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Banco Bpm: si lavora già sul rinnovo della governance. Possibile lista integrata con Crédit Agricole che vorrebbe 5 consiglieri

A Piazza Meda si lavora già per il rinnovo del cda in programma la prossima primavera. Il socio francese, che oggi esprime due consiglieri, vorrebbe rafforzarsi. Sullo sfondo le possibili nozze con Crédit Agricole Italia

Banco Bpm: si lavora già sul rinnovo della governance. Possibile lista integrata con Crédit Agricole che vorrebbe 5 consiglieri

Mancano ancora mesi, ma a Piazza Meda si lavora già al rinnovo della governance in programma nella primavera del 2026. E, inevitabilmente, gli occhi di tutti sono puntati su Crédit Agricole, primo socio di Banco Bpm con una quota vicina al 20% e che presto  potrebbe ottenere dalla Bce il via libera per salire fino al 29,9%. “Ci stiamo organizzando per restare a lungo termine come primi azionisti”, ha affermato il vice ad Jerome Grivet il giorno della presentazione del nuovo piano industriale

Secondo le indiscrezioni la Banque Verte, che due giorni fa ha riaperto la porta a una possibile fusione tra il Banco e la sua controllata italiana potrebbe voler dire la sua. E stavolta a gran voce. Si parla infatti di una possibile lista integrata, con il socio francese che punterebbe a 4 o 5 candidati su 15 per il nuovo cda del Banco. Oggi sono due: Chiara Mio e Paolo Bordogna. Non solo: l’Agricole potrebbe chiedere anche la presidenza. Cosa che però viene ritenuta abbastanza improbabile, considerati i risultati raggiunti dall’accoppiata Massimo Tononi-Giuseppe Castagna. 

“Un altro punto semmai da affrontare – spiega il Corriere – saranno i requisiti di indipendenza, destinati a decadere per alcuni consiglieri dopo la loro lunga permanenza nell’organo di governo, a cui si aggiungeranno quelli relativi alle quote rosa.

Le parti hanno ancora tempo per trattare e trovare un accordo, che per forza di cose dovrà tenere conto di altri due aspetti: la nuova legge Capitali, che ha riscritto il funzionamento delle liste del cda, rafforzando il ruolo degli azionisti (e dunque in questo caso a tutto vantaggio del socio francese), e le istanze dei soci di minoranza, come le fondazioni e le casse riunite nel patto del 6,5%.

Crédit Agricole Italia sullo sfondo

Sullo sfondo restano le possibili nozze tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, su cui però pende la scure del possibile Golden power (il nodo è ancora una volta Anima), considerando che i francesi hanno affermato a chiare lettere di non voler accettare una una controparte in contanti per il business italiano.

“Ricevuto l’ok Bce, l’Agricole deciderà la quota da acquisire e capiremo meglio quali potrebbero essere le possibilità di una maggiore collaborazione”, ha affermato il ceo del Banco Giuseppe Castagna, mentre il numero uno della banca francese Olivier Gavalda ha detto: “Se Bpm dovesse avvicinarci per una combinazione, la valuteremmo favorevolmente. Ma non accetteremmo di vendere Crédit Agricole Italia in cambio di contanti”.

Sul tavolo c’è anche un’altra opzione, da sempre supportata dall’Ad Castagna, ovvero il tanto agognato terzo polo con Mps che potrebbe diventare realtà dopo l’integrazione di Mediobanca.

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