Bmw manda in rosso l’auto europea e riaccende i timori sulla tenuta del settore. Il titolo del gruppo tedesco cede circa il 6,6% a Francoforte, scivolando in area 63,38 euro, dopo il profit warning annunciato alla vigilia a mercati chiusi. Un ribasso pesante, che ha spinto le azioni sui livelli più bassi da novembre 2020 e ha trascinato al ribasso anche il resto del comparto automobilistico europeo. Un segnale pesante che va oltre la società di Monaco di Baviera.
La revisione delle stime 2026 ha colpito gli investitori perché arriva appena sei settimane dopo la conferma della guidance in occasione dei risultati del primo trimestre. Una retromarcia brusca, definita radicale da JP Morgan, che mette in discussione la solidità del modello Bmw proprio all’avvio della gestione del nuovo amministratore delegato Milan Nedeljkovic, subentrato il mese scorso a Oliver Zipse.
Bmw: la Cina frena, il Medio Oriente pesa sui margini
Alla base dell’allarme ci sono due fattori: la persistente debolezza del mercato cinese e l’impatto della guerra in Iran su prezzi, costi energetici e fiducia dei consumatori. La Cina, primo mercato mondiale dell’auto, continua a mostrare segnali di rallentamento e nel secondo trimestre ha registrato un’ulteriore decelerazione, soprattutto nel segmento dei veicoli non elettrici. Bmw prevede ora consegne del segmento Automotive in lieve calo rispetto all’anno precedente, mentre in precedenza puntava a una sostanziale stabilità. Il margine Ebit auto è stato tagliato all’1-3%, contro il precedente intervallo 4-6%, mentre l’utile ante imposte è atteso in calo significativo e non più in flessione moderata. Rivista anche la generazione di cassa: il free cash flow del segmento auto è ora stimato sopra 2,5 miliardi di euro, rispetto agli oltre 4,5 miliardi indicati in precedenza.
Restano invece invariati il payout ratio, pari al 30-40% dell’utile netto attribuibile agli azionisti, e il programma di riacquisto di azioni proprie in corso.
Profit warning Bmw: analisti spiazzati, cresce l’ipotesi di tagli alla capacità
La portata della revisione ha sorpreso il mercato. Deutsche Bank e Jefferies hanno sottolineato come il taglio delle stime sia stato decisamente più ampio del previsto. Deutsche Bank ha ricordato che, dopo tre profit warning negli ultimi due anni, in larga parte legati alla Cina, l’immagine di Bmw come gruppo stabile e prevedibile nel settore auto risulta indebolita. Jefferies ritiene che l’eventuale revisione industriale possa colpire soprattutto le attività tedesche del gruppo e accelerare la localizzazione produttiva in mercati come Cina e Nord America, con l’obiettivo di difendere i margini e ridurre la dipendenza dalle esportazioni dalla Germania. JP Morgan non esclude che al capital markets day atteso più avanti nell’anno possa arrivare l’annuncio di un taglio della capacità produttiva nell’ordine del 10-15%.
Le revisioni dei target price hanno aumentato la pressione sul titolo. Jefferies ha ridotto il prezzo obiettivo a 70 euro da 92, confermando il giudizio “Hold”. JP Morgan ha tagliato il target a 82 euro da 100, mantenendo “Overweight”, mentre DZ Bank ha abbassato il fair value a 75 euro da 94, con raccomandazione “Buy”.
Effetto domino sull’auto europea, giù Stellantis e Ferrari
Il profit warning di Bmw si è scaricato sull’intero settore automobilistico europeo, con vendite concentrate soprattutto sui costruttori tedeschi. A Francoforte Mercedes-Benz scende del 3,05% a 47,39 euro, mentre Volkswagen arretra dell’1,68% a 87,62 euro. Più contenuto il calo di Renault a Parigi, in flessione dello 0,68%. A Milano resta sotto pressione Stellantis, che cede l’1,32% dopo aver accusato perdite più pesanti in avvio. Il titolo ha poi ridotto il passivo dopo l’annuncio della collaborazione con Wayve e Uber per esplorare lo sviluppo e l’implementazione su scala globale di robotaxi di livello 4, quindi senza conducente. Per Stellantis il collegamento con la frenata cinese è meno diretto rispetto ai grandi gruppi tedeschi, perché la presenza del gruppo nel Paese è limitata e vale circa l’1% dei volumi complessivi. Le incognite restano però sullo sfondo: da un lato la pressione competitiva dei marchi cinesi in Europa, dall’altro gli effetti macroeconomici della crisi in Medio Oriente, che pesano su costi, consumi e fiducia.
In rosso anche Ferrari, che perde l’1,79%. Il Cavallino appare tuttavia più protetto agli occhi degli analisti: la Cina rappresenta circa il 7% delle consegne e la forza del marchio consente una maggiore flessibilità sui prezzi. Il caso Bmw, quindi, non viene letto come un rischio diretto per Maranello, ma come un segnale di maggiore fragilità per l’intero comparto premium europeo.
La pressione si estende anche alla filiera. Brembo è tra i nomi potenzialmente più esposti, perché Bmw rientra tra i suoi principali clienti e la Cina pesa per circa il 14% del fatturato. Possibili ripercussioni vengono segnalate anche per Pirelli, che realizza nell’area Asia-Pacifico circa il 17% delle vendite. Il sell-off partito da Monaco colpisce così prima di tutto l’auto tedesca, ma riapre il dossier sulla tenuta di tutta la catena europea dell’automotive.
