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Borse 16 gennaio: forti perdite dell’argento, risale il petrolio. Milano in rosso sullo scontro Lovaglio-Caltagirone, debole Wall Street

Argento, palladio e platino in calo di oltre il 5%, molto meno per oro e rame, in rialzo il petrolio. Listini azionari a due facce. A Milano la bagarre sul futuro dell’Ad Lovaglio provoca il netto ribasso di Mps e Mediobanca

Borse 16 gennaio: forti perdite dell’argento, risale il petrolio. Milano in rosso sullo scontro Lovaglio-Caltagirone, debole Wall Street

Il tema del giorno è ancora una volta l’improvviso cambio di marcia delle materie prime, soprattutto di quell’argento che è stato l’indiscusso protagonista degli ultimi mesi del 2025 e di questo inizio di anno. Qualcuno inizia a chiedersi se il rally dei beni rifugio, come anche quello dell’oro, sia stato una bolla o se – più probabilmente – siamo di fronte a fisiologiche prese di beneficio. Di certo va registrato che, dopo aver toccato il record sfondando quota 90 dollari l’oncia, oggi il silver vale meno di 88 dollari. Anche l’oro perde qualcosa portandosi sotto quota 4.600 dollari l’oncia, mentre rimanendo in tema di commodities i segnali distensivi tra Usa e Iran ridanno fiato al petrolio, con il Brent che torna sopra i 64 dollari al barile e il Wti crude di New York che avanza dell’1% riavvicinando quota 60 dollari.

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La Groenlandia continua a tenere banco: Trump minaccia dazi contro i Paesi Ue

Ma mentre oggi si può parlare con relativo ottimismo di quanto succede a Teheran, tutt’altro che distesa è invece la situazione in Groenlandia, dove alcuni Paesi europei – la Francia in prima linea – stanno già inviando una presenza militare per mandare un chiaro messaggio al presidente americano Donald Trump e alle sue intenzioni di annettere un territorio che appartiene alla Danimarca, e dunque all’Unione europea e dunque alla Nato. Il tycoon però sembra motivato più che mai, continua a non escludere un intervento militare mordi e fuggi in stile Venezuela mentre i suoi uomini, il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio trattano con i ministri danesi. L’ultima novità è che ora Washington potrebbe giocarsi la carta dei dazi per “convincere” gli alleati europei a non intromettersi troppo nella faccenda: “Dazi contro chi non si adegua alla nostra linea”, ha tuonato Trump. Intanto il nostro ministro degli Esteri Antonio Tajani ha fatto sapere che non crede ad un’azione militare Usa e che in ogni caso l’Italia non manderà soldati.

A Piazza Affari va in scena lo scontro tra l’Ad di Mps Lovaglio e Caltagirone

In questo scenario di tensione i mercati non possono che uscirne destabilizzati: Wall Street apre bene ma poi si indebolisce, con il Dow Jones poco sotto la parità e il Nasdaq poco sopra, in una seduta in cui i titoli tecnologici per ora non hanno molto da dire. Ancora peggio va all’Europa e soprattutto a Piazza Affari, che non perde in fin dei conti così tanto (-0,11% a 45.800 punti) ma che registra il tonfo pesante di Mps -4,2% e Mediobanca -3,5%, appesantite dal braccio di ferro sulla conferma dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio a capo del Monte dei Paschi. Scrive il Financial Times che si sta consumando un vero e proprio scontro tra Lovaglio e l’azionista Gaetano Caltagirone. La bagarre influisce negativamente sull’intero settore bancario: Intesa Sanpaolo -1%, Banco Bpm -0,5%, Banca Pop Sondrio -0,3%. Si salva solo Unicredit +0,4%. La Groenlandia e il “Piano Artico” portano invece bene alle aziende italiane coinvolte e quotate in Borsa: Eni +0,8% nel settore energetico, Leonardo +1,7% nella difesa, Fincantieri +3,2% nella subacquea ed Enel Green Power (Enel +1,2%) nella geotermia.

Borse europee, spread e euro-dollaro

Nel resto del continente Francoforte in rosso, Parigi ancora peggio col -0,8%, Londra poco sotto la parità e Madrid che invece in controtendenza guadagna lo 0,2%. Per quanto riguarda l’aggiornamento sullo spread Btp-Bund, l’ultima seduta della settimana ci segnala un ulteriore ritocco al ribasso, con il differenziale che sembra assestarsi sotto quota 60 a 58 punti base, col rendimento del Btp decennale che però resta pressoché stabile sul 3,42%. L’euro si deprezza leggermente rispetto al dollaro Usa e scende di poco sotto il cambio a 1,16.

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