“Just a restaurant from Akron”. Appena un ristorante da Akron. Per lanciare il suo primo locale ad Akron, la sua città natale nell’Ohio, il campione Nba LeBron James ha scelto lo stesso slogan usato per “firmare” la sua carriera da ragazzo qualsiasi venuto fuori dalla provincia degli Stati Uniti: “Just a kid from Akron”. Attualmente in forza ai Los Angeles Lakers, con i quali sta giocando i playoff in questi giorni, LeBron ha dato al suo ristorante il nome “Buckets” (canestri, come gli oltre 16mila che lui ha collezionato in Nba), aggiungendo sull’insegna “Good Food. Good Times. We promise”.
“We promise” non indica una promessa qualsiasi, perché l’hamburgeria aperta il 1° aprile scorso con l’avviso “No joke” (non è uno scherzo) è gestita da studenti, genitori e diplomati della “I Promise School” della LeBron James Family Foundation, e funge da tirocinio di formazione nel settore dell’ospitalità. Ogni dipendente di Buckets, dalla sala alla cucina, ha infatti trascorso settimane ad apprendere le basi dell’ospitalità, molti di loro imparando a cucinare per la prima volta.
Buckets è specializzato in pollo fritto e propone prezzi accessibili
“Ogni membro dello staff ha avuto a che fare in qualche modo con la ‘I Promise School’, e questo background comune conferisce al ristorante un’atmosfera decisamente familiare. L’accoglienza è calorosa e il menù ispirato alla cucina soul food”, ha scritto il sito specializzato Food&Wine. Ovviamente questa sorta di tirocinio è anche correttamente remunerata e il locale ha una funzione sociale pure sul lato clienti, dato che per volontà di LeBron James offre cibo a prezzi rigorosamente accessibili.
Buckets è specializzato in pollo fritto e sorge all’interno di House Three Thirty, uno spazio polifunzionale gestito ancora una volta dalla fondazione del famoso cestista. Insomma tutto ruota intorno a lui, compreso il menù, ad incominciare da quel “Taco Tuesday” diventato virale qualche anno fa proprio perché piatto favorito di James, il quale una volta ha anche tentato di registrarne il marchio. E poi c’è una buona selezione di vini, altra passione del campionissimo.
Le recensioni impietose: “Cibo mediocre e scialbo”
Tuttavia, pur riconoscendo il valore solidale dell’iniziativa e i prezzi effettivamente popolari (ce la si può cavare con una ventina di dollari a testa), in queste prime settimane di funzionamento le recensioni portano a pensare che il “good food” sia rimasto una promessa. Su Google Buckets ha raggiunto un onorevole 4,5/5, mentre su Facebook la media delle valutazioni è di 3,7/5, non proprio un punteggio da campione Nba.
E soprattutto molte recensioni sono impietose: “Servizio pessimo, cibo freddo. Il cibo non è fatto in casa, è surgelato”; “Il cibo era mediocre. Abbiamo preso gli sloppy joes, la carne aveva la consistenza del paté per cani/gatti e un sapore dolce”; “Il pollo fritto aveva un aspetto magnifico, ma era insapore, incredibilmente scialbo. E non c’era una sola bottiglia di salsa piccante sul tavolo”; “Il mac and cheese era appena tiepido e non sembrava affatto fatto in casa”; “Ho ordinato una birra, ma ci hanno portato una birra analcolica. Pagamento solo con carta di credito, ma con una commissione”. Queste alcune lamentele di una clientela sempre esigente.
