In Italia un’auto su tre non si compra più: si noleggia. Il fenomeno, che oggi vale il 30,6% delle immatricolazioni, è diventato uno dei pilastri del mercato automobilistico nazionale. Nel 2025 sono stati oltre 500 mila i clienti conquistati dalla formula “all inclusive”, un modello che promette certezze di spesa in un settore sempre più caro e complesso. Non è solo una moda. Il noleggio, tra lungo e breve termine, ha toccato quota 525 mila veicoli, in crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente, spinto soprattutto dal lungo termine, che da solo supera le 410 mila unità.
La forza del “tutto compreso”
Secondo l’analisi di Aniasa, elaborata da Dataforce, il successo del noleggio sta nella semplicità apparente della proposta. Un anticipo, non sempre obbligatorio, e un canone mensile che include manutenzione ordinaria, cambio gomme, assicurazione e bollo. Un modello che ha trovato terreno fertile in un mercato segnato da prezzi in salita e incertezze normative. E che non sembra destinato a fermarsi. Anzi. Il noleggio a breve termine cresce ancora più velocemente, ma è il lungo termine a fare la parte del leone, soprattutto tra aziende e professionisti, pur con una quota di privati in aumento. Oggi, infatti, un’auto noleggiata su cinque non appartiene più a un parco aziendale.
I limiti dietro la comodità
La formula, però, non è priva di ombre. I contratti prevedono quasi sempre un tetto massimo di chilometri annui, in genere intorno ai 10 mila, e sul lungo periodo i costi complessivi possono risultare elevati. A questo si aggiungono vincoli contrattuali spesso rigidi, che per un utilizzatore aziendale rappresentano un dettaglio marginale, ma che per un privato possono pesare di più. Gli operatori, comprese le divisioni specializzate delle Case, stanno cercando di rispondere con una maggiore personalizzazione delle offerte, ma il tema resta centrale nel confronto tra noleggio e acquisto tradizionale.
Tra mercato e fisco, il futuro passa dalle regole
Il noleggio a lungo termine viene oggi indicato come un’alternativa solida all’acquisto per imprese, professionisti e privati alla ricerca di costi certi e servizi inclusi. È una lettura condivisa anche da Dario Casiraghi, alla guida di Arval Italia, primo operatore del Paese con una quota di mercato del 20,82%. Ma lo sguardo è già rivolto al futuro e, soprattutto, alla fiscalità.
Le prospettive di crescita sono legate all’attuazione della Legge Delega per la riforma fiscale del 2023, che gli operatori auspicano entri in vigore dal 1° gennaio 2027. In gioco ci sono la revisione degli oneri deducibili per le auto aziendali, fermi da decenni, e un possibile riordino delle aliquote Iva a favore del noleggio turistico e del car sharing. Un allineamento alla media europea che, secondo il presidente Aniasa Italo Folonari, darebbe un’ulteriore spinta a una formula già oggi vincente.
Se sarà davvero il noleggio a “salvare” il mercato dell’auto italiano, lo diranno le prossime mosse del legislatore. Per ora, la direzione è tracciata.
