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Samsung, parte lo sciopero di 48 mila lavoratori: rischio chip globali mentre Seul tenta l’ultima mediazione

Samsung verso 18 giorni di sciopero dopo il fallimento dei colloqui sui bonus. Governo pronto a mediare, timori per chip, export sudcoreano e Borsa

Samsung, parte lo sciopero di 48 mila lavoratori: rischio chip globali mentre Seul tenta l’ultima mediazione

Acque sempre più agitate in casa Samsung. Dopo giorni di trattative serrate, mediazioni governative e pressioni politiche, il più grande sindacato di Samsung Electronics ha confermato che da domani, giovedì 21 maggio, partirà lo sciopero generale di 18 giorni. A incrociare le braccia saranno circa 48 mila lavoratori, pari al 38% della forza lavoro sudcoreana del colosso tecnologico.

La rottura è arrivata dopo il fallimento dei colloqui sui bonus e sui meccanismi di retribuzione variabile. In mattinata il leader sindacale Choi Seung-ho aveva spiegato che il sindacato aveva accettato una proposta finale presentata dal presidente della National Labor Relations Commission, ma il management non avrebbe ceduto su uno degli ultimi punti rimasti aperti. Visibilmente commosso, Choi si è scusato con l’opinione pubblica per il mancato accordo, aggiungendo che il sindacato continuerà a cercare un’intesa anche durante lo sciopero.

Una porta, dunque, resta socchiusa. Nel pomeriggio di mercoledì le discussioni sono riprese con la mediazione del ministro del Lavoro Kim Young-hoon, segnale che il governo sudcoreano non considera ancora chiusa la partita. Ma la mobilitazione, almeno per ora, è confermata. E il rischio è che la vertenza più delicata nella storia recente di Samsung si trasformi in un caso nazionale, con possibili ricadute sulla crescita della Corea del Sud e sulla catena globale dei chip.

Sciopero Samsung: il nodo dei bonus e la distanza con SK hynix

Il cuore dello scontro è la distribuzione dei bonus. Il sindacato chiede l’eliminazione del tetto che limita il premio annuale al 50% dello stipendio, l’assegnazione del 15% dell’utile operativo annuo a un fondo condiviso con i lavoratori e la formalizzazione di questo meccanismo oltre il singolo esercizio. Samsung considera queste richieste eccessive. In una nota, l’azienda ha sostenuto che accettarle significherebbe compromettere i principi fondamentali della gestione aziendale, soprattutto perché il confronto riguarda anche il modo in cui i bonus dovrebbero essere distribuiti tra la redditizia divisione delle memorie e le attività dei chip logici, che invece registrano perdite.

Dietro la vertenza c’è però anche un tema di confronto competitivo. I lavoratori Samsung guardano ai colleghi di SK hynix, rivale più piccola ma diventata centrale nella fornitura di memorie ad alta banda per i chip di intelligenza artificiale destinati a Nvidia. Secondo il sindacato, lo scorso anno i dipendenti di SK hynix avrebbero ricevuto bonus oltre tre volte superiori rispetto a quelli di Samsung. Una differenza che avrebbe alimentato malcontento, uscite verso il concorrente e una forte crescita dell’adesione sindacale.

La frattura arriva in una fase paradossale. Samsung resta una delle aziende più ambite in Corea del Sud, ma il boom dell’intelligenza artificiale ha cambiato le aspettative interne. I lavoratori vedono margini in forte ripresa nel comparto memoria e chiedono una quota più ampia della ricchezza generata da una fase favorevole del ciclo dei semiconduttori.

L’attenzione si sposta ora su Seul. Il governo aveva già avvertito nel fine settimana di essere pronto a valutare un ordine di arbitrato d’emergenza, uno strumento raro che sospenderebbe lo sciopero per 30 giorni e costringerebbe le parti a proseguire la trattativa sotto la mediazione della National Labor Relations Commission. Nella storia moderna della Corea del Sud questa misura è stata utilizzata solo quattro volte. Può essere invocata quando le autorità ritengono che una controversia industriale possa provocare un grave danno all’economia nazionale. Se la mediazione fallisce, la disputa passa poi a un collegio arbitrale indipendente, chiamato ad ascoltare le parti e a emettere una decisione vincolante. Chi non rispetta l’ordine rischia fino a due anni di carcere o una multa di 20 milioni di won.

Per ora, però, il governo frena. Un funzionario sudcoreano ha definito premature le ipotesi di arbitrato d’emergenza, sostenendo che c’è ancora spazio per il dialogo. Anche la ripresa dei colloqui nel pomeriggio di mercoledì, con la mediazione del ministro del Lavoro, conferma il tentativo di evitare una forzatura istituzionale.

Il presidente Lee Jae Myung, pur considerato vicino al mondo del lavoro, ha assunto una posizione più dura. Durante una riunione di gabinetto ha criticato un sindacato che, a suo giudizio, starebbe “superando il limite” chiedendo una quota dell’utile operativo aziendale prima ancora del pagamento delle imposte. Lee ha ricordato che il governo deve intervenire quando qualcuno oltrepassa il limite, per garantire comportamenti responsabili nell’interesse della collettività.

La vertenza ha anche una dimensione politica. Il 3 giugno la Corea del Sud voterà per eleggere sindaci e governatori. Il blocco liberale di Lee è dato in vantaggio, ma uno sciopero di questa portata potrebbe pesare nei distretti più incerti e nella provincia di Gyeonggi, area cruciale per l’economia nazionale e sede di molti lavoratori degli impianti Samsung.

La minaccia ai chip globali e all’economia sudcoreana

Lo sciopero arriva in un momento estremamente sensibile per l’industria globale dei semiconduttori. Samsung è il più grande produttore mondiale di chip di memoria e rappresenta quasi un quarto delle esportazioni sudcoreane. Un’interruzione della produzione, anche parziale, rischia quindi di avere effetti ben oltre i cancelli degli stabilimenti.

La domanda legata all’intelligenza artificiale ha già creato tensioni sull’offerta di memorie avanzate. Data center, server, acceleratori, infrastrutture cloud e dispositivi elettronici dipendono da una filiera sempre più sotto pressione. In questo contesto, un blocco di 18 giorni in Samsung potrebbe alimentare ulteriormente i rincari e rendere più incerta la disponibilità di componenti chiave.

Secondo un funzionario della banca centrale sudcoreana, nello scenario peggiore lo sciopero potrebbe sottrarre 0,5 punti percentuali alla crescita economica del Paese, oggi stimata al 2,0% per quest’anno. Le autorità hanno inoltre indicato che una grave interruzione produttiva potrebbe causare a Samsung perdite giornaliere fino a 1.000 miliardi di won, circa 665 milioni di dollari.

Gli analisti invitano comunque alla prudenza. L’impatto sulle catene di fornitura potrebbe restare contenuto se lo sciopero non andrà oltre i 18 giorni previsti. Il problema più immediato, però, riguarda il sentiment del mercato e la percezione di un aumento strutturale dei costi nel settore delle memorie. In altre parole, anche prima di fermare materialmente le consegne, lo sciopero può già pesare sui prezzi, sui contratti e sulle strategie dei grandi clienti tecnologici.

Borsa prudente, investitori divisi sul vero rischio

Il mercato ha reagito con cautela alla conferma dello sciopero. Le azioni Samsung hanno chiuso in rialzo dello 0,18%, ma restano in calo del 2,8% nella settimana. Nell’ultimo mese il titolo è salito del 30%, una corsa importante ma inferiore al rally del 63% registrato da SK hynix, che ha beneficiato con maggiore forza della domanda di memorie per l’intelligenza artificiale.

Per gli investitori, il rischio non è soltanto il costo una tantum dello sciopero. Una parte del mercato teme soprattutto che la vertenza possa aprire la strada a un aumento permanente del costo del lavoro, con effetti più duraturi sui margini futuri di Samsung. La vera partita finanziaria è capire se il conflitto resterà un episodio circoscritto o se cambierà il rapporto di forza tra azienda e dipendenti in una fase di utili in forte ripresa.

La decisione del tribunale, che nei giorni scorsi ha imposto il mantenimento di livelli minimi di personale per evitare danni a materiali e impianti, resta un argine parziale. Samsung ha comunicato al sindacato che 7.087 lavoratori dovranno comunque presentarsi in servizio per garantire le attività essenziali. Il sindacato, dal canto suo, ha confermato la mobilitazione. Da domani si capirà quanto lo sciopero inciderà davvero sulla produzione.

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