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Addio a Etienne Davignon, il visconte dell’acciaio che aprì le porte dell’Europa ai tondinari bresciani

È morto Etienne Davignon, uomo di Bruxelles e dell’acciaio. Negli anni ’80, nel pieno della crisi europea, seppe ascoltare i nuovi imprenditori e dare spazio a un’industria che cambiava volto, lasciando un segno in Italia. Ugo Calzoni, che è stato presidente dei siderurgici bresciani oltre che membro del comitato consultivo Ceca, ricorda la visita a Brescia di Davignon a cui per gratitudine fu regalato un olio di Giorgio De Chirico

Addio a Etienne Davignon, il visconte dell’acciaio che aprì le porte dell’Europa ai tondinari bresciani

È di questi giorni la notizia della morte di Etienne Davignon, visconte, politico belga di lungo corso, Commissario europeo. Dal 1981 al 1985 fu vice presidente della Commissione con delega, piena ed assoluta, sull’industria e sull’acciaio in particolare. In quegli anni seppe affrontare la grave situazione del settore segnato dalla crisi dei grandi gruppi – pubblici e privati – che storicamente governavano, nel bene e nel male, l’intera economia europea del settore.

Sul fronte opposto, quasi clandestinamente, si stavano affacciando i nuovi imprenditori del dopoguerra, privi di nobiltà dinastiche o di patrimoni ereditati, ma capaci di utilizzare le moderne tecnologie del forno elettrico e della colata continua, ragioni per le quali erano ormai diventati i nuovi protagonisti dell’acciaio, il cuore stesso della Comunità Europea.

Tra questi, in Italia, emergevano i cosiddetti “bresciani” (con “i” finale accentata come li chiamavano a Bruxelles) che nelle vallate lombarde e venete avevano dato vita a quella che sarebbe diventata la moderna siderurgia italiana. Le due realtà si trovavano divise anche nelle organizzazioni di rappresentanza. Da un lato Assider (Falck, Fiat, Breda, Orlando e Italsider); dall’altro l’Unione Siderurgica (Pietro Maria Ceretti, Pietra, Lucchini, Riva, Leali e via via decine di altri piccoli produttori).

Etienne Davignon si trovò a dover intervenire in quel campo minato dove si scontravano interessi veri e personalità forti. Dietro i grandi soprattutto lobby potentissime. Dietro i “tondinari” i risultati produttivi e i bilanci in attivo e in continua crescita.

Etienne Davignon seppe scegliere. Con il suo assistente, Giacomo Giacomello, affrontò la contraddizione italiana schierandosi con i nuovi protagonisti. Li difese in Consiglio Europeo. Li portò a partecipare nelle sedi decisionali del settore.

Per questo gli fummo grati. Lo abbiamo invitato a Brescia nel 1981. Lo abbiamo ringraziato pubblicamente nella grande stalla dei Martinengo Cesaresco divenuta ristorante stellato. Poi, col saluto di un arrivederci, gli abbiamo caricato in macchina un olio di Giorgio de Chirico scelto dalla galleria Gian Ferrari di Milano.

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