Scivola Bmw in Borsa dopo la doccia fredda dell’outlook 2025. Il titolo del gruppo tedesco cede oltre il 9% a Francoforte (9,40% a 79,40 euro), ai minimi da inizio anno, in scia all’abbassamento delle stime sugli utili e sui margini. La casa di Monaco ha emesso un profit warning, ammettendo che le difficoltà sul mercato cinese e la mancata riduzione dei dazi tra Stati Uniti ed Europa peseranno più del previsto sui conti del prossimo esercizio.
Cina e Dazi Usa incidono sui conti
Nel nuovo scenario delineato da Bmw, l’utile pre-tasse 2025 è ora atteso “in leggero calo” rispetto al 2024, mentre in precedenza il gruppo prevedeva di mantenerlo “sullo stesso livello”. L’EBIT margin della divisione Automotive è stato ristretto al 5-6%, contro il precedente intervallo del 5-7%, in linea con il consenso FactSet (5,6%). Anche il RoCE (Return on Capital Employed) è stato ridotto a un range 8-10% (dal 9-13%).
Le ragioni sono due. Primo: la Cina, dove i volumi del terzo trimestre sono risultati inferiori alle attese, con un calo dello 0,4% a 147.100 unità, contro l’aumento del 9% in Europa e del 10% nelle Americhe. Per l’intero anno, le vendite nel Paese asiatico risultano in flessione dell’11%. Secondo: il tema dazi, che continua a pesare sull’industria automobilistica europea. L’attesa riduzione delle tariffe Usa sui veicoli importati dall’Ue, dal 27,5% al 15%, non è ancora entrata in vigore, costringendo Bmw a rivedere le proprie ipotesi per il 2025.
Rimborsi rinviati e Free Cash Flow dimezzato
Il gruppo ha inoltre comunicato che i rimborsi tariffari attesi da parte delle autorità tedesche e statunitensi, stimati in “alcune centinaia di milioni di euro”, slitteranno dal 2025 al 2026. Una modifica che impatta direttamente sulla generazione di cassa. Il Free Cash Flow Automotive è ora atteso a oltre 2,5 miliardi di euro, contro la precedente guidance di oltre 5 miliardi (consenso FactSet: 4,4 miliardi).
Segnali misti dalle vendite globali
Il profit warning arriva nonostante un trimestre di ripresa delle consegne, con 588.300 unità vendute nel terzo trimestre (+8,8% su base annua), il primo incremento dopo cinque trimestri consecutivi di calo. Il marchio Bmw è salito del 5,7%, Mini ha registrato un balzo di oltre un terzo (+33%) e Rolls-Royce è avanzata del 13%. I volumi globali, però, restano inferiori ai livelli del 2023, quando la casa tedesca aveva consegnato 621.700 veicoli nello stesso periodo.
Le auto elettriche del gruppo, su cui puntano le strategie di transizione, hanno deluso con un lieve calo dello 0,6% a 102.900 unità, in un contesto di crescente concorrenza interna in Cina da parte di Byd e Chery, che continuano a guadagnare quote di mercato.
In Italia, invece, il gruppo tedesco chiude i primi nove mesi con 66.518 immatricolazioni (+6,1%) in un mercato in calo del 3,3% e con il segmento premium in flessione dell’1,3%.
Settore auto sotto pressione
Gli analisti di Bernstein hanno sottolineato che le nuove previsioni sui margini restano coerenti con le aspettative del mercato, ma hanno giudicato “deludente” la performance cinese. Da Citi, Harald Hendrikse ha riconosciuto la “strategic consistency” e la “solid execution” di Bmw, ma ha ribadito la preoccupazione per la sovraesposizione al mercato cinese, che nell’ultimo anno ha rappresentato il 22% dei ricavi del gruppo, contro il 19% proveniente dagli Stati Uniti.
Il tonfo di Bmw trascina con sé l’intero comparto automobilistico europeo. Porsche, Volkswagen, Stellantis (maglia nera al Ftse Mib oggi) e Renault viaggiano tutte in calo. Intanto il colosso italo-francese, ha annunciato una serie di nomine nel suo Stellantis Leadership Team (Slt), in vista della presentazione del nuovo piano strategico 2026.
