglioramento rispetto alle previsioni contenute nel Documento Programmatico di Finanza Pubblica (circa 127.200 milioni), con un avanzo a dicembre salito a oltre 11,7 miliardi dai 7,8 dello stesso mese 2024.
Le famiglie e le imprese italiane sempre più protagoniste nell’acquisto di Bot e Btp. Ad agosto 2025 detenevano 442,4 miliardi di euro di debito pubblico italiano, pari al 14,4% del totale di 3.081 miliardi (3.080,9 a settembre), quasi il doppio rispetto al minimo del 7,9% registrato nel 2021. Potrebbe invece passare in secondo piano il Btp Italia, molto ricercato negli ultimi anni dai piccoli risparmiatori, per via del suo aggancio con l’inflazione che è attesa in calo. Al contrario, il Btp Valore potrebbe premiare ancora, dicono gli analisti.
Per il Fondo Monetario il debito italiano salirà fino al 2027, poi invertirà la marcia
Occhio ovviamente anche al livello monster del debito pubblico italiano. Il Fondo Monetario Internazionale nel Fiscal Monitor ha segnalato lo scorso ottobre che il debito pubblico globale potrebbe salire sopra il 100% del Pil entro il 2029, raggiungendo il livello più alto dal 1948, appena terminata la Seconda Guerra Mondiale. Il Fondo ha indicato Canada, Cina, Francia, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti come i “Paesi con un debito elevato ma con rischi di bilancio moderati“. Nello specifico, per l‘Italia il Fondo prevede un debito al rialzo fino al 2027, dopodiché si assisterà a una diminuzione. Quest’anno si attesterà al 136,8%, per poi aumentare al 138,3% nel 2026 e al 138,5% nel 2027. Si registrerà un calo al 137,9% nel 2028 e un’ulteriore diminuzione al 137,3% nel 2029. Poi ancora, al 137,0%, nel 2030. Il deficit è invece stimato quest’anno al 3,3% del Pil e atteso scendere al 2,8% nel 2026: continuerà poi a calare negli anni successivi fino a toccare il 2,3% nel 2027 e il 2,5% nel 2030.