Il Venezuela torna ad attirare le grandi compagnie petrolifere internazionali. Dopo mesi di trattative con il governo di Caracas e con la compagnia statale Pdvsa, Eni, Chevron, Ge Vernova, l’indiana Ongc e la colombiana GeoPark sarebbero vicine alla firma di nuovi accordi per investire nel settore energetico del Paese. Le prime intese potrebbero arrivare già questa settimana. È quanto riferisce Reuters, citando quattro fonti a conoscenza dei negoziati.
La nuova partita è distinta dal recente accordo tra Stati Uniti e Venezuela sul petrolio, che garantisce a Washington una partecipazione in 17 giacimenti, per un totale di circa 64 miliardi di barili di riserve provate. Secondo le stime riportate da Reuters, il progetto punta a riportare nel lungo periodo la produzione venezuelana fino a circa 1,5 milioni di barili al giorno.
Venezuela, torna la corsa agli investimenti nel petrolio
Il rinnovato interesse delle major si inserisce nella riforma del settore degli idrocarburi avviata da Caracas per rendere il mercato più aperto agli investitori stranieri e riportare capitali e tecnologia in un’industria segnata da anni di scarsi investimenti e infrastrutture deteriorate.
Al centro della nuova corsa al petrolio c’è soprattutto la Fascia dell’Orinoco, un’area di circa 55 mila chilometri quadrati che custodisce enormi quantità di greggio extra-pesante. È un petrolio più complesso e costoso da estrarre e lavorare, ma l’entità delle riserve rende il Venezuela uno dei mercati più rilevanti per il futuro dell’industria petrolifera.
Secondo Reuters, una parte degli accordi prevede il trasferimento dei contratti esistenti sotto la nuova legge sugli idrocarburi entro sei mesi. Il nuovo quadro dovrebbe offrire maggiore flessibilità alle società straniere nella gestione dei giacimenti, nell’esportazione del greggio e nell’incasso dei proventi delle vendite. Per Chevron l’intesa in preparazione dovrebbe essere significativa e potrebbe comprendere un ampliamento delle attività nella Fascia dell’Orinoco e l’acquisizione di asset nel nord di Monagas, area strategica anche per la disponibilità di diluente necessario a trattare il greggio pesante. GeoPark, invece, tratta l’accesso al giacimento di Bare, che potrebbe mettere a disposizione fino a un miliardo di barili di riserve.
Eni punta sul Venezuela: Junin-5 e Corocoro
Per Eni, il possibile nuovo accordo rafforza una presenza in Venezuela che dura da quasi trent’anni. Negli ultimi anni il gruppo italiano aveva concentrato le proprie attività soprattutto sul gas destinato al mercato locale. La riapertura del settore agli investimenti stranieri e le nuove licenze concesse dalle autorità statunitensi hanno però cambiato lo scenario.
Ad aprile Eni ha firmato con il ministero venezuelano degli Idrocarburi e con Pdvsa un accordo per rilanciare Junin-5, nella Fascia dell’Orinoco, dove il gruppo italiano e la società statale sono partner. Il giacimento contiene circa 35 miliardi di barili di petrolio certificati in posto. A fine luglio l’amministratore delegato Claudio Descalzi aveva spiegato che Eni stava negoziando nuovi contratti per i propri progetti venezuelani e che Junin-5 potrebbe essere sviluppato rapidamente una volta ripartiti gli investimenti.
Nel fine settimana Eni ha confermato di essere al lavoro con le controparti venezuelane e con le autorità coinvolte per contribuire al rilancio del settore energetico del Paese, senza fornire ulteriori dettagli. Sul tavolo, oltre a Junin-5, ci sono possibili sviluppi per Corocoro e per altri progetti nel settore petrolifero.
Il fronte del gas: la partita di Perla
Accanto al petrolio, Eni mantiene un ruolo importante nel gas venezuelano. Il gruppo è partner di Repsol e Pdvsa nel progetto Cardón IV, collegato al giacimento offshore Perla, uno dei principali campi di gas dell’America Latina. L’obiettivo è aumentare la disponibilità di gas per il mercato venezuelano e, in prospettiva, aprire la strada all’esportazione di parte della produzione.
La partita riguarda però anche il recupero dei crediti accumulati negli anni. Eni vanta infatti 2,7 miliardi di dollari di crediti scaduti nei confronti di Pdvsa, legati soprattutto alle vendite di gas prodotto da Perla. La cifra è già stata svalutata del 55% nel bilancio del gruppo.
Nella relazione semestrale al 30 giugno, Eni ha spiegato che il contesto operativo in Venezuela è in graduale miglioramento. Le autorizzazioni statunitensi ottenute consentono infatti al gruppo di investire nel Paese e di commercializzare il petrolio. Attraverso appositi swap, Eni punta così a riprendere il recupero dei vecchi crediti. Sono inoltre allo studio con Pdvsa iniziative per riattivare alcuni giacimenti di petrolio pesante partecipati dal gruppo, creando le condizioni per recuperare le somme ancora dovute.
Eni rafforza la presenza in America Latina
Il possibile nuovo accordo in Venezuela arriva mentre Eni continua ad ampliare la propria presenza nel settore energetico dell‘America Latina. La scorsa settimana il gruppo ha annunciato, insieme a Miwen, società interamente controllata da Ypf, e alla compagnia petrolifera nazionale uruguaiana Ancap, l’ingresso nel blocco esplorativo offshore Off-5 in Uruguay, dopo l’approvazione delle autorità locali.
Eni ha inoltre raggiunto un accordo per acquisire una quota del 40% nel vicino blocco Off-6, operato da Apa Corporation. Dal Venezuela all’Uruguay, il gruppo guidato da Claudio Descalzi punta così a rafforzare il proprio portafoglio upstream nella regione, mentre la riapertura del settore venezuelano offre nuove opportunità sul fronte del petrolio e del gas.
