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Aeroporto di Catania, dopo l’incendio l’Etna: gli ultimi aggiornamenti sull’estate da incubo dello scalo siciliano

Dopo i 24 giorni di chiusura causati dall’incendio, l’Aeroporto di Catania è stato chiuso il 14 agosto per via delle ceneri vulcaniche – Per lo scalo catanese l’estate da incubo continua

Aeroporto di Catania, dopo l’incendio l’Etna: gli ultimi aggiornamenti sull’estate da incubo dello scalo siciliano

“Cos’altro può succedere?” È questa la domanda che si pongono molti catanesi, ma anche tantissimi turisti, dopo l’estate da incubo vissuta dall’Aeroporto di Catania. Prima l’incendio che ha portato alla prolungata chiusura dello scalo, poi l’eruzione dell’Etna con tanto di cenere vulcanica che ha ricoperto la città e tutti i comuni della provincia catanese. Il risultato? Dopo tre settimane di disagi, ritardi, cancellazioni e dirottamenti – e senza che sia stata ancora individuata nessuna responsabilità –  l’aeroporto ha serrato i battenti anche la vigilia di Ferragosto, nel clou di una stagione estiva che avrebbe dovuto essere da record e che si è invece trasformata in una sorta di film horror per i viaggiatori e le imprese siciliane, costrette a far fronte a una perdita di fatturato proprio nel periodo in cui invece l’incasso avrebbe dovuto essere maggiore. 

Etna: gli ultimi aggiornamenti dell’Osservatorio vulcanico dell’Ingv

L’allerta è scesa da gialla a verde, ma per il momento l’Etna rimane un “sorvegliato speciale”. Dopo giorni di sbuffi, lava, lapilli e cenere, il vulcano catanese ha “deciso di placarsi”, tornando allo stato di pre-eruzione. Ieri, mercoledì 16 agosto, il Dipartimento regionale della Protezione civile aveva parlato di “alta probabilità di accadimento imminente”, mentre l’Osservatorio vulcanico dell’Ingv – l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia che monitora ogni “intemperanza” dell’Etna – aveva registrato un ampliamento delle oscillazioni. Nelle ore successive l’allarme è rientrato, ma dopo l’eruzione avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 agosto, esperti e istituzioni mantengono alta l’attenzione

Cos’è accaduto davvero lo spiega il vulcanologo Boris Behncke sul blog Ingv Vulcani: “l’ampiezza del tremore vulcanico registrata dagli strumenti di sorveglianza dell’INGV-Osservatorio Etneo ha mostrato un’improvvisa impennata, e attraverso brevi lacune nella copertura nuvolosa si intravedevano bagliori al Cratere di Sud-Est. L’attività si è rapidamente intensificata, passando da attività stromboliana a basse fontane di lava, che poi sono cresciute in altezza fino a 300-400 m sopra il cratere”. 

“Il culmine del parossismo è avvenuto tra le ore 03:40 e 04:30 locali (della notte tra il 13 e il 14 agosto, ndr,) quando sul Cratere di Sud-Est erano attive almeno 5-6 bocche con fontane di lava, dal fianco orientale a quello sud-occidentale – continua il vulcanologo – In particolare, le bocche più orientali hanno prodotto fontane di lava oblique, che hanno sottoposto il fianco sottostante ad una pesantissima ricaduta di materiale piroclastico incandescente, innescando una serie di piccoli flussi piroclastici. Questa fase di attività è stata accompagnata anche da spettacolari fulmini, sia nella colonna eruttiva, sia nei flussi piroclastici…La nube eruttiva, carica di materiale piroclastico, si è innalzata alcuni chilometri sopra la cima del vulcano ed è stata spinta dal vento verso sud, causando ricadute di cenere e lapilli nell’area del Rifugio Sapienza. Successivamente le ricadute di materiale piroclastico hanno interessato i paesi pedemontani (Nicolosi, Mascalucia), e infine Catania, fino al siracusano”. 

Aeroporto di Catania: la situazione il 17 agosto

Quello che per molti è stato uno spettacolo regalato dal vulcano attivo più alto della placca euroasiatica si è trasformato per altri nell’ennesimo incubo di un’estate che non sembra voler lasciare in pace Catania. La cenere ha ricoperto gran parte dei Comuni dell’hinterland, causando la chiusura dell’aeroporto di Catania. Lo scalo è stato costretto a fermarsi nuovamente, stavolta per quasi 24 ore, facendo ripiombare la città nell’isolamento e i viaggiatori nel turbine di ritardi e cancellazioni vissuto poche settimane prima dopo un incendio nel terminal A – il principale – le cui cause non sono ancora state chiarite del tutte. Le attività sono riprese dalle 6 del mattino del 15 agosto e da allora la situazione è tornata alla normalità.

L’estate da incubo dell’Aeroporto di Catania

Ciò non toglie che quella del 2023 sarà ricordata come “un’estate da incubo” per l’Aeroporto di Catania. Prima l’incendio che ha mandato in tilt lo scalo etneo per 24 giorni, la cui gestione a tratti lacunosa ha causato non poche polemiche nella provincia etnea e non solo, poi ci si è messo pure il vulcano.

Nel frattempo, la Sac – la società che gestisce lo scalo di Fontanarossa, ha fornito alcuni numeri: secondo l’azienda a luglio sarebbe andato perso solo il 5% dei passeggeri, in gran parte a causa della cancellazione dei voli da parte di Turkish airlines, Fly Dubai e Jet2.com (mercato inglese) che hanno scelto di non riproteggere i voli su altri aeroporti siciliani. Numeri alla mano, prima della chiusura, l’aeroporto ha registrato 823mila passeggeri in transito, a cui si aggiungono i passeggeri riprotetti negli altri aeroporti dell’isola. Le perdite, descritte dunque come “contenute” appaiono però parecchio distanti dai 40mila passeggeri persi al giorno stimati nel corso della chiusura, senza contare le ricadute reputazionali e i numerossissimi disagi vissuti da chi ha dovuto macinare centinaia di chilometri pur di raggiungere Catania o, al contrario, spostarsi sugli altri aeroporti per partire. Per conoscere la “verità” si dovranno aspettare i numeri ufficiali forniti dall’Enac, sperando nel frattempo che non ci siano altri intoppi e che la maledizione estiva che ha colpito l’aeroporto sia finita. Stavolta definitivamente.

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