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Borse: riflettori su bond, petrolio e manovra

Prevale la cautela sui listini azionari asiatici, dopo il balzo di ieri – Vola lo yuan; obbligazioni cinesi: che affare – Rimbalzano Apple e Boeing – Scende lo spread, ma Goldman Sachs vede recessione per l’Italia – Banco Bpm stringe l’asse con il Creit Agricole – Npl, Intesa ratifica l’accordo con Intrum – Fca vuole una banca Usa

Borse: riflettori su bond, petrolio e manovra

Il rally del sollievo, innescato dalla tregua tra Stati Uniti e Cina ha già perso parte della sua spinta propulsiva. Stamane scendono le Borse dell’Asia, mentre si moltiplicano gli inviti alla prudenza dei big della finanza in vista di un 2019 contrastato, come segnala la discesa dei rendimenti dei bond governativi e l’appiattimento della curva dei tassi. Il decennale degli Stati Uniti è sceso a 2,95%, minimo degli ultimi due mesi e mezzo, lo spread tra il rendimento del biennale e del decennale è sceso a 13 punti base, minimo dal 2007. Si è già invertita intanto la curva tra i titoli a 3 e a 5 anni, a conferma che gli operatori, più che al prossimo rally di Natale si stanno rifugiando nel porto sicuro delle obbligazioni.

Ma le nuvole, per ora, sono state ricacciate indietro dalla tregua tra Donald Trump e Xi Jingping, benedetto dal rialzo a Wall Street di auto e tecnologia, mentre risolleva la testa lo yuan. All’appello potrebbe aggiungersi l’Eurozona se venisse disinnescata la mina della manovra italiana e della Brexit. I riflettori, però, in questi giorni sono concentrati su Vienna, teatro giovedì dell’assemblea Opec, l’ultima cui parteciperà il Qatar che ha annunciato l’uscita dal cartello sotto il controllo dei “nemici” dell’Arabia Saudita. Il greggio Brent ha chiuso ieri sera in rialzo del 5%, questa mattina è scambiato a 62,4 dollari il barile (+1%).

VOLA LO YUAN. OBBLIGAZIONI CINESI, CHE AFFARE

Prevale la cautela sui listini azionari asiatici, dopo il balzo di ieri. Dopo sette giorni consecutivi di rialzo, la Borsa del Giappone va giù: Nikkei -1,7%. In lieve calo anche i mercati azionari della Cina (Hong Kong -0,3%, Shanghai -0,1%).

Prosegue con grande vigore il recupero della valuta cinese: tra ieri e oggi, il cross dollaro yuan ha perso quasi il 2%, a 6,84, una variazione così ampia in due giorni non capitava da undici anni.

Si accentua la corsa ai titoli di Stato di Pechino: il rendimento del decennale è sceso al 3,33%.

RIMBALZANO APPLE E BOEING

In grande fermento ieri Wall Street sostenuta dal rally dei titoli più legati all’export (Boeing +3,8%, Caterpillar +2,4%) ed al rimbalzo di Apple (+3,8%), dopo lo scampato (per ora) pericolo dei dazi sull’iPhone prodotto in Cina.

Rialzi superiori al punto percentuale per gli indici principali: Dow Jones +1,13%, S&P 500 +1,09%. In Nasdaq avanza dell’1,51%.

Da Guinness dei primati il balzo di Tesaro, specialista nei prodotti antitumorali, in volo del 58,5% dopo l’acquisto da parte di Glaxo.

In grande evidenza anche il comparto energia (+2,3%). A Piazza Affari Eni +2,2%, Saipem +6% e Tenaris +3,6%.

BUENOS AIRES E PACE CON BRUXELLES SPINGONO MILANO

Stamane l’euro si apprezza a 1,137 su dollaro nell’attesa di un’evoluzione positiva dei dossier più caldi: a Londra, dove oggi inizia in dibattito parlamentare sulla Brexit, crescono per i bookmker le scancs di Theresa May. A Bruxelles l’Ecofin misura le intenzioni del governo italiano di raggiungere un’intesa con Bruxelles sulla manovra.

L’effetto Buenos Aires ha intanto galvanizzato le Borse del Vecchio Continente più della stessa Wall Street. La tregua sui dazi è destinata a favorire le economie più votate all’export, a partire dalla locomotiva tedesca. Anche Piazza Affari ha preso il volo nonostante indicazioni macro tutt’altro che rassicuranti: l’indice pmi sulle aspettative dei direttori degli acquisti delle aziende manifatturiere, è sceso in novembre per il quinto mese consecutivo, il calo a 48,6 punti, da 49,2 di ottobre, è stato più pesante delle previsioni.

MA GOLDMAN SACHS VEDE RECESSIONE

Ancora più tristi le “profezie” di Goldman Sachs per l’anno prossimo: per il Bel Paese il broker prevede la discesa in recessione. “Sulla manovra finanziaria – si legge – le cose potrebbero peggiorare prima di vedere un miglioramento”. La crescita italiana? Solo lo 0,6%. Ma la domanda-chiave, continua il report, “è quanta pressione sarà necessaria per indurre ad una marcia indietro politica”. I tempi non sono ancora maturi, a giudicare dai precedenti: in Portogallo la svolta è arrivata dopo che lo spread ha superato i 400 punti base.

Milano, incurante di questi segnali, torna ad essere la regina dei listini. Con un balzo del 2,26%, Piazza Affari ha chiuso a 19.622 punti. È slittato a mercoledì l’avvio della discussione generale sulla legge di bilancio.

Tutti i listini europei hanno chiuso in terreno positivo: Francoforte +1,88%; Parigi +1%; Madrid +1,16%; Londra +1,23%.

SCENDE LO SPREAD, TESORO IN MOVIMENTO ENTRO L’ANNO

In attesa di lumi sulla riunione dell’Eurogruppo, il mercato obbligazionario italiano ha scommesso sul possibile compromesso tra Roma e Bruxelles su una riduzione del target del deficit/Pil previsto nella legge di bilancio italiana dell’anno prossimo.

Lo spread tra Btp e Bund decennali è sceso in seduta fino a 280 punti base, 11 pb sotto il livello di chiusura di venerdì, per poi riallargarsi marginalmente nel finale.

La Bce ridurrà all’11,8%, dall’attuale 12,31%, l’incidenza dell’Italia all’interno dell’eurosistema. Le nuove quote entreranno in vigore dal 1° gennaio 2019. La decisione dipende dall’adeguamento quinquennale in relazione ai dati relativi alla popolazione e al Pil di ogni singolo Paese forniti dalla Commissione europea.

Il Tesoro italiano sta valutando di condurre entro fine anno operazioni di riacquisto o concambio di titoli di Stato per ridurre i picchi delle scadenze del 2019, tra cui spicca settembre, quando dovranno essere rimborsati titoli per oltre 40 miliardi.

L’anno prossimo il Tesoro dovrà rifinanziare titoli per 400 miliardi.

BANCO BPM STRINGE L’ASSE CON IL CREIT AGRICOLE

In grande evidenza a Piazza Affari i titoli bancari. Guida la corsa Banco Bpm (+6,29%), premiata dal rating buy da parte di Ubs, Deutsche Bank ed Equita Sim (target a 2,90 da 2,40). Due le novità di rilievo: il rafforzamento della partnership con Crédit Agricole nel credito al consumo (effetto positivo di 80 punti sui ratio patrimoniali); le trattative per la cessione di sofferenze per 7,8 miliardi.

NPL, INTESA RATIFICA L’ACCORDO CON INTRUM

In grande evidenza anche Intesa San Paolo +3,15%, La banca ha siglato ieri l’intesa con Intrum che segna la riduzione di circa 11 miliardi di euro dello stock dei crediti deteriorati.

Brindano anche gli altri istituti: Bper +4,61%, Unicredit +3,02%. Schizza Mps (+ 9,94%).

IL MERCATO PROMUOVE I TARGET DI BANCA GENERALI

In forte rialzo Banca Generali (+4%) che ha presentato i target del biennio 2019-2021, apprezzati dal mercato. In particolare, la raccolta netta al 2021 è vista uguale o superiore ai 14 miliardi di euro, con masse attorno ai 76-80 miliardi. È stata inoltre confermata la politica dei dividendi con payout a 70-80% (floor in linea con la cedola 2017).

FCA VUOLE UNA BANCA USA. BOOM DI JEEP E RAM

La notizia che la Cina ha accettato di ridurre e rimuovere i dazi sulle auto prodotte in Usa ha messo le ali a Fiat Chrysler (+3,5%), già sostenuta dalla scelta di Fitch di promuovere la società a investment grade ( da BB a BBB-). Secondo gli analisti di Fidentis, anche S&P e Moody’s potrebbero adottare la stessa decisione. A favorire il rally è stato però soprattutto l’aumento delle vendite sul mercato Usa a novembre: +17% grazie alle ottime performance dei marchi Jeep e Ram, che ha messo a segno il miglior novembre della storia con un incremento del 44% a 57.970 veicoli.

In Italia invece il gruppo ha registrato un calo delle immatricolazioni del 9,9% a 35.444 veicoli ma la quota di mercato sale al 24,12% dal 23,4% del mese precedente.

Il gruppo ha deciso di stringere i tempi per acquisire una propria divisione bancaria in Usa. Secondo Bloomberg potrebbe essere acquisita Exeter Finance, società che offre servizi finanziari legati al settore auto oppure potrebbe essere esercitata l’opzione su Chrysler Capital gestita da Bance de Santander. Lo sbarco nella finanza Usa, approvato da Mediobanca, comporterà l’esborso di un miliardo di dollari.

La tregua sui dazi ha galvanizzato anche Cnh Industrial +6,4% e altri titoli automotive, come Brembo e Pirelli, entrambi +3,6%, e Ferrari +1,7% così come i titoli tech: Stm +6,02%, Prysmian +5,1%. Leonardo sale del 2,66%.

D’AMICO IN RALLY, PARMALAT DÀ L’ADDIO ALLA BORSA

Unici titoli a chiudere in negativo sul paniere principale sono stati Tim (-0,03%) e Atlantia (-0,94%).

Da segnalare nel resto del listino D’Amico (+14,39%): Kepler Cheuvreux ha alzato la raccomandazione da hold a buy, con prezzo obiettivo salito da 0,11 a 0,2 euro.

Parmalat si prepara a lasciare la Borsa. Sofil, la finanziaria controllata da Lactalis, ha rilevato il 6,175% del capitale salendo così al 95,8% e ha annunciato che “non intende procedere al ripristino di un flottante sufficiente ad assicurare il regolare andamento delle negoziazioni delle azioni ordinarie”.

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