L’Europa è di nuovo davanti a un bivio. E stavolta, per Fabio Panetta, non basta difendere l’euro dagli shock: bisogna completarne l’architettura istituzionale, rafforzare l’integrazione e mettere al centro una scelta politica. Il governatore della Banca d’Italia, intervenendo a Roma al workshop in memoria di Robert Mundell organizzato con il Cepr e l’Università Luiss, ha ripreso il monito lanciato dal premio Nobel nel 1969: “È tempo che gli europei si sveglino“.
Un richiamo che Panetta considera più attuale che mai. Guerra, rivalità geopolitiche, frammentazione economica, nuove dipendenze strategiche e intelligenza artificiale stanno ridisegnando commercio, mercati energetici, sicurezza e sovranità. In questo scenario, ha avvertito il governatore, “l’Europa si trova di nuovo a un bivio cruciale” e deve prepararsi a un mondo in cui finanza, tecnologia, difesa e moneta sono sempre più intrecciate.
L’euro non è solo economia
Il filo conduttore dell’intervento è la lezione di Mundell, economista canadese premio Nobel nel 1999 e figura centrale nel dibattito sulle aree valutarie ottimali. Panetta ha ricordato in particolare un lavoro del 1969, nel quale Mundell sosteneva che “la necessità di una moneta europea deve essere sostenuta principalmente su basi politiche, semplicemente perché la politica, nel senso più ampio del termine, deve prevalere sull’economia”. Per il governatore, quella intuizione coglieva il cuore del progetto europeo. “L’Unione monetaria europea non è mai stata semplicemente un progetto economico. Fin dall’inizio, è stata parte di un progetto politico più ampio, nato dalle ceneri di due guerre mondiali”. L’euro, dunque, non è soltanto uno strumento tecnico o finanziario, ma una costruzione politica che richiede istituzioni all’altezza delle sfide attuali.
E l’Europa non può limitarsi a rendere la moneta unica più resistente alle crisi. Deve dotarsi, spiega Panetta, della “determinazione politica necessaria per completare l’architettura istituzionale dell’euro”.
Crescita e investimenti, la sfida dell’integrazione
Il primo fronte indicato da Panetta è la crescita. Per competere nelle tecnologie avanzate, l’Europa deve rafforzare l’innovazione, consolidare il mercato unico e raggiungere una scala adeguata. Ma le riforme, da sole, non bastano. Il governatore ha richiamato ancora Mundell per sottolineare che l’integrazione è necessaria in settori capaci di generare ricadute positive oltre i confini nazionali, come comunicazioni, istruzione, tecnologia e difesa. Oggi questo significa promuovere progetti comuni in ricerca, energia, decarbonizzazione, infrastrutture digitali e intelligenza artificiale.
Il secondo terreno è quello dell’Unione dei risparmi e degli investimenti. “L’Europa non può finanziare l’innovazione, la transizione verde e le capacità di difesa attraverso mercati nazionali frammentati” afferma il governatore. Per convogliare il risparmio europeo verso le priorità comuni servono una regolamentazione più semplice e armonizzata e “un safe asset europeo garantito congiuntamente dagli Stati membri”. Il nodo è decisivo. Senza mercati dei capitali più integrati, l’Europa rischia di non avere la forza finanziaria necessaria per sostenere le sue ambizioni industriali, tecnologiche e strategiche.
L’euro digitale come questione di sovranità
Il terzo fronte riguarda i pagamenti e la sovranità monetaria. Anche su questo punto Panetta ha recuperato il messaggio di Mundell, che già nel 1969 avvertiva come la sovranità monetaria europea fosse erosa dal dollaro e dal mercato dell’eurodollaro.
Oggi quella preoccupazione assume una forma nuova. Le infrastrutture critiche sono diventate strumenti di pressione geopolitica e i pagamenti rientrano pienamente in questo terreno di confronto. Per il governatore, completare la digitalizzazione del sistema dei pagamenti significa rafforzare “la spina dorsale dell’euro”.
L’euro digitale, in questa prospettiva, non è soltanto un progetto tecnologico. Serve a garantire che “la moneta della banca centrale rimanga disponibile in forma digitale ovunque avvengano i pagamenti”, nei mercati al dettaglio e all’ingrosso, su scala nazionale e transfrontaliera. Per i cittadini, ha spiegato Panetta, permetterebbe di continuare ad avere accesso alla moneta della banca centrale nelle transazioni quotidiane, rafforzando al tempo stesso l’autonomia dell’Europa in un mondo più diviso e digitale.
Il crocevia europeo
Il richiamo finale dell’intervento torna al senso politico della moneta unica. Per Panetta, l’euro ha già dimostrato di poter resistere a crisi profonde, ma le risposte europee non sono state sempre uguali. Nella crisi finanziaria globale e in quella del debito sovrano, l’Europa si mosse in ordine sparso, lasciando gran parte del peso della stabilizzazione alla politica monetaria. Con la pandemia e lo shock energetico seguito all’invasione russa dell’Ucraina, invece, la risposta comune ha mostrato una capacità diversa. La lezione che il governatore trae da quella stagione è che quando l’Europa agisce con uno scopo condiviso può avanzare anche dove prima sembrava impossibile. Per questo il bivio evocato da Mundell oltre mezzo secolo fa torna oggi al centro del dibattito.
“L’euro“, ha concluso Panetta, “non è semplicemente una valuta. È un simbolo di ciò che l’Europa rappresenta: unità, sovranità, prosperità economica, e la capacità di difendere i valori politici di libertà e apertura”.
