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Borse 6 febbraio: il profit warning mette ko Stellantis che crolla e frena Piazza Affari. Rimbalzano oro e argento

Il tracollo di Stellantis (-25%) frena anche Piazza Affari malgrado la buona performance delle banche. Europa tonica. Materie prime volatili ma petrolio, oro e argento rialzano la testa

Borse 6 febbraio: il profit warning mette ko Stellantis che crolla e frena Piazza Affari. Rimbalzano oro e argento

La settimana si chiude in maniera tendenzialmente positiva per i mercati finanziari, dopo qualche giorno di apprensione. Il caso del giorno per quanto riguarda l’Italia è però il capitombolo di Stellantis, che perde un quarto del proprio valore in Borsa: -25,17% a 6,111 euro per azione. A pesare sul titolo sono vari fattori, ad incominciare dal profit warning con una perdita netta tra 19 e 21 miliardi di euro attesa per il secondo semestre, poi i maxi oneri da 22,2 miliardi per reimpostare il business più ampi del previsto, le guidance 2026 peggiori delle attese e la sospensione del dividendo a causa dei risultati, il tutto mentre gli analisti si attendevano che “rimanesse almeno una cedola simbolica”. A poco sono serviti gli spiragli positivi, come il fatto che le consegne consolidate globali sono viste in rialzo del 9% a 1,5 milioni di unità nel quarto trimestre e dell’11% a 2,8 milioni nel secondo semestre. E nemmeno le rassicurazioni di un Ceo stimato dal mercato come Antonio Filosa sono state sufficienti.

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Nonostante questo, l’indice Ftse Mib riesce a non andare in rosso ma viene senza dubbio rallentato, chiudendo col +0,13% poco sotto i 46.000 punti, mentre decisamente meglio fanno altri listini europei come Parigi +0,45% e Francoforte +0,9%, per non parlare di Wall Street che letteralmente chiude la settimana in modo trionfale: dopo un paio di sedute disastrose soprattutto per i titoli del tech, oggi l’indice Dow Jones rimbalza dell’1,8% alle ore 17h30 nostre, e il Nasdaq composite dell’1,4%. Ottima la reazione di Nvidia che viaggia sul +6,6%, Tesla +3,3%, Apple -1,2%, Microsoft +1%, recupera persino il Bitcoin che sembrava in una spirale negativa senza fine e invece oggi riguadagna un 2% che lo riporta in zona 70.000 dollari. Malissimo al contrario Amazon, che cede l’8% dopo l’annuncio di un ulteriore maxi investimento da 200 miliardi di dollari sull’Intelligenza artificiale: è da qualche mese che gli investitori temono l’all in sull’AI non porti i frutti sperati e a farne le spese oggi in Borsa è il colosso di Jeff Bezos. Il dollaro infine torna a deprezzarsi rispetto all’euro, col cambio oggi di nuovo a quota 1,18.

Tornando a Piazza Affari, oltre a quello di Stellantis si segnalano altri cali significativi come quelli di Ferrari -1,5%, Recordati -1,7%, Diasorin -1,5%, mentre sono diversi i titoli che tengono a galla il Ftse Mib, ad incominciare da Prysmian +3,6%, Buzzi +2,7%, Telecom Italia +2,6% ed Eni +2% grazie anche alla ripresa del petrolio, di cui beneficia pure Saipem +1%. Bene le banche: Bper la migliore +2,3%, Unicredit +1,3%, Mediobanca +2,2%, Intesa Sanpaolo +1,1%. Fiacca Enel -0,08% nel giorno dei conti, con l’utile netto sopra le stime e i conti che in generale vanno bene soprattutto grazie alle attività estere. Risale lo spread Btp Bund ma non pericolosamente: ormai siamo stabilmente e tranquillamente nell’area dei 60 punti base o poco sopra, come oggi che il differenziale si staglia a 63 punti base, con il rendimento del nostro Btp decennale di riferimento al 3,47%. Da segnalare che anche lo spread Oat-Bund, cioè quello tra titoli francesi e tedeschi, sale in zona 60 punti base.

Materie prime: come detto si riprende il petrolio ma niente di trascendentale, mentre rimbalzano in percentuale più consistente, ma ancora lontani dai massi raggiunti nelle ultime settimane, oro e argento. Il Brent guadagna oltre l’1% superando agevolmente i 68 dollari al barile, mentre il Wti crude oil è più timido e sembra soltanto rasentare quota 64 dollari al barile. L’oro oggi fa sul serio e riavvicina la fatidica soglia dei 5.000 dollari l’oncia, rimanendovi però sotto quando in Italia chiude la Borsa. Rivede gli 80 dollari l’oncia pure l’argento che nell’ultima seduta della prima settimana di febbraio recupera quasi l’8% dopo il crollo degli ultimi giorni.

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