In arrivo un riassetto per B.F. Bonifiche Ferraresi, gruppo quotato a Piazza Affari e protagonista della filiera agroindustriale italiana. Arum, la società riconducibile al presidente esecutivo Federico Vecchioni, e Dompé Holdings, che fa capo a Sergio Dompé, hanno deciso di promuovere congiuntamente un’offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria sulle azioni ordinarie della holding. La mossa punta a rafforzare il controllo sulla società senza portarla fuori dalla Borsa.
L’annuncio è arrivato prima dell’apertura dei mercati e ha immediatamente acceso il titolo, salito fino ad avvicinarsi al prezzo dell’offerta fissato a 5 euro per azione. Nel mirino c’è il restante 50,88% del capitale, mentre i due offerenti partono già da una posizione complessiva vicina al 49% e intendono ora consolidare ulteriormente la propria presenza.
Prezzo, premio e valore dell’operazione
Nel dettaglio, l’Opa ha per oggetto fino a 133.242.020 azioni, pari al 50,878% del capitale sociale. Restano escluse le quote già detenute dai due offerenti: il 24,147% in capo ad Arum e il 24,975% a Dompé Holdings. Il corrispettivo previsto è interamente in contanti e fissato a 5 euro per azione, con un premio del 13,80% rispetto al prezzo ufficiale registrato il 20 aprile.
Se l’adesione dovesse essere totale, il valore massimo dell’operazione arriverebbe a 666,210 milioni di euro. Una cifra che fotografa la portata finanziaria della mossa e che si colloca su una società che, prima dell’annuncio, esprimeva una capitalizzazione di circa 1,15 miliardi di euro. Per gli azionisti di minoranza si apre così una finestra con un incentivo immediato sul prezzo, mentre per i promotori l’operazione rappresenta un tassello decisivo nella ridefinizione del controllo.
Governance più solida, non addio al listino
Non si tratta di una manovra finalizzata al delisting, ma di un intervento pensato per rafforzare la governance e stabilizzare l’assetto proprietario. L’obiettivo è accrescere le rispettive partecipazioni e mettere in sicurezza alcuni snodi di governo societario, così da dare continuità ai piani strategici e industriali di medio-lungo periodo.
In questa cornice si inserisce anche la scelta di arrivare a un patto parasociale tra Arum e Dompé Holdings, destinato a disciplinare i futuri equilibri della società. Le azioni eventualmente acquistate nell’ambito dell’offerta saranno ripartite in maniera paritetica tra i due soggetti. L’idea di fondo è costruire una base proprietaria più compatta, in grado di accompagnare il management in un contesto di maggiore stabilità, sostenendo investimenti mirati lungo le filiere produttive e sul fronte dell’innovazione tecnologica, con l’ambizione di rafforzare ulteriormente la competitività del gruppo anche sui mercati internazionali.
Le prossime tappe e il nodo del flottante
Sul piano operativo, il percorso dell’offerta passerà attraverso il vaglio delle autorità competenti. L’operazione dovrà ottenere le necessarie autorizzazioni regolamentari, comprese quelle relative ad antitrust e golden power, mentre il periodo di adesione sarà compreso tra 15 e 40 giorni di Borsa aperta, secondo quanto previsto dalla disciplina applicabile.
Restano poi sullo sfondo gli scenari successivi all’Opa. Nel caso in cui la partecipazione complessiva degli offerenti dovesse superare il 90% del capitale, sarà necessario ripristinare un flottante sufficiente a garantire la regolare negoziazione del titolo. Oltre la soglia del 95%, invece, scatterebbero gli obblighi previsti sulle azioni residue.
Il quadro azionario di B.F. vede tra i soci rilevanti anche Fondazione Cariplo con il 5,791%, Eni Natural Energies con il 5,315%, Ismea con il 4,315% e Inarcassa con il 4,003%. Un mosaico che adesso rischia di essere profondamente ridefinito dalla doppia offensiva firmata Vecchioni-Dompé.
