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Auto elettrica, arriva a casa la super-ricarica. Ma l’industria europea tira il freno

L’Italia spinge sulle wallbox per la ricarica domestica da 6 chilowatt a basso costo. Subito accessibile a tutti con una procedura gratuita e volontaria. Ma intanto le case automobilistiche presentano un nuovo dossier per convincere la Ue a garantire ancora a lungo la supremazia dei motori termici.

Auto elettrica, arriva a casa la super-ricarica. Ma l’industria europea tira il freno

Tecnologia contro industria? Sembra un paradosso ma è così. Il teatro della curiosa contraddizione è quello dell’auto elettrica, che segna quotidianamente un passo indietro e uno in avanti. Il nuovo passo indietro: per convincere Bruxelles a rivedere lo stop alla costruzione di automobili termiche entro il 2035 l’associazione europea dei costruttori auto, ACEA, si prepara diffondere un nuovo position paper all’insegna delle lamentele sul possibile disastro industriale e sull’immaturità della prevista transizione elettrico. Lo anticipa l’organizzazione indipendente Transport & Environment (T&E), che gode di buona reputazione. Nel frattempo l’auto elettrica cerca nuove soluzioni ai tre problemi strutturali che ne frenano la corsa: il prezzo di listino, la capacità delle batterie, le infrastrutture di ricarica.

Come noto i prezzi di listino calano con buona progressione, mentre la capacità delle batterie fa concreti passi in avanti. Ma ecco la novità forse decisiva per le infrastrutture di ricarica: mentre la nascita di una vera rete di colonnine pubbliche mostra una certa fatica, si fanno largo anche in Italia le nuove wallbox domestiche intelligenti, capaci di modulare la ricarica prelevando l’elettricità della rete pubblica secondo algoritmi salva-portafoglio.

Le wallbox per la super-ricarica si fanno largo perché la normativa italiana è stata capace, per una volta, di rispondere con solerzia ed efficacia. Parte infatti la fase due della sperimentazione per allacciare le colonnine private anche agli impianti domestici di potenza ridotta (i classici 3 kilowatt che rappresentano la maggioranza delle utenze), fornendo però una potenza doppia, 6 kW, di notte e nei giorni festivi. È il segnale che questa soluzione diventerà strutturale, rendendo praticabile una efficace ricarica a prezzi calmierati direttamente a casa nostra, o nel cortile del condominio.

L’industria dell’auto all’attacco della UE

Le case automobilistiche europee però non demordono. Ecco il nuovo assalto a Bruxelles per spingere ulteriormente al ribasso il target 2035 sui veicoli a zero emissioni. Il nuovo position paper che l’ACEA si appresta a diffondere contiene una serie di richieste alla commissione UE per neutralizzare l’obbligo di produrre e vendere dal 2035 solo auto elettriche per soddisfare il vincolo di azzerare le emissioni di CO2 allo scarico previsto dall’attuale orientamento comunitario. Il punto, con relativo trucco, sta proprio qui: l’associazione dei costruttori automobilistici europei chiede di conteggiare tra le auto a zero emissioni anche quelle alimentate da carburanti da considerare verdi, come quelli sintetici o quelli di origine vegetale (e-fuel).

Non basta: ACEA aggiunge la richiesta di consentire anche oltre 2035 la produzione e la vendita di veicoli ibridi plugin (PHEV), in grado non solo di coadiuvare il motore termico con quello elettrico ma anche di marciare solo con il motore elettrico di svariate decine di chilometri e comunque di marciare con il solo motore elettrico nei centri urbani.

Richieste giustificate? La questione è controversa. La “pulizia” reale della filiera di produzione di carburanti di origine sintetica o vegetale trova molte contestazioni. Lo stesso per le reali virtù verdi delle automobili ibride plugin, che inquinano addirittura di più delle auto con il solo motore termico se non sono usate ricaricandole continuamente di elettricità.

In ogni caso le nuove richieste di costruttori rischiano di minare le prospettive di sviluppo dell’auto elettrica, ammonisce T&E in un dossier. Conteggiando come puliti anche i carburanti sintetici si taglierebbe almeno di un quarto la vendita di veicoli elettrici da 2035. Se poi si salvassero anche i veicoli ibridi plugin la vendita delle auto elettriche come minimo si dimezzerebbe.

La wallbox intelligente che taglia la spesa

Il GSE (Gestore dei Sistemi Energetici, l’organismo pubblico che coordina e gestisce gli incentivi per l’efficienza energetica e per l’energia verde) ha appena aggiornato l’elenco delle wallbox idonee alla sperimentazione della ricarica domestica intelligente. Consentono la cosiddetta gestione dinamica del carico (GDC) in grado di regolare continuamente la potenza di ricarica sulla base delle disponibilità delle esigenze del sistema elettrico pubblico. Nel frattempo l’autorità per l’energia (Arera) ha prorogato fino al giugno del 2027 la sperimentazione nazionale gratuita e volontaria che prevede di modulare la ricarica di notte e nei giorni festivi fino a 6 kW di potenza anche con un classico contatore domestico da 3 kW ma anche 4,5 kW. Potenza comumnque ridotta rispetto alle colonnine pubbliche “fast”, ma quanto basta a competare una ricarica in una notte. La richiesta può essere formulata al Gse fino al 30 giugno 2026.

Si tratta di un passo fondamentale verso un sistema intelligente non solo di ricarica ma anche di scambio energetico tra automobili private e rete elettrica secondo la logica del Veichle To Grid (V2G): le auto elettriche connesse alle colonnine sono messe al servizio della rete pubblica non solo prelevando ma anche scambiando energia con il sistema elettrico momento per momento, a seconda delle reciproche esigenze. In questo modo la “rete” di automobili connesse a questi sistemi di ricarica integra o addirittura sostituisce i sistemi di accumulo a batteria della rete pubblica per dare stabilità e sicurezza al sistema elettrico.

Una mutua partecipazione che in prospettiva garantisce vantaggi consistenti al singolo automobilista, premiato con sconti anche consistenti sul saldo dell’energia prelevata. In un futuro che potrebbe essere non molto lontano.

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