La tournée europea del presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva è iniziata con la partecipazione al raduno progressista organizzato dal premier spagnolo Pedro Sanchez a Barcellona, ed è proseguita poi con le visite di Stato in Portogallo e soprattutto in Germania. L’incontro con il cancelliere Friedrich Merz segna un nuovo capitolo nei rapporti economici tra i due Paesi, con la firma di un accordo strategico sulle terre rare e sui minerali critici, risorse sempre più centrali nella competizione globale per la transizione energetica e di cui il Brasile è ricco.
Il Paese sudamericano è infatti al secondo posto mondiale dietro solo alla Cina per riserve di terre rare ed è al primo posto in assoluto per alcune di queste, tra cui il niobio di cui si parla meno ma che sta diventando sempre più importante. L’intesa con la Germania punta a rafforzare la cooperazione lungo tutta la filiera: dalla ricerca all’innovazione industriale, fino al finanziamento di tecnologie avanzate.
Lula spinge per un asse più stretto con l’Europa, dall’accordo Ue-Mercosur all’energia
In un contesto internazionale segnato dalla corsa alle materie prime necessarie per batterie, semiconduttori e tecnologie verdi, il Brasile si propone come partner affidabile per l’Europa, soprattutto in questa fase di forti tensioni geopolitiche e di difficoltà delle catene di approvvigionamento globale. Ecco perché, ad esempio, è proprio Lula ad aver insistito di più per la firma dell’accordo di libero scambio Ue-Mercosur, che invece Bruxelles fatica a rendere efficace a causa delle resistenze di alcuni Paesi, Italia compresa.
L’accordo dunque non è solo economico, ma anche politico. Lula ha sottolineato la volontà del Brasile di assumere un ruolo da protagonista nella nuova economia verde, rivendicando una posizione diversa rispetto al passato: non più semplice esportatore di materie prime, ma attore integrato nelle catene del valore ad alto contenuto tecnologico. “Ci siamo stancati di essere trattati come un Paese del terzo mondo”, ha detto con orgoglio il presidente brasiliano ad Hannover.
Non solo terre rare: Lula candida il Brasile ad “Arabia Saudita dei biocarburanti”
Accanto al dossier minerario, un altro tema ha dominato la visita: quello dei biocarburanti. Durante gli incontri ufficiali e alla Fiera industriale di Hannover, il presidente brasiliano ha rilanciato una formula destinata a far discutere: “Il Brasile può diventare l’Arabia Saudita dei biocarburanti”.
L’espressione, volutamente evocativa, richiama il ruolo che l’Arabia Saudita ha storicamente svolto nel mercato globale del petrolio. Lula intende suggerire che il Brasile potrebbe occupare una posizione analoga, ma nel campo delle energie rinnovabili. Il Paese dispone infatti di condizioni uniche: vasta disponibilità di terra coltivabile, clima favorevole e una lunga tradizione nella produzione di etanolo da canna da zucchero (o ancora meglio da mais, stando alle recenti indicazioni del mercato) e biodiesel.
Nel suo intervento, Lula ha insistito soprattutto sull’efficienza ambientale dei biocarburanti brasiliani, citando studi secondo cui essi possono ridurre fino al 90% le emissioni di CO2 rispetto ai combustibili fossili. Da qui l’appello all’Europa a superare diffidenze e resistenze ideologiche verso queste fonti energetiche, considerate dal presidente una soluzione “economica ed efficiente” per decarbonizzare il settore dei trasporti.
Oltre le rinnovabili: il Brasile vuole diventare potenza energetica
Il paragone con l’Arabia Saudita va quindi letto in chiave strategica: Lula immagina un futuro in cui il Brasile non solo soddisfa il proprio fabbisogno energetico con fonti rinnovabili, ma diventa anche esportatore globale di combustibili “verdi”, influenzando prezzi, tecnologie e standard internazionali. In questa visione, biocarburanti e minerali critici rappresentano due facce della stessa ambizione: trasformare il Paese in una potenza energetica del XXI secolo.
La visita in Germania evidenzia proprio questa doppia traiettoria. Da un lato, l’accordo sulle terre rare inserisce il Brasile nella competizione industriale legata alle tecnologie pulite. Dall’altro, la promozione dei biocarburanti rafforza il suo ruolo nella transizione energetica globale. Resta da vedere se questa strategia riuscirà a tradursi in risultati concreti. Molto dipenderà dalla capacità di attrarre investimenti, sviluppare infrastrutture e conciliare crescita economica e sostenibilità ambientale. Ma il messaggio politico è chiaro: il Brasile non vuole più essere un attore marginale, bensì uno dei protagonisti della nuova economia verde.
