L’Europa non è fuori partita nella corsa globale all’auto elettrica. Anzi, secondo la terza edizione dello “State of European Transport” di Transport & Environment (T&E), l’organizzazione indipendente che monitora la decarbonizzazione del settore trasporti, il ritardo accumulato rispetto alla Cina si è ridotto a tre anni e, con gli obiettivi climatici già in vigore, il divario può essere colmato entro il 2030. Un dato che si intreccia con un altro numero chiave: nel 2025 gli 8 milioni di auto elettriche già in circolazione nell’Unione hanno consentito di risparmiare circa 46 milioni di barili di petrolio, alleggerendo la dipendenza energetica europea in una fase segnata da nuovi shock sui prezzi del greggio.
Auto elettrica: il ritardo c’è, ma non è incolmabile
Nel 2020 Europa e Cina partivano sostanzialmente dalla stessa quota di mercato nelle vendite di veicoli elettrici. Poi la traiettoria si è separata. Pechino ha potuto contare su politiche industriali e di mercato coerenti, capaci di accompagnare la crescita del settore in modo continuo. In Europa, invece, dopo la spinta impressa dai target di riduzione delle emissioni di Co2 tra 2020 e 2021, il quadro normativo ha perso forza propulsiva, lasciando spazio al sorpasso cinese.
Ora però qualcosa si muove di nuovo. Gli obiettivi sulle emissioni di Co2 delle nuove auto fissati per il 2025 hanno restituito slancio alle full electric, che stanno riconquistando quote di mercato. È su questa base che T&E sostiene come il ritardo europeo sia oggi di “soli” tre anni e che, senza smontare l’impianto climatico esistente, il recupero sia ancora possibile entro la fine del decennio.
Meno petrolio importato, più spazio all’industria Ue
Il rapporto lega la diffusione dell’elettrico non soltanto alla transizione ambientale, ma anche alla sicurezza economica ed energetica del continente. Con il petrolio tornato sopra i 100 dollari al barile, la presenza di 8 milioni di auto elettriche sulle strade europee ha già prodotto un effetto concreto, facendo risparmiare nel solo 2025 circa 46 milioni di barili di petrolio.
Per T&E, il punto è strategico. Accelerare sull’elettrico significa ridurre la vulnerabilità dell’Europa alle importazioni energetiche e, allo stesso tempo, rafforzare la competitività industriale interna. Non è un dettaglio che sette auto elettriche su dieci vendute in Europa siano già prodotte in Europa. Una transizione più rapida, dunque, potrebbe sostenere la filiera automobilistica dell’Unione proprio mentre il settore è chiamato a reggere la sfida globale.
La sfida delle emissioni e il nodo batterie
Lo “State of European Transport” fotografa anche una riduzione delle emissioni dei trasporti che tende a stabilizzarsi. Dove le vendite di elettrico corrono, i risultati si vedono. Danimarca e Paesi Bassi registrano infatti forti cali dell’inquinamento da Co2 dei veicoli. Ma il quadro resta disomogeneo, perché in Paesi come la Spagna la scarsa diffusione delle auto elettriche continua a frenare il cambiamento e prolunga la dipendenza europea dal petrolio.
Sul fronte industriale, intanto, la Cina mantiene un vantaggio pesante. Le aziende cinesi producono il 60% delle auto elettriche vendute nel mondo e la produzione di batterie del Paese è venti volte superiore a quella europea. Eppure anche in questo segmento l’Europa è in movimento. L’industria delle batterie nell’Unione si sta trasformando, con gruppi europei, cinesi e operatori sudcoreani già attivi sul territorio che stanno ampliando la capacità produttiva. Secondo T&E, politiche mirate e finanziamenti adeguati possono sbloccare un potenziale rilevante, con effetti anche sull’occupazione.
Todts: “Dobbiamo accelerare, non capitolare”
William Todts, direttore esecutivo di T&E, respinge la tesi secondo cui l’Europa sarebbe ormai troppo indietro e dovrebbe allentare le regole sulle emissioni per restare competitiva: “i veicoli elettrici rappresentano la leva più strategica per porre fine alla dipendenza europea dal petrolio importato. La narrativa secondo cui saremmo troppo indietro rispetto alla Cina e dovremmo, per competere, indebolire la regolamentazione sulle emissioni di Co2 delle auto è profondamente errata. La regolamentazione non è il problema: è ciò che mantiene l’Europa nella competizione globale sull’elettrico. Dobbiamo accelerare, non capitolare“.
Todts rilancia anche sul Green Deal, definito “la tabella di marcia verso l’economia delle tecnologie pulite del futuro e il modello per rafforzare la sicurezza europea riducendo la dipendenza dalle importazioni di petrolio”. Da qui l’avvertimento finale: “L’UE deve resistere alle pressioni per indebolire ulteriormente la regolamentazione”.
Una linea che, nella lettura di T&E, segna il vero bivio europeo tra rincorsa industriale e arretramento strategico.
