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Apple cambia strategia sull’IA: accordo con Google, Gemini al centro di Siri e Apple Intelligence

Apple sigla una partnership pluriennale con Google sull’intelligenza artificiale: Gemini diventa il motore di Apple Intelligence e della nuova Siri, tra accelerazione tecnologica e tutela della privacy

Apple cambia strategia sull’IA: accordo con Google, Gemini al centro di Siri e Apple Intelligence

Se non puoi batterli, unisciti a loro. È con questa logica che nasce un “matrimonio” a sorpresa, almeno sul fronte dell’intelligenza artificiale. Apple cambia strategia e sceglie Google. Dopo anni di sviluppo interno, Cupertino ha ufficializzato una partnership pluriennale con Mountain View. Una scelta che porterà la prossima generazione di Apple Intelligence e la nuova Siri a poggiare sulla tecnologia di Gemini, l’IA di Google. Non una resa, ma una mossa pragmatica, pensata per recuperare terreno in una corsa che ormai viaggia a velocità industriale.

Apple sceglie Google: Gemini diventa il motore invisibile

Dopo un’attenta valutazione, Apple ha deciso di fondare i propri Foundation Models sulla tecnologia di Google, individuando in Gemini la base più solida per accelerare lo sviluppo dell’IA. La collaborazione non significa “usare Gemini come servizio”, ma integrare in profondità modelli derivati e personalizzati nell’architettura Apple. In pratica, la Mela mantiene il controllo dell’esperienza, Google fornisce il cervello.

Secondo quanto emerge dal comunicato congiunto, i modelli Gemini, in diverse dimensioni, dai più leggeri a quelli di scala molto ampia, alimenteranno le future funzioni di Apple Intelligence, inclusa una Siri profondamente rinnovata. Le indiscrezioni parlano anche di un modello Gemini custom di dimensioni colossali, sviluppato ad hoc per Cupertino, destinato a sostituire progressivamente i Foundation Models allenati internamente.

Privacy e controllo: tecnologia Google, architettura Apple

Uno dei punti più sensibili dell’accordo riguarda i dati. Apple ha ribadito che Apple Intelligence continuerà a funzionare sui dispositivi e su Private Cloud Compute, con richieste cifrate end-to-end e nessun accesso ai dati degli utenti da parte di Google. I modelli derivati da Gemini gireranno su server Apple, separati dall’infrastruttura di Mountain View.

Questa impostazione è coerente con la visione portata avanti negli anni da John Giannandrea (ex capo AI di Google, passato ad Apple nel 2018): IA on-device quando possibile, cloud solo quando necessario e sempre sotto controllo Apple. La recente ristrutturazione del team e il suo ritiro programmato nella primavera 2026 non cancellano questa eredità, ma anzi spiegano la scelta di affiancare un partner industriale per colmare un gap diventato evidente.

Cosa cambia per Siri e perché Apple accelera ora

Il vero banco di prova sarà Siri. La nuova versione dell’assistente, attesa entro il 2026 e prevista con iOS 26.4, promette una comprensione molto più profonda del contesto personale, una maggiore consapevolezza dello schermo e la capacità di agire in modo trasversale tra le app. Non più solo comandi, ma conversazioni e azioni complesse, abilitate dalle capacità multimodali di Gemini.

Apple arriva a questa scelta dopo un periodo di evidente rallentamento. I modelli interni non erano deboli, ma il settore si è mosso a una velocità che rende difficile competere senza investimenti e competenze dedicate esclusivamente all’IA. La perdita di talenti verso concorrenti come Meta e l’esplosione degli investimenti nel settore hanno reso il cambio di rotta quasi obbligato.

ChatGPT resta, ma cambia il ruolo

La partnership con Google non cancella l’accordo con OpenAI. ChatGPT resterà un’opzione esplicita per l’utente, attivabile su richiesta per task specifici. Gemini, invece, diventerà il motore invisibile che alimenta Apple Intelligence e la nuova Siri, integrato in modo profondo e continuo nel sistema.

Per Apple si tratta di una mossa difensiva e offensiva insieme: difensiva perché evita di restare indietro in una tecnologia ormai centrale; offensiva perché consente di accelerare subito, senza rinunciare ai propri principi su privacy e controllo dell’ecosistema.

La prova del campo arriverà con le prime beta dei sistemi .4. Solo allora sarà chiaro se questa alleanza storica tra due rivali di lunga data avrà davvero ridato voce – e intelligenza – a Siri.

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