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La burocrazia costa alle imprese 3,4 milioni di giornate all’anno: ecco che cosa significa

È quanto emerge da un report realizzato da Fondazione Promo Pa presentato venerdì 15 maggio a Padova nel corso del convegno nazionale “Trasparenza, innovazione e sviluppo: trent’anni di storia del Registro delle Imprese”.

La burocrazia costa alle imprese 3,4 milioni di giornate all’anno: ecco che cosa significa

Un totale di 3,4 milioni di giornate-uomo all’anno dedicate ad attività amministrative a basso valore aggiunto, pari a un costo di 673,9 milioni di euro, che potrebbe essere significativamente ridotto grazie alla digitalizzazione, ricorrendo a strumenti che già esistono: questo, il conto – salato – degli adempimenti connessi alle 10 autocertificazioni più diffuse con cui si misurano le imprese italiane, per un totale di 27,5 milioni di pratiche.

È quanto emerge da un report realizzato da Fondazione Promo Pa presentato venerdì 15 maggio, a Padova nel corso del convegno nazionale “Trasparenza, innovazione e sviluppo: trent’anni di storia del Registro delle Imprese”. L’appuntamento, promosso da Camera di Commercio di Padova, Unioncamere e InfoCamere, è stato occasione per celebrare i 30 anni dall’entrata in funzione del Registro delle Imprese che ha rappresentato e rappresenta un’innovazione significativa nel processo di digitalizzazione e semplificazione amministrativa.

Il presidente di Unioncamere Andrea Prete: “Il Registro delle imprese italiano è tra i più avanzati in Europa”

«Il Registro delle imprese che celebriamo oggi – ha spiegato Andrea Prete, Presidente Unioncamere – ha diversi primati: è il primo in Europa per numero di imprese ed è tra i sistemi più avanzati nell’utilizzo di tecnologie digitali innovative, come l’intelligenza artificiale o i sistemi di identificazione digitali. Questa piattaforma, inoltre, si colloca tra i sistemi più moderni in termini di servizi online: solo la metà dei Paesi europei offre infatti oltre cinque servizi digitali e l’Italia è tra questi. Tra i servizi disponibili rientrano tra l’altro il deposito elettronico delle dichiarazioni annuali e l’utilizzo di servizi digitali da parte di soggetti terzi, funzionalità ancora poco diffuse nel resto d’Europa. Grazie a questo utilizzo intenso e innovativo del digitale, il Registro delle imprese italiane ha assicurato nel tempo notevoli benefici nell’attività di impresa: meno costi amministrativi, trasparenza, garanzia di legalità».

«Oltre quarant’anni fa, proprio qui a Padova – ha spiegato Antonio Santocono, Presidente della Camera di Commercio di Padova e di InfoCamere – Mario Volpato, allora presidente della Camera di Commercio, ha saputo immaginare la rete prima di Internet e avuto l’intuizione visionaria che ha dato vita al primo network fra pubbliche amministrazioni, cogliendo il valore dell’interoperabilità dei dati con qualche decennio di anticipo. Sulla scia di questa innovazione è nato poi nel 1996 il Registro delle Imprese, che ha segnato una decisa accelerazione nel rapporto fra imprese e pubblica amministrazione diventando un modello di riferimento anche a livello internazionale. Una “rivoluzione” tutt’altro che conclusa, un messaggio ancora attuale: i dati del report ci mostrano i nodi ancora da affrontare sulla strada della semplificazione, una sfida che vede impegnato in prima linea tutto il sistema camerale».

L’indagine: oltre un’ora in media per ogni pratica

L’indagine realizzata da Promo PA ha stimato inoltre un tempo medio di 63 minuti per la compilazione di ogni autocertificazione e ha interpellato attraverso una survey qualitativa anche le imprese sulle criticità riscontrate, evidenziando, tra i principali problemi segnalati, l’obbligo di ripresentare la stessa dichiarazione ad ogni nuova procedura con la PA, (8,3 su scala 1/10), la complessità e la ripetitività degli adempimenti (7,4), il dialogo difficile con la PA (7,4), la richiesta di modulistica diversa da parte di amministrazioni diverse per la stessa autocertificazione 7,2 su scala 1/10). Dalla ricerca emergono alcune indicazioni di possibile risposta utili per risolvere queste criticità.

La Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) – che funge da interconnessione con le banche dati di Inps, Inail, Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Entrate Riscossione e delle Camere di Commercio – è conosciuta solo dal 17% delle imprese. Proprio questo strumento è individuato come la strada per arrivare alla “decertificazione” eliminando le autocertificazioni con dati acquisiti alla fonte in tempo reale e modo automatico e validati dal sistema. Tre le direttrici operative individuate da InfoCamere: rendere cogente la decertificazione, obbligando le amministrazioni a riversare le notizie sulle imprese sulla PDND, accompagnare imprese e PA con formazione, sportelli digitali, campagne informative; valorizzare le potenzialità della piattaforma alimentandola con i dati delle imprese, a partire dalle certificazioni più frequenti. Da qui la proposta, lanciata in occasione del convegno, di utilizzare l’app impresa-italia.it che consente l’accesso facile al Registro delle Imprese, realizzata da InfoCamere, per portare le autocertificazioni direttamente sullo Smartphone degli imprenditori.

Nel corso dell’evento sono state inoltre presentate alcune analisi di Unioncamere relative al valore economico complessivo generato – in trent’anni – dal Registro delle imprese, stimato in un range compreso fra i 34 e i 41 miliardi di euro. Secondo i dati presentati, a fronte di un investimento complessivo tra il 1996 e il 2025 stimabile in circa 7 miliardi di euro, versati dalle imprese, il Registro delle Imprese genera benefici rilevanti in termini di riduzione dei costi amministrativi, semplificazione digitale, trasparenza del mercato, interoperabilità dei dati e sostegno alla legalità economica. A questi si aggiungono effetti legati alla maggiore liquidità disponibile per gli investimenti e al ruolo degli investimenti tecnologici, in particolare di InfoCamere. Nel complesso, i benefici economici e amministrativi generati nei trent’anni di attività sono stimati prudenzialmente in circa 10 miliardi di euro. A questo valore si sommano le esternalità positive derivanti dalla riduzione dei costi di transazione per le imprese, stimate tra 16 e 24 miliardi di euro.

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