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Auto elettrica? Ora può davvero convenire. Ecco quando e come

Gli ultimi incentivi statali sono esauriti. Ma già si prepara la nuova edizione. La tecnologia delle auto “alla spina” fa passi da gigante. Roma-Milano con una sola sosta di un’ora per un rabbocco di elettroni non è più un sogno. Le colonnine pubbliche di ricarica in città? Ancora insufficienti e care, ma la ricarica domestica “fai da te” diventa più facile ed economica.

Auto elettrica? Ora può davvero convenire. Ecco quando e come

Scendono i costi, sale l’autonomia, passa la paura. Solo pochi mesi fa pensare di sostituire la nostra vecchia auto con un mezzo elettrico sembrava un azzardo. È forse lo era davvero. Oggi le cose stanno cambiando. I listini stanno progressivamente calando mentre le auto con i motori termici continuano ad arrampicarsi pericolosamente, con l’effetto paradossale di gonfiare il mercato dell’usato in quantità e in prezzi. Un male, perché questo non contribuisce a svecchiare il parco auto, che in Italia sconta una delle età più alte d’Europa. Un male per la stessa industria del settore, che sulla crisi del nuovo paga gran parte dei suoi guai in termini di redditività e di sopravvivenza industriale nella lotta feroce con l’industria automobilistica orientale. Ma cerchiamo di guardare lo scenario dal punto di vista dell’utente, del cittadino, dell’automobilista.

Pensare ad un’auto elettrica? Pensarci anche per la prima auto di famiglia e non solo per l’eventuale seconda piccolina da città? Una valutazione serena, senza preconcetti, può ormai regalarci una scelta conveniente. Un vantaggio strutturale l’auto elettrica lo ha già da tempo: manutenzione ridotta, insieme alle relative spese di gestione. Paure per il costoso acquisto? Ansie per l’autonomia e per la ricarica? Giustificate fino a una manciata di mesi fa. Oggi molto, forse tutto, sta cambiando.

Incentivi, a volte (quasi sempre) ritornano

Sugli ultimi incentivi per l’acquisto di auto elettriche sono stati un fulmine, un buon fulmine. Oltre 50mila voucher per poco meno di 600 milioni di euro con l’obbligo di spenderli antro il 21 novembre, riservati questa volta ai cittadini con Isee inferiore a 40mila euro e alle microimprese a basso fatturato che abbiano un veicolo a motore termico da rottamare, si sono integralmente esauriti il 22 ottobre scorso in serata a poche ore dalla comparsa della piattaforma telematica di prenotazione.

Gli incentivi torneranno? Sì. Quando non si sa. Anche se è prevedibile che, compatibilmente con le disponibilità delle finanze pubbliche, entro il 2026 o al massimo entro i primi mesi dell’anno successivo ci sarà molto probabilmente una nuova tornata. L’ultima erogazione ha garantito indubbiamente affari d’oro anche grazie alla discesa dei listini “normali”. Basti pensare che una piccola elettrica da città, ma in grado di avventurarsi anche fuori con oltre 200 km di autonomia, si comprava grazie all’incentivi ad una cifra attorno ai 5mila euro. Tanto quanto uno scooter di fascia medio-alta.

Listini dell’elettrico comunque in discesa

Un affare in assoluto, se consideriamo i risparmi comunque garantiti da una scelta oculata nelle procedure di ricarica e dei costi di manutenzione, decisamente più bassi rispetto ad un’automobile con motore termico. Per non parlare del vantaggio di poter circolare liberamente nelle zone dei centri urbani, dove motori termici sono fortemente limitati in nome dei vincoli ambientali.

Ma anche non considerando gli incentivi statali il sovrapprezzo nelle auto elettriche rispetto a quelle con motore termico si sta velocemente riducendo. Fino a un paio di anni fa il gap era mediamente del 40%, a caratteristiche comparabili. Oggi sono siamo sotto il 20%, se consideriamo le promozioni dirette delle case costruttrici. Un sovracosto per l’acquisto tranquillamente recuperabile in due o tre anni, grazie appunto al minor costo medio del carburante e alle ridotte spese di manutenzione.

Prestazioni al top. E ora si va lontano

Nel frattempo le auto elettriche hanno incrementato, grazie ai progressi che hanno riguardato tutti gli aspetti della loro tecnologia, sia l’autonomia che la velocità di ricarica, ovvero i punti critici che frenano il processo di sostituzione con le auto termiche. E’ ancora presto per dire se il tira e molla normativo dell’Europa potrà ridare credibilità all’ambizioso obiettivo di fermare del tutto la vendita di auto termiche nel 2035. Certo è che la competitività dell’elettrico cresce velocemente.

Un viaggio di 400 anche 500 km prima di dover ricaricare e ormai un obiettivo raggiunto per molte auto elettriche non solo di fascia alta ma anche di fascia media. Con un minimo di abitudine con l’uso delle app di pianificazione dei rifornimenti rispetto alla disponibilità della rete di colonnine è ormai possibile fare anche un lungo viaggio, in Italia e in Europa, in tempi comparabili con quelli delle auto tradizionali.
Tutto ciò godendo in pieno dei vantaggi in termini di prestazioni che le auto elettriche ci hanno regalato sin dai primi esemplari messi sul mercato, a partire dall’accelerazione e soprattutto dai tempi di risposta quanto quando premiamo il pedale. Per non parlare della silenziosità.

La ricarica domestica conviene e diventa più facile

La ricarica: il problema numero uno. Ancora oggi l’incognita che allontana molti di noi dall’ipotesi di abbandonare la cara vecchia automobile con il motore a benzina o gasolio. Eppure le novità, positive, non mancano. Cresce pian piano la rete pubblica, ma i prezzi della sua corrente rimangono alti, e soprattutto assai variabili. Anche gli ultimi studi confermano le difficoltà per l’automobilista elettrico a rifornirsi bene e ai costi migliori. Che fare?

I criteri base rimangono quelli più volte evidenziati nei tutorial pubblicati da FIRSTonline: una ricarica spot con le colonnine pubbliche e senza formule di abbonamento scelte con attenzione può costringerci a spendere per la ricarica addirittura di più, rispetto ai km percorsi, di quanto spenderemmo in carburante per un’automobile tradizionale.

Il massimo del risparmio? La ricarica con l’elettricità di casa o comunque con la propria colonnina privata. Il risparmio rispetto alle più esose di cariche pubbliche senza tessere o sconti particolari può arrivare addirittura al 60% e oltre, specie se la nostra abitazione dotata di pannelli fotovoltaici e la ricarica avviene mentre producono energia nello scenario quindi più favorevole ai consumi dell’energia solare, ovvero quello dell’”autoconsumo”. Significa, in uno scenario realistico che prevede comunque il ricorso all’energia domestica prelevata dalla rete pubblica, tagliare anche di due terzi il costo a chilometro della nostra auto elettrica rispetto ad un’automobile termica.

Spendere per un chilowattora iniettato nella batteria della nostra auto 25 centesimi di euro o poco più è davvero un buon affare, se pensiamo che le colonnine pubbliche possono chiedere al nostro portafoglio cifre pericolosamente vicine ad un euro a kWh. Niente male. Anche perché la normativa italiana fortunatamente sta premiando l’evoluzione tecnologica.

L’ultimo positivo esempio riguarda le facilitazioni sia tecniche che normative per le wallbox domestiche da 6 chilowatt a basso costo, che possiamo installare, sborsando attorno ai 400 euro o poco più (fiscalmente detraibili se abbinate ad un nuovo impianto fotovoltaico) anche senza modificare nulla nella tipologia dell’impianto elettrico di casa e nel contratto di fornitura, anche se questo prevede la potenza “base” di 3 kilowatt adottato dalla maggioranza delle famiglie italiane.

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