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Colombia, ballottaggio presidenziali: il trumpiano De La Espriella è favorito e fa litigare Meloni e Petro

Dopo le recenti elezioni in Bolivia e Cile, anche in Colombia soffia forte il vento dell’estrema destra. L’avvocato 47enne ha superato l’esponente socialista Cepeda già al primo turno e ora è avanti nei sondaggi: si vota domenica 21 giugno. Scontro tra il presidente uscente Petro e la premier italiana

Colombia, ballottaggio presidenziali: il trumpiano De La Espriella è favorito e fa litigare Meloni e Petro

Al presidente uscente Gustavo Petro e alla maggioranza di centrosinistra non sono bastati gli oggettivi passi avanti sulle politiche sociali, dallo storico aumento del salario minimo ai 5 milioni di persone uscite dalla condizione di povertà, dai 3 miliardi di dollari investiti nell’università gratuita e in sussidi alle ragazze madri, fino agli 1,3 miliardi stanziati per sostenere il sistema sanitario: anche in Colombia, dopo Bolivia e Cile (solo per citare le due elezioni più recenti, in attesa dei risultati del Perù dove potrebbe vincere la figlia di Fujimori) soffia forte il vento dell’estrema destra e del trumpismo. Il favorito al ballottaggio delle elezioni presidenziali, in programma domenica 21 ottobre, è adesso il 47enne avvocato Abelardo De La Espriella, che è passato da outsider a frontrunner nei confronti dell’erede designato di Petro, Ivan Cepeda.

Già al primo turno De La Espriella aveva fatto meglio di Cepeda

Già al primo turno, dove Cepeda era atteso ampiamente in vantaggio dai sondaggisti, si era consumato il sorpasso: il leader del movimento Difensori della Patria aveva a sorpresa ottenuto oltre 10 milioni di voti, il 43,8%, con il candidato del governo uscente fermo al 41%. I sondaggi per il secondo turno danno in netto vantaggio l’agitatore di ispirazione trumpiana, soprannominato “El Tigre”, anche se c’è ancora un certo margine di incertezza dovuto agli indecisi, che secondo alcuni rilevamenti potrebbero ribaltare l’esito. Alcuni istituti danno tuttavia avanti De La Espriella con un vantaggio fino a 7 punti percentuali. Ciò è dovuto anche al fatto che il filosofo Cepeda, che si propone in continuità con le riforme sociali di Petro, ha secondo molti commesso l’errore di non riconoscere il risultato del primo turno e soprattutto non è riuscito nemmeno a stringere alleanze con alcuni ex candidati centristi in vista del ballottaggio.

Si chiude una delle campagne più feroci di sempre, tra accuse di narcoterrorismo e fascismo

La campagna elettorale è stata la più aspra che la Colombia abbia visto negli ultimi tempi, segnata da profonde divisioni e da una dialettica feroce. Il candidato di estrema destra ha definito il suo rivale un “bandito, collaboratore di criminali”, un “narcoterrorista” e “erede delle FARC”, mentre Cepeda, solitamente più misurato, lo ha etichettato come un “mafioso fascista”, un “difensore di narcotrafficanti, paramilitari e truffatori” e un “traditore della nazione”. C’è stata una polemica persino sul fatto che per tutta la campagna De La Espriella abbia indossato la maglia della nazionale di calcio, un po’ alla maniera dei Bolsonaro in Brasile, e peraltro proprio nel pieno dell’entusiasmo per i Mondiali in corso. La maggioranza uscente ha chiesto l’intervento della magistratura per vietare all’avversario l’appopriazione indebita di un simbolo di tutti, ma non c’è stato niente da fare. Denunciando un clima insostenibile, il centrosinistra ha per un attimo paventato l’ipotesi di aprire una Assemblea Costituente.

Duro attacco di Petro a Meloni: “Noi siamo come le camicie rosse di Garibaldi, rispetta la Colombia”

Nello scontro si è inserito anche il presidente uscente Petro, che però stando alla normativa non poteva farlo, e infatti un tribunale lo ha fermato perché la Costituzione colombiana vieta categoricamente ai funzionari pubblici in carica, incluso il capo dello Stato, di intervenire nella politica attiva o nei processi elettorali. Questo non ha impedito a Petro di rivendicare i risultati raggiunti dal proprio esecutivo e di sostenere Cepeda per lo meno sui social, dove è scoppiata una polemica persino con la premier italiana Giorgia Meloni. Meloni infatti, all’indomani del primo turno, ha telefonato a De La Espriella per congratularsi e dare il proprio appoggio. Durissima la replica del presidente uscente: “Meloni, te lo dico dalla Colombia: o Mussolini o le brigate di Giuseppe Garibaldi. Noi siamo delle camicie rosse di Garibaldi e non siamo scagnozzi della mafia. Rispetta la Colombia”.

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