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Artemis II, lancio verso la Luna: orario, missione e tutto quello che c’è da sapere sul volo che riapre la corsa nello spazio

Conto alla rovescia per la missione Artemis II, che nella notte tra il 1° e il 2 aprile riporterà l’uomo verso la Luna. Orario del lancio, durata, astronauti, obiettivi e perché questo volo è già storico. Dove seguire la diretta

Artemis II, lancio verso la Luna: orario, missione e tutto quello che c’è da sapere sul volo che riapre la corsa nello spazio

Ci siamo davvero. Dopo mesi di attesa, rinvii, verifiche tecniche e un conto alla rovescia ripartito più volte, l’uomo è pronto a tornare verso la Luna. Nella notte italiana tra il 1° e il 2 aprile, Artemis II partirà dal Kennedy Space Center riportando un equipaggio umano nello spazio profondo per la prima volta dalla fine del programma Apollo. Non sarà ancora un allunaggio, ma poco cambia nel peso simbolico di questa missione. Oltre mezzo secolo dopo Apollo 17, la Luna torna a essere una destinazione reale, non più soltanto un ricordo della grande corsa allo spazio.

Il lancio è previsto alle 18.24 in Florida, quando in Italia sarà già passata da poco la mezzanotte. Da lì comincerà una missione di circa dieci giorni, con quattro astronauti a bordo della capsula Orion destinati a volare attorno alla Luna e poi a rientrare sulla Terra. È il primo test con equipaggio del nuovo sistema lunare americano e, per la Nasa, rappresenta molto più di un semplice volo. È la verifica decisiva per capire se il programma Artemis può davvero aprire la strada alla fase successiva del ritorno umano verso il nostro satellite.

A che ora parte Artemis II

Al Kennedy Space Center il timer scandisce ormai le ultime ore del conto alla rovescia. Il decollo del gigantesco razzo SLS, sul quale è integrata la capsula Orion, è fissato per le 18.24 locali del 1° aprile, le 00.24 del 2 aprile in Italia. Un appuntamento notturno per il pubblico italiano, ma di quelli che valgono la fatica di restare svegli. Perché non si tratta soltanto di assistere a un lancio spettacolare, ma di vedere partire la missione che riporta esseri umani oltre l’orbita terrestre, verso la Luna, per la prima volta dal 1972.

Attorno alla rampa 39B si intensificano intanto le operazioni finali. I tecnici lavorano sugli ultimi controlli al razzo e alla navicella, mentre la Nasa continua a monitorare con attenzione le condizioni meteorologiche. Il quadro, per ora, resta favorevole, anche se il meteo continua a essere una variabile da non sottovalutare. In caso di rinvio, sono già previste altre opportunità di lancio fino al 6 aprile.

Come funziona la missione Artemis 2

Artemis II è la seconda missione del nuovo programma lunare della Nasa, ma soprattutto è il primo volo con equipaggio chiamato a verificare se l’intera architettura del ritorno verso la Luna può funzionare davvero. A spingere la missione sarà lo Space Launch System, il gigantesco razzo alto 98 metri che sulla rampa 39B del Kennedy Space Center è già pronto con la capsula Orion in cima. È il vettore che dovrà imprimere al viaggio la sua spinta iniziale, grazie a un sistema alimentato da enormi quantità di idrogeno liquido e ossigeno liquido caricati a temperature estreme nelle ore precedenti al decollo.

Se SLS è la potenza del programma Artemis, Orion è il suo spazio abitabile, il luogo in cui si concentrano tutte le funzioni vitali della missione. È la capsula che porterà i quattro astronauti nello spazio profondo, li accompagnerà attorno alla Luna e li riporterà sulla Terra al termine di un viaggio di circa dieci giorni. Prima di lasciare definitivamente l’orbita terrestre, la missione prevede una serie di test cruciali, necessari a verificare manovrabilità, tenuta dei sistemi di bordo e capacità operative in vista delle fasi successive del programma.

Il volo seguirà una traiettoria di ritorno libero attorno alla Luna, una scelta che ha anche un evidente valore di sicurezza perché consente a Orion di sfruttare la gravità lunare per rientrare verso la Terra. Al termine della missione, la capsula dovrà affrontare un rientro ad altissima velocità, attorno ai 40 mila chilometri orari, prima dell’ammaraggio nell’Oceano Pacifico, dove sarà recuperata dalla nave americana Anchorage.

Tutto, in questa missione, ruota attorno a una verifica essenziale. Capire se il sistema costruito per riportare esseri umani oltre l’orbita terrestre sia davvero pronto a sostenere il nuovo ciclo dell’esplorazione lunare.

Il ruolo europeo e la sponda italiana

Artemis II è una missione americana nella guida, ma già pienamente internazionale nella sua struttura. Il contributo europeo è infatti tutt’altro che secondario e passa anzitutto dal modulo di servizio di Orion, che fornisce energia e supporto operativo alla capsula. E l’Italia occupa una posizione di rilievo. Ci sono contributi industriali di Thales Alenia Space e Leonardo nella costruzione di componenti legati al programma, ma soprattutto aprono una prospettiva più ampia, quella dei futuri moduli abitativi pressurizzati MPH. È qui che il discorso cambia scala. Non si parla più soltanto di volare attorno alla Luna, ma di costruire le condizioni per restarci. I moduli abitativi italiani vengono infatti indicati come una parte del futuro insediamento lunare, pensati per offrire agli astronauti uno spazio sicuro e operativo sulla superficie.

La missione di Artemis II intorno alla Luna

Dopo il decollo, Artemis II entrerà nel vivo della sua missione. L’obiettivo è volare attorno alla Luna e rientrare sulla Terra in circa dieci giorni, mettendo finalmente alla prova nello spazio profondo ciò che finora è stato preparato con anni di simulazioni, addestramenti e test senza equipaggio. È questo il cuore del volo. Non ancora l’allunaggio, ma la verifica decisiva di tutto ciò che dovrà renderlo possibile.

Il profilo della missione prevede una prima fase in orbita terrestre, durante la quale l’equipaggio eseguirà controlli e test operativi, prima che Orion si inserisca nella traiettoria di ritorno libero attorno alla Luna. È una scelta che ha un valore tecnico ma anche strategico. In caso di problemi al sistema di propulsione, infatti, la gravità lunare può riportare naturalmente la capsula verso la Terra, offrendo una sicurezza aggiuntiva in una missione che resta, a tutti gli effetti, un volo di collaudo con esseri umani a bordo.

Durante il viaggio gli astronauti dovranno verificare il comportamento della navetta nello spazio profondo, testare i sistemi di supporto vitale, controllare temperatura, atmosfera e risorse interne, oltre a mettere alla prova comunicazioni e manovrabilità del veicolo. Dopo la separazione dallo stadio superiore, Orion sarà pilotata manualmente per simulare l’avvicinamento e l’allontanamento dal modulo che l’ha spinta nello spazio, una prova chiave in vista dei futuri agganci in orbita lunare.

Tra i passaggi più attesi c’è anche il test del sistema di comunicazione laser O2O, pensato per trasmettere video e dati ad alta velocità.

Gli astronauti di Artemis II, i quattro volti della nuova corsa alla Luna

A bordo di Orion ci saranno quattro astronauti. Il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e Jeremy Hansen, astronauta canadese della Csa. Tre americani e un canadese scelti per una missione che riporta l’umanità verso la Luna dopo oltre mezzo secolo. Alle spalle hanno una lunga preparazione tecnica, medica e operativa, culminata nelle settimane finali di quarantena iniziate il 26 gennaio e negli ultimi controlli prima del decollo.

L’equipaggio di Artemis II porta con sé anche una serie di primati. Jeremy Hansen sarà la prima persona non appartenente alla Nasa a spingersi verso la Luna. Christina Koch sarà la prima donna a compiere un viaggio del genere. Victor Glover il primo uomo di colore.

Alla vigilia del lancio, gli stessi astronauti hanno provato a spiegare il senso più profondo della missione. “Speriamo fortemente che si apra una nuova era in cui la Luna non sia solo bella da guardare, ma diventi anche una destinazione”, hanno detto durante la conferenza stampa organizzata dalla Nasa. Wiseman ha aggiunto anche che “il momento è arrivato, siamo pronti” e ha definito Artemis II “un’opportunità unica”.

Artemis II: la sicurezza al centro

Se il programma Artemis ha accumulato ritardi, una parte della spiegazione è proprio nella cautela con cui la Nasa ha affrontato questo passaggio. Sls e Orion hanno già volato senza equipaggio con Artemis I nel novembre 2022, ma questa è la prima volta che porteranno astronauti a bordo, e lo faranno più lontano di qualsiasi altra missione umana degli ultimi cinquant’anni.

I piani di emergenza coprono ogni fase del volo. Se qualcosa dovesse andare storto sulla rampa o nei momenti immediatamente precedenti al lancio, l’equipaggio potrà evacuare la capsula tramite apposite teleferiche dirette verso un veicolo blindato. In caso di anomalia grave durante il decollo potrà entrare in funzione il Launch Abort System, il sistema collocato sopra la capsula e progettato per allontanare Orion dal razzo in pochi istanti, consentendo poi il rientro di emergenza con i paracadute.

Anche dopo il lancio sono previste procedure di rientro anticipato. E una volta sulla traiettoria translunare, proprio la scelta del ritorno libero offrirà una protezione ulteriore. A bordo esistono inoltre protocolli specifici per incendi, perdite di pressione e problemi durante l’ammaraggio. In una missione del genere, la sicurezza non è solo una voce tecnica. È la condizione che tiene insieme tutto il programma.

Perché si torna sulla Luna

La risposta più immediata è che la Luna è tornata al centro. Quella più completa è che oggi vale insieme come laboratorio scientifico, riserva di risorse, piattaforma industriale e snodo geopolitico. Ed è proprio in questo intreccio che si colloca Artemis II.

La Nasa vuole usare le missioni Artemis per studiare l’ambiente lunare e capire come sostenere una presenza umana stabile oltre l’orbita terrestre bassa. Ma c’è anche il nodo delle risorse. L’acqua ghiacciata viene considerata cruciale perché può essere trasformata in ossigeno e idrogeno, dunque in supporto vitale e carburante. L’elio-3, invece, viene indicato come una possibile risorsa per le future tecnologie della fusione. Sullo sfondo si affaccia anche una prospettiva industriale più ampia, legata allo sviluppo economico dello spazio lunare.

Artemis II servirà inoltre a raccogliere dati fondamentali sul corpo umano nello spazio profondo. Gli astronauti voleranno in un ambiente molto più esposto alle radiazioni rispetto a quello della Stazione Spaziale Internazionale, e saranno monitorati per capire come l’organismo reagisce a condizioni che in futuro potrebbero diventare normali nelle missioni lunari e, un giorno, marziane. Il rischio maggiore è legato ai brillamenti solari, motivo per cui Orion è dotata di un rifugio contro le radiazioni pensato per proteggere l’equipaggio durante eventi particolarmente intensi. Anche da questo punto di vista la missione va oltre il singolo volo, perché ogni dato raccolto servirà a preparare permanenze più lunghe e viaggi più lontani.

Ma il ritorno alla Luna è anche il ritorno della competizione. La Cina porta avanti un programma lunare ambizioso e questo ha spinto gli Stati Uniti ad accelerare la corsa per non perdere la leadership nell’esplorazione spaziale. Artemis II, così, supera il piano puramente tecnico e diventa un banco di prova politico e strategico. Come spesso è accaduto nella storia dello spazio americano, anche stavolta la spinta scientifica convive quindi con una forte dimensione di potenza. Solo che oggi il quadro è più affollato, più competitivo e molto più orientato al lungo periodo.

Nasa, dal mito Apollo al progetto di restare

L’ultima volta che esseri umani si sono spinti verso la Luna era il 1972, con Apollo 17. Da allora il baricentro dell’esplorazione americana si è spostato soprattutto sull’orbita terrestre bassa, tra Space Shuttle e Stazione Spaziale Internazionale. Con Artemis, la Nasa cambia di nuovo prospettiva e rimette al centro lo spazio profondo.

La differenza rispetto all’epoca Apollo, però, è netta. Allora la Luna era soprattutto una meta da raggiungere. Oggi viene immaginata come una presenza da costruire e consolidare nel tempo.

In questo senso Artemis II assomiglia più a una prova generale che a una missione isolata. La missione dovrà dimostrare che il piano regge, che la tecnologia è pronta e che il nuovo ciclo lunare americano può davvero partire. È il passaggio che deve aprire la strada alle missioni successive e, nelle intenzioni della Nasa, all’allunaggio previsto nel 2028.

Dove seguire la diretta del lancio Artemis 2

La diretta del lancio sarà trasmessa innanzitutto da Nasa Tv, attraverso i canali ufficiali dell’agenzia spaziale americana, sia sul sito sia su YouTube. A seguire l’evento ci sarà anche Esa Web TV visto il coinvolgimento diretto dell’Agenzia spaziale europea nel programma. In Italia sono previste finestre live e approfondimenti anche sui canali all news, mentre tra gli appassionati più tecnici non mancheranno le piattaforme specializzate che accompagneranno il countdown con commenti e dati in tempo reale.

Qui sotto la diretta live della Nasa dal proprio canale Youtube.

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