Continua l’estate rovente delle banche italiane, alle prese con la seconda fase del risiko. Dopo la proposta di nozze tra pari inviata da Banco Bpm al Monte dei Paschi e la maxi offerta da oltre 30 miliardi di euro lanciata sempre su Siena da Intesa Sanpaolo con il supporto di Unipol, a scendere in campo stavolta potrebbe essere Crédit Agricole, primo azionista di Piazza Meda con 4 consiglieri nel board.
Secondo quanto riferisce Radiocor, che cita fonti finanziarie, dopo giorni di indiscrezioni la Banche Verte avrebbe informato preventivamente il governo Meloni, attraverso il Mef, della loro volontà di salire dal 22,9% a ridosso del 30% (al 29,9%) del capitale di Banco Bpm.
Crédit Agricole, che ha già in tasca l’autorizzazione della Bce per incrementare la propria quota, pur aumentando la presa dell’istituto di Piazza Meda, non avrebbe però intenzione di lanciare un’Opa, operazione necessaria per salire oltre il 30% del capitale, specifica l’agenzia di stampa.
Al momento dunque, la mossa dei francesi sembrerebbe finalizzata più che altro a consolidare ulteriormente la propria posizione e difendere il proprio investimento in vista di possibili future operazioni sul Banco o a preparare il terreno a una possibile integrazione con Crédit Agricole Italia.
Da Crédit Agricole possibile mossa difensiva
Da settimane, o meglio, da quando Giuseppe Castagna, numero uno di Banco Bpm, e Carlo Messina, alla guida di Intesa, hanno riacceso il risiko bancario dopo un 2025 di grandi manovre, il mercato si aspetta una possibile risposta di Unicredit che, una volta conclusa l’offerta su Commerzbank, potrebbe tornare a rivolgere le sue mire in Italia per evitare di perdere terreno prezioso. E, dopo l’ops fallita dello scorso anno, il Ceo Andrea Orcel potrebbe mettere nuovamente nel mirino Piazza Meda. Pochi giorni fa, parlando alla Ceo conference di Mediobanca, il banchiere ha socchiuso la porta a possibili operazioni di consolidamento nell’immediato futuro. “Per il momento siamo solo un osservatore del risiko bancario” in Italia “e per una volta ci godiamo il fatto di essere osservatori e non attori. È molto divertente”, ha detto, aggiungendo però una postilla: “Questa è la nostra posizione. Poi, certo, l’Italia per noi è strategica e quindi, alle giuste condizioni, se ci fossero occasioni le valuteremo”. Ciò che è certo è che se Orcel dovesse decidere di tornare alla carica sul Banco, stavolta non dovrebbe vedersela col Governo (o almeno non solo), i cui poteri di intervento tramite golden power sono tra l’altro stati depotenziati dalla Bce, ma con il primo, ingombrante, socio francese.
“La mossa di Crédit Agricole non giunge del tutto inattesa. La nostra interpretazione è di natura difensiva, con l’obiettivo di proteggere l’investimento in Banco Bpm e le partnership in essere tra i due gruppi dal potenziale interesse di altri operatori in una fase caratterizzata da un forte dinamismo del processo di consolidamento del settore”, ha commentato in una nota Equita. “D’altra parte, alla luce dell’approccio storicamente collaborativo mantenuto da Crédit Agricole nei confronti del governo italiano, continuiamo a ritenere poco probabile il lancio di un’operazione ostile sull’intero capitale di Banco Bpm”. “Al contrario – hanno evidenziato gli analisti di Equita -, l’incremento della partecipazione potrebbe rafforzare l’ipotesi di un percorso di aggregazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, rispetto al quale sarebbe tuttavia necessario valutare attentamente la struttura dell’azionariato della combined entity”.
