La geopolitica è ormai di fatto entrata nella bollette dei consumatori europei. E non si tratta di sorprese piacevoli. I Ventisette riuniti a Cipro per il vertice informale di due giorni dei capi di Stato di Governo europei hanno per l’ennesima volta richiamato la necessità di riaprire lo Stretto di Hormuz e favorire i negoziati per un cessate il fuoco. Secondo Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo, serve il rispetto del diritto internazionale e della libertà di navigazione. La diplomazia, ha aggiunto Costa, è “l’unica via sostenibile”.
Meloni e Sanchez chiedono scorporo spese aiuti di Stato
Ma nel frattempo gli effetti della crisi si sono già scaricati sui prezzi dell’energia. La Commissione ha presentato un pacchetto di misure ma esclude ogni sospensione del Patto di stabilità. Gli effetti pesano tuttavia molto di più su alcuni Paesi rispetto ad altri. Tra i più penalizzati proprio l’Italia con la premier Giorgia Meloni che nella serata di giovedì e anche ieri ha cercato di spiegare la situazione italiana particolarmente pesante per il settore dell’autotrasporto e per i possibili aumenti dei prezzi dei beni di consumo e per i rischi di nuova inflazione.
Meloni, insieme al premier spagnolo Pedro Sanchez, si è fatta interprete al vertice della necessità di uno scorporo delle spese degli aiuti di Stato per i costi dell’energia. Con il deficit al 3,1% nel 2025 l’Italia è sotto procedura europea e non ha sufficienti margini fiscali mentre Sanchez chiede maggiore spazio fiscale per accelerare la transizione verde. In sostanza – ha spiegato la Meloni – se partirà il Temporary Framework per gli aiuti di Stato, noi non abbiamo uno spazio fiscale sufficiente. Di qui la necessità di scorporare dal patto di stabilità i costi aggiuntivi per l’energia. La Premier ne avrebbe discusso anche con il cancelliere tedesco Friedrich Merz ma senza ottenere affidamenti concreti. Risposte incoraggianti Meloni e Sanchez le avrebbero invece ricevute dalle autorità di Polonia, Cechia, Bulgaria, Ungheria e Slovacchia. La Francia con il nucleare ha meno necessità di avere maggiori spazi di flessibilità sui costi dell’energia e infatti non vi è traccia di un colloquio tra Meloni e Macron a margine del vertice Ue.
“Vedremo come questo dibattito si svilupperà – ha commentato al Meloni – ma io continuo a ritenere che quando si parla di allentamento delle regole sugli aiuti di Stato, questo possa essere sensato”. La Presidente del Consiglio ha ricordato che “la questione della capacità fiscale non è uguale nei diversi Stati membri” e che serve uno scorporo dal computo del deficit delle spese sostenute per i settori colpiti. Ma l’intesa con Madrid si limita alla flessibilità. Sulla posizione della Spagna nei rapporti con gli Stati Uniti e la sua possibile uscita dalla Nato la Meloni si è detta “nettamente contraria”.
Von der Leyen: no allo stop del Patto di stabilità
La strategia della Commissione Ue prevede di tamponare l’emergenza oggi e immaginare un futuro migliore con il piano industriale rinviato al 2035.
Per la presidente della Commissione non ci sono però le condizioni di recessione generalizzata che possano giustificare la sospensione del Patto di stabilità come nel caso della pandemia da Covid. Von der Leyen ha replicato ricordando che l’Unione ha già messo sul tavolo 300 miliardi per gli investimenti energetici e che un terzo delle risorse deve ancora essere speso. Prima usate quelli, ha detto, poi ne riparliamo.
La risposta alla crisi energetica fa riemergere la vecchia divisione tra il partito dei frugali e quello della spesa, ma anche tra chi vorrebbe da parte di Bruxelles azioni più incisive per far fronte ai settori colpiti e chi ritiene che le indicazioni della Commissione europea siano già sufficienti. Se poi la questione si inserisce nel contesto del nuovo dibattito sul bilancio pluriennale da concordare entro l’anno, si capisce perché i leader europei giocano partite differenti a seconda della disponibilità di cassa, ovvero dello spazio fiscale concesso dalle regole di bilancio europeo. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha ricordato agli Stati che ci sono ancora 95 miliardi di fondi del Next Generation Eu, in scadenza ad agosto, non ancora utilizzati e che potrebbero essere utilizzati per gli investimenti energetici.
Il dibattito si intreccia con quello del Quadro finanziario pluriennale 2028-2034. “Un negoziato difficilissimo nel quale le posizioni tra loro partono in maniera molto diversa”, ammette Meloni, marcando le linee rosse dell’Italia sui fondi della coesione e della politica agricola comune, che devono camminare insieme a quelli per la difesa e la competitività. Peccato che due campioni del rigore come Germania e Olanda abbiano già mercato il loro territorio. “Dovremo stabilire nuove priorità, e questo significa che dovremo anche ridurre la spesa nel bilancio europeo in altri settori. Un aumento del debito è fuori discussione, così come l’emissione di obbligazioni europee sul mercato dei capitali”, rimarca il cancelliere tedesco Friedrich Merz.
