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ACCADDE OGGI: 75 anni fa le prime elezioni politiche dell’Italia democratica

Il 18 aprile del 1948, a tre mesi di distanza dall’entrata in vigore della Carta Costituzionale, si tennero le prime elezioni politiche dell’Italia democratica

ACCADDE OGGI: 75 anni fa le prime elezioni politiche dell’Italia democratica

Nel 2023 ricorre il 75° Anniversario della entrata in vigore (1°gennaio 1948) della Carta Costituzionale, in difesa della quale (benché la Legge fondamentale non corra dei rischi di stravolgimento), dopo l’esito delle elezioni del 25 settembre (vinte da un partito i cui ‘’maggiori suoi’’ furono sempre emarginati ed esclusi dal c.d. arco costituzionale) accorrono, ‘’in fitte schiere’’, le opposizioni di sinistra. 

C’è da attendersi allora qualche colpo di scena durante le celebrazioni della Festa del 25 Aprile, quando Giorgia Meloni è attesa al varco del discorso che svolgerà in quella occasione. Anche Silvio Berlusconi dovette sostenere l’esame sulla Resistenza ad Onna, nel cuore dell’Abruzzo. Se la cavò bene, ma aveva il vantaggio di non essere legato ad alcun tipo di radici (come succede invece al FdI e alla stessa Meloni); poi, il clima non era avvelenato come adesso.  

Da troppi anni il valore dell’antifascismo è stato sequestrato in modo improprio da settori della sinistra radicale, che si sono appropriati, nell’ANPI, della pretesa di rilasciare patenti di fascismo e antifascismo, al posto dei partigiani veri (che ormai sono rimasti in pochi per motivi anagrafici). 

La lotta di Liberazione dovrebbe essere un valore unitario, aperto anche a chi aveva combattuto dalla parte sbagliata; è stata trasformata in un’occasione di discriminazione e divisione degli italiani come se alcuni fossero portatori di un peccato originale imprescrittibile e irredimibile. 

Accadde oggi: 75 anni fa le prime elezioni politiche dell’Italia democratica

C’è un altro evento del quale nel 2023 ricorre il 75° anniversario, che tuttavia non verrà ricordato neppure da coloro che avrebbero il diritto – per ragioni di discendenza – di rivendicarne il titolo e – perché no? – anche il merito.

Il 18 aprile del 1948 si svolsero le prime elezioni politiche nell’Italia democratica (gli italiani erano andati in precedenza alle urne per il referendum istituzionale, l’elezione della Assemblea Costituente e la prima consultazione amministrativa). Quella consultazione  (dopo il referendum istituzionale) segnò il destino della c.d. Prima Repubblica, tanto sul piano delle alleanze internazionali quanto sull’assetto politico nazionale. 

Una campagna elettorale tra guerra fredda e Piano Marshall

Lo scenario era quello dell’avvio della guerra fredda, che dall’esterno si trasferì all’interno del Paese e in tutta l’Europa. La DC si schierò con il mondo libero mentre il Pci e gran parte del Psi (dal quale a partire dal 1947 si scissero le correnti socialdemocratiche) diedero vita ad un Fronte popolare, col simbolo di Garibaldi, di orientamento filosovietico. 

Di mezzo c’era anche il problema dell’adesione al Piano Marshall che comportava nei fatti l’appartenenza allo schieramento occidentale, tanto che il 20 marzo l’amministrazione americana fece sapere che la vittoria di forze ostili agli Usa sarebbe stata considerata come una rinuncia ai finanziamenti del Piano, peraltro duramente contestato da Stalin in quanto ‘’strumento di sottomissione all’imperialismo yankee’’. Così, i partiti comunisti occidentali (in Francia e in Italia) diventarono tutti gelosi difensori della sovranità nazionale.  

La Chiesa cattolica, con Papa Pio XII, si mobilitò contro le sinistre e mise in campo i c.d. Comitati civici diretti da Luigi Gedda che si impegnarono nella campagna elettorale. Dal canto loro i ‘’frontisti’’ appendevano manifesti epici  in cui era ripresa l’effige di Garibaldi che caricava una congrega di preti, padroni e piccoli zio Sam guerrafondai. Nonostante fosse sicura di vincere (la solita confusione tra le piazze piene con le urne vuote) alla sinistra però nuocevano le notizie provenienti dai Paesi sottoposti all’egemonia sovietica, nei quali i partiti comunisti stavano prendendo brutalmente il potere dando vita ai regimi di ‘’democrazia popolare’’. 

Come andarono le prime elezioni democratiche d’Italia

La partecipazione alle elezioni fu elevatissima (più del 92%). Ancor più clamorosi furono i risultati del voto: la Dc ottenne alla Camera il 48,5% con 305 seggi su 574 (il 2 giugno 1946 nell’elezione della Assemblea Costituente si era fermata al 35,2%). Il Fronte democratico popolare si accontentò del 31% con 183 seggi (contro il 39% della somma dei due partiti, il 2 giugno 1946). Nelle liste unitarie, l’organizzazione del Pci favorì l’elezione dei candidati comunisti a scapito di quelli socialisti. I monarchici  accolsero il 2,8% e 14 seggi, il MSI il 2% e 6 seggi. I socialdemocratici il 7,1% e 33 seggi; il Blocco nazionale (liberali e UQ) 3,8% e 19 seggi; il Pri il 2,5% e 9 seggi. Anche al Senato la Dc ottenne 131 seggi e il Fronte 72 su di un totale di 237.  

Sebbene la Dc avesse ottenuto la maggioranza assoluta, Alcide De Gasperi volle allargare il governo anche alle altre forze di centro e di centro sinistra. Le coalizioni ‘’centriste’’ (Dc, Psdi, Pri, Pli) mantennero, in varie formazioni, il governo del Paese fino ai primi anni ’60 quando iniziarono i rapporti con il Psi (nel frattempo resosi autonomo dal Pci) che portarono al primo governo organico di centro sinistra nel 1964. In maggio del 1948 fu eletto il liberale Luigi Einaudi alla Presidenza della Repubblica. Anche in questo caso, nel 2023, sono trascorsi 75 anni. 

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