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Borse 4 dicembre: a Piazza Affari Stellantis ancora in volo mentre Mps ricasca e lo spread Btp-Bund consolida quota 70

L’effetto Filosa fa correre il titolo Stellantis per il secondo giorno. Dopo il rimbalzo di ieri Mps torna in forte ribasso. Lo spread conferma quota 70 come non si vedeva dal 2009. Scivola l’argento

Borse 4 dicembre: a Piazza Affari Stellantis ancora in volo mentre Mps ricasca e lo spread Btp-Bund consolida quota 70

Le borse europee chiudono oggi una seduta improntata a un timido ottimismo sulle attese di un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve e spinte dal settore auto, dopo il sostegno del presidente Usa Donald Trump ai motori a benzina. Francoforte ha dettato il ritmo con i titoli delle quattro ruote e chiude in rialzo dello 0,89%, anche se Madrid fa ancora meglio è guadagna lo 0,93%. Parigi sale dello +0,43%, Londra lo 0,19%. S’incupisce Amsterdam -0,2% a fine corsa. 

Milano si apprezza dello 0,32% a 43.519 punti base. La debolezza di utility e banche si contrappone al nuovo balzo di Stellantis (+3,58%) e al progresso di altri titoli industriali.  I mercati europei hanno trovato una sponda nell’avvio intonato di Wall Street, dopo il viatico di Tokyo (Nikkei +2,33%), ma al momento la borsa americana temporeggia sulla parità anche alla luce di nuovi dati sul lavoro.

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Intanto scende il dollaro e si rafforza lo yen nella prospettiva che le banche centrali di Usa e Giappone, questo mese, prendano direzioni opposte. La Fed dovrebbe tagliare i tassi di un quarto di punto, mentre la BoJ potrebbe alzarli, dopo aver mantenuto una politica ultra accomodante molto più a lungo delle sue principali colleghe nel globo a partire da Bce e Fed. Sul fronte geopolitico, restano sotto osservazione le trattative di pace in Ucraina, al momento in fase di stallo.

Piazza Affari brilla Stellantis, Mps però torna in rosso 

Stellantis è nuovamente tra i leader del principale listino di Piazza Affari, galvanizzata – insieme ai titoli di altre case d’auto – dall’idea di Trump di ridurre gli standard sull’efficienza dei consumi di carburante, con l’effetto di rendere più semplice il commercio di auto a benzina. A dare tono al titolo in questi giorni hanno contribuito le promozioni di alcuni analisti.

Con uno scatto finale però a prendere la vetta del listino è Interpump, +3,91%, in una sorta di canto del cigno visto che il titolo lascerà il posto a Fincantieri (+3,55%) sul Ftse Mib in occasione della prossima revisione trimestrale. Le azioni dell’azienda di cantieristica oggi hanno beneficiato di un accordo di cooperazione industriale in Bahrain con Asry. Secondo Equita l’intesa apre la strada a un ingresso del gruppo nel mercato del Bahrain, rafforzando la presenza nella strategica regione del Medio Oriente.

Un’altra big cap tonica è Stm, +3,49%, in un settore europeo dei semiconduttori che beneficia di indiscrezioni Bloomberg secondo cui la cinese Cambricon Technologies vuole triplicare la produzione di chip nel tentativo di prendere il posto di Nvidia nel mercato cinese dell’intelligenza artificiale. Il comparto guarda poi alla possibile quotazione di Anthropic a Wall Street. 

I progressi del petrolio stimolano i titoli oil come Saipem +2,88%. Il settore bancario è contrastato. Torna il rosso per le novelle spose Mps -1,2% e Mediobanca -1,13%. Arretra anche Banco Bpm -1,02%, mentre Intesa sale dello 0,64% e Unicredit dello 0,44%. Tra le utility la peggiore è Italgas -1,58%. Segno meno per Campari -1,33%.

Spread resta intorno ai minimi da 15 anni

Per la carta italiana la seduta è moderatamente negativa, ma lo spread tra  Btp e Bund, entrambi di durata decennale, resta intorno ai minimi da 15 anni a 70 punti base. Salgono leggermente i tassi, rispettivamente al 3,47% e 2,77%.

Il dollaro perde terreno e lo yen avanza

Il dollaro, osserva Reuters, si sta dirigendo verso il suo il più grande calo annuale da quando la grande crisi finanziaria ha iniziato a devastare i mercati mondiali e ha portato a tagli nei tassi di interesse statunitensi nel 2007. Il cambio con l’euro è piatto (1,17), ma il biglietto verde arretra  ulteriormente contro lo yen dello 0,4% a per un cambio di 154,67.

Da un lato il mercato guarda al probabilissimo taglio dei tassi da parte della Fed, dall’altra si interroga su cosa farà la BoJ, dopo che il governatore giapponese Kazuo Ueda ha accennato ai pericoli dell’inflazione e dello yen debole affinché il primo ministro Sanae Takaichi venga a più miti consigli. La premier, l’anno scorso, aveva definito “stupidi” gli aumenti dei tassi a dicembre previsti nel piano della banca.

Sul fronte Fed si guarda inoltre al prossimo numero uno, che Trump dovrebbe rivelare a gennaio. Gli investitori obbligazionari hanno espresso al Tesoro degli Stati Uniti la preoccupazione che Kevin Hassett, il papabile principale, possa perseguire tagli aggressivi dei tassi per allineare maggiormente la politica monetaria alle preferenze del tycoon. Dalla pagina macro esce oggi la sorpresa delle richieste settimanali di sussidi alla disoccupazione, scese di 27mila a 191mila, contro attese di 220mila.

A novembre inoltre i licenziamenti annunciati sono stati oltre 71mila (+24% su base annua, ma -53% rispetto a ottobre). Tre le materie prime: si conferma ben comprato il petrolio, anche se i prezzi non si schiodano molto dalle ultime quotazioni: Wti 59,45 dollari al barile (+0,85%) e Brent 63,11 dollari al barile  (+0,7%). È piatto l’oro, consegna immediata: 4206,85 dollari l’oncia.

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