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Borsa, l’annuncio della riforma Renzi fa volare le Popolari

La riforma delle banche popolari annunciata venerdì dal premier ha scatenato l’entusiasmo in Borsa: Bper, Bpm, Banco Pop e Ubi guadagnano tutte oltre il 6% – Il provvedimento, inserito nell’ “Investment compact”, aumenterebbe la contendibilità e faciliterebbe le fusioni: le più probabili quelle tra Bpm e Bper e tra Banco Popolare e Veneto Banca.

Borsa, l’annuncio della riforma Renzi fa volare le Popolari

La settimana di Borsa comincia con una pioggia di ordini sui titoli delle Popolari, che faticano a fare prezzo. In apertura di seduta a Piazza Affari Bper, Bpm, Banco Popolare e Ubi guadagnano tutte tra il 6 e l’8,4%, dopo aver sfiorato, nel caso di Banco Pop, anche il +10% nei primissimi minuti di contrattazioni.

A scatenare l’entusiasmo del mercato è la riforma delle banche popolari annunciata da Matteo Renzi, provvedimento che potrebbe rilanciare le ipotesi di aggregazione tra Bpm e Bper, le scelte del Banco Popolare (+4,3% venerdì) e il ruolo di aggregatore di Ubi. Ma soprattutto, eliminando per le maggiori Popolari il controverso voto capitario (Una testa, un voto, a prescindere dall’entità delle azioni detenute), aumenterebbe notevolmente la contemdibilità delle principali Popolari.

Tutte queste novità saranno contenute nel Dl investimenti, il cosiddetto “Investment compact”, che è atteso in Consiglio dei ministri domani: il premier ha per ora solo lasciato intendere che si tratterà di misure di razionalizzazione e semplificazione.

In particolare, come detto, questo intervento, calkdeggiato dalla Banca d’Italia e atteso da decenni andrebbe ad aprire scenari di fusioni e di consolidamento del settore fino a ora congelati in attesa degli stress test e del varo della vigilanza unica Bce e della presentazione dell’auto riforma del comparto. Proprio per questo motivo c’è tensione sul tema, anche all’interno della stessa maggioranza di governo: una parte del Pd preferirebbe infatti un confronto parlamentare a febbraio, dopo l’elezione del Presidente della Repubblica.

Si tratta comunque di una materia altamente infiammabile: il primo tentativo di razionalizzare le Popolari annullando almeno per le quotate il voto capitario risale addirittura al 1198 con laprima bozza di Tuf elaborata dall’allora direttore generale del Tesoro Mario Draghi che nella versione definitiva del nuovo Testo unico della finanza fu costretto ad eliminare la norma. Negli anni scorsi numerosi sono stati i tentativi dei Governi e del Parlamento di riformare le Popolari ma una lobby trasversale molto agguerrita ha sempre bloccato sul nascere ogni speranza di modernizzazione e di ridimensionamento del voto capitario almeno per le banche popolari più grandi e quotate in Borsa. Ecco perchè, al di là del prevedebile entusiasmo iniziale della Borsa, la scommessa resta aperta e quanto mai incerta e occorrerà tempo per vederne i reali risultati. Il fatto che coraggiosamente Matteo Renzi voglia però giocare anche questa partita è una novità che testimonia che finalmente in Italia qualcosa si muove anche per la finanza.

Oltre alla probabile fusione Bper-Bpm, sulla scena arriverebbe anche anche quella tra Banco Popolare e Veneto Banca, ma candidati all’aggregazione sono anche la Popolare Vicenza e Banca Etruria, quest’ultima alle prese peraltro con un articolato piano di ristrutturazione a causa degli alti crediti deteriorati che prevede, secondo la Fiba Cisl, 410 esuberi, ovvero 1 dipendente su 4 del gruppo proprio per renderla più appetibile ad aggregazioni. Non è escluso inoltre che anche le due spa più “malate” del sistema bancario, Carige e Mps, vengano coinvolte nel riassetto. 

A proposito di Mps, ci vorranno intanto due settimane per avere un esito definitivo delle trattative dell’istituto senese con i vertici della Vigilanza Europea guidata da Danielle Nouy. Nell’attesa di Mario Draghi le banche vivono dunque in un clima di crescente fibrillazione. Venerdì c’è stato anche l’allarme sulla scia di indiscrezioni secondo le quali due banche greche sarebbero state in difficoltà. L’euforia da Quantitative easing ha però cancellato le preoccupazioni e le banche a Piazza Affari hanno messo a segno sostanziosi rialzi: Unicredit è salita del 2,8%, Intesa +1,4%. Oggi Unicredit apre in ulteriore rialzo (+1,5%), mentre Intesa è sostanzialmente piatta a 2,504 euro.

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