Banche centrali ferme, ma in stato d’allerta massima. Dopo la Fed, anche la Banca centrale europea e la Bank of England hanno lasciato i tassi invariati. Nell’Eurozona il tasso sui depositi resta dunque al 2%, il tasso sui rifinanziamenti principali rimane al 2,15%, quello sui prestiti marginali al 2,40%. Nel Regno Unito il bank rate resta 3,75%.
“I rischi al rialzo per l’inflazione e i rischi al ribasso per la crescita si sono intensificati. Il Consiglio direttivo si impegna a definire la politica monetaria in modo da assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine”, si legge nella nota della Bce. La decisione sui tassi “è stata unanime” ma nella riunione si è discusso a lungo su varie opzioni fra cui un rialzo“, ha rivelato la presidente della Bce, Christine Lagarde nella consueta conferenza stampa post riunione.
Lagarde: “Guerra in Medio Oriente ha causato brusco incremento delle quotazioni energetiche”
Proprio questa mattina l’Eurostat ha reso noto che nell’area euro, l’inflazione annua dovrebbe attestarsi al 3% ad aprile 2026, in aumento rispetto al 2,6% di marzo. Su base mensile l’aumento è stimato nell’ordine dell’1%, mentre analizzando le principali componenti, si prevede che il settore energetico registrerà il tasso annuo più elevato ad aprile (10,9%, rispetto al 5,1% di marzo), seguito dai servizi (3,0%, rispetto al 3,2% di marzo), alimentari, alcolici e tabacco (2,5%, rispetto al 2,4% di marzo) e beni industriali non energetici (0,8%, rispetto allo 0,5% di marzo).
“Il conflitto in Medio Oriente – ha spiegato la Banca centrale – ha causato un brusco incremento delle quotazioni energetiche, sospingendo al rialzo l’inflazione e gravando sul clima di fiducia. Le implicazioni della guerra per l’inflazione a medio termine e l’attività economica dipenderanno dall’intensità e dalla durata dello shock sui prezzi dell’energia nonché dalla portata dei suoi effetti indiretti e di secondo impatto”, ha detto la numero uno dell’Eurotower.
“Più a lungo continuerà la guerra e più a lungo i prezzi dell’energia resteranno elevati, maggiore sarà il probabile impatto sulle misure più ampie dell’inflazione e sull’economia”, ha proseguito Lagarde.
Lagarde: “La crescita rallenta, l’incertezza è alta, pressione su catena forniture”
“I sondaggi indicano un rallentamento della crescita, mentre consumatori e imprese sono diventati meno fiduciosi riguardo al futuro da quando è iniziata la guerra”, ha spiegato la presidente della Banca Centrale Europea, nel corso della conferenza stampa. “Tempi di consegna più lunghi e l’aumento dei prezzi dei fattori produttivi suggeriscono che le catene di approvvigionamento stanno subendo pressioni. In prospettiva, gli elevati costi dell’energia dovrebbero continuare a pesare sui redditi reali, rendendo famiglie e imprese più riluttanti a consumare e investire”. L’economia, ha proseguito Lagarde, si sta allontanando dallo scenario base indicato nelle proiezioni di marzo. Per la crescita “i rischi restano al ribasso” per la crescita. Le misure di bilancio dei governi per far fronte allo shock energetico devono essere “temporanee, mirate e su misura”, ha chiarito, rispondendo alle domande dei giornalisti.
“Il livello di incertezza è tale da richiedere una nuova valutazione nella prossima riunione“, ha proseguito Lagarde, secondo la quale “queste sei settimane saranno il tempo giusto per valutare gli sviluppi, capire in particolare l’evoluzione del conflitto – o anche la sua mancata evoluzione, che sarà di per sé informativa – e prendere una decisione sulla base di informazioni verificate e aggiornate che riceveremo nei prossimi mesi”.
“La guerra in Medio Oriente resta un rischio al ribasso per l’economia dell’area dell’euro, aggravando un contesto globale di politiche economiche già volatile”, ha detto ancora la banchiera. “Una protratta interruzione delle forniture energetiche potrebbe far aumentare ulteriormente i prezzi dell’energia e mantenerli elevati più a lungo di quanto attualmente previsto. Questi fattori eroderebbero i redditi e renderebbero imprese e famiglie più riluttanti a investire e spendere. Il freno alla crescita si intensificherebbe se la chiusura di importanti rotte marittime provocasse gravi carenze di fattori produttivi essenziali, costringendo le imprese dell’area dell’euro a ridurre la produzione”.
Boe: tassi fermi anche nel Regno Unito
Con una maggioranza di 8 a 1, la Bank of England ha votato per mantenere i tassi fermi al 3,75%, ma sta valutando la possibilità di aumentarli per contrastare l’inflazione. Il membro dissenziente ha votato invece per un rialzo di 25 punti base, portando il tasso al 4%. La decisione, ha spiegato l’istituto, arriva in un contesto segnato dall’elevata incertezza sul fronte energetico generata dal conflitto in Medio Oriente. La Boe ha riconosciuto che “la politica monetaria non può influenzare i prezzi dell’energia”, ma che sarà calibrata per garantire che l’aggiustamento economico a tali prezzi avvenga in modo da raggiungere in modo sostenibile l’obiettivo di inflazione al 2%.
Ieri sera, nell’ultima riunione di Jerome Powell da governatore, anche la Fed ha lasciato i tassi invariati per la terza volta consecutiva, mantenendoli al 3,5-3,75%.
