Giornata densa di novità per Stellantis. Il gruppo ha annunciato da un lato la fine della produzione automobilistica a Poissy, storico stabilimento alle porte di Parigi che smetterà di assemblare vetture entro la fine del 2028, e dall’altro l’accordo quinquennale con Microsoft per accelerare l’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi, nei servizi e nella sicurezza. Sullo sfondo resta poi aperto un terzo dossier, più delicato e ancora solo potenziale, quello di una possibile riconversione di parte della capacità produttiva civile verso la difesa, in un contesto internazionale ormai segnato da tensioni geopolitiche crescenti con le filiere dell’automotive sotto pressione e in cerca di nuovi possibili sbocchi.
Poissy, finisce una lunga stagione dell’auto francese
La decisione di fermare la produzione di automobili a Poissy chiude una storia industriale che parte alla fine degli anni Trenta. Il sito, commissionato da Ford e poi passato nel tempo sotto Chrysler, Peugeot e infine Stellantis dopo la fusione del 2021, è stato per decenni uno dei simboli della manifattura automobilistica francese. Al suo apice, intorno al 1976, produceva oltre 500 mila veicoli l’anno e occupava fino a 27 mila lavoratori.
Oggi il quadro è radicalmente diverso. Poissy è rimasto l’ultimo impianto di assemblaggio ancora attivo nell’Île-de-France e uno dei cinque stabilimenti francesi del gruppo, ma la sua centralità si è progressivamente ridotta. Attualmente produce la DS3 e soprattutto l’Opel Mokka, con volumi ormai molto lontani dai livelli di un tempo. Le stime indicano circa 68 mila unità nel 2026 e 65 mila nel 2027, contro le 145.800 del 2023. A fine 2025, secondo rapporti interni ripresi dalla stampa francese, il tasso di utilizzo della capacità si sarebbe fermato al 58%, una soglia giudicata distante dai livelli minimi necessari per garantire la sostenibilità economica di una fabbrica automobilistica.
Il mancato annuncio, lo scorso autunno, dell’assegnazione di un nuovo modello aveva già acceso i riflettori sul futuro del sito. Ora l’ufficializzazione dello stop alla produzione di vetture conferma che per Poissy si chiude davvero un’epoca. E insieme conferma anche la difficoltà di tenere in piedi, nelle forme tradizionali, una parte della base industriale europea dell’auto.
La riconversione per salvare Poissy tra nuovi impieghi e tagli
La fine della produzione di auto non significherà la chiusura del sito di Poissy, che Stellantis intende trasformare con un investimento da oltre 100 milioni di euro. L’impianto sarà riconvertito verso attività di componentistica per altri stabilimenti del gruppo, economia circolare, ricondizionamento e riciclo, con nuovi reparti per stampaggio, verniciatura, assemblaggio motori, stampa 3D e preparazione di veicoli speciali. L’obiettivo è preservare una parte rilevante della presenza industriale, ma anche adattare la fabbrica a una filiera che cambia rapidamente.
Il nodo centrale resta l’occupazione. Oggi Poissy conta tra 1.600 e 1.925 dipendenti, mentre il piano punta a mantenere 1.000 posti di lavoro entro il 2030, accompagnando la transizione con formazione, riqualificazione e misure di uscita per una parte degli addetti.
In questo senso, il destino dello stabilimento va oltre il caso aziendale e diventa il riflesso della più ampia crisi dell’automotive francese, che in tredici anni ha perso un terzo della forza lavoro, scesa da 425.500 addetti nel 2010 a 286.800 nel 2023. Poissy diventa così il simbolo di una Francia che tenta di difendere la propria base manifatturiera, pur dovendo fare i conti con un ridimensionamento ormai strutturale del settore.
L’accordo con Microsoft accelera la svolta digitale
Nello stesso giorno dell’annuncio su Poissy, Stellantis ha presentato anche l’accordo strategico quinquennale con Microsoft, segnale di una strategia che tiene insieme riorganizzazione industriale e accelerazione tecnologica. Le due aziende stanno sviluppando oltre 100 iniziative di intelligenza artificiale lungo tutta la catena del valore, dal customer care allo sviluppo prodotto, fino alle operazioni industriali, con applicazioni che spaziano dalla manutenzione predittiva al testing avanzato e ai nuovi servizi digitali per i clienti.
L’intesa punta anche su cybersicurezza e cloud. Stellantis realizzerà un centro globale di sicurezza informatica basato sull’IA, esteso ai sistemi IT, ai veicoli connessi e agli stabilimenti, mentre la modernizzazione dell’infrastruttura con Microsoft Azure mira a ridurre del 60 per cento l’impatto dei data center entro il 2029.
Sul fronte interno, il gruppo ha già avviato la diffusione di strumenti come Copilot Chat e di 20 mila licenze Microsoft 365 Copilot, accompagnate da formazione dedicata. Il messaggio è chiaro: per Stellantis software, dati e sicurezza non sono più un supporto al prodotto, ma una parte sempre più centrale del business automobilistico.
Stellantis: ipotesi Difesa sul tavolo ma non a breve
Sul mercato, intanto, il titolo Stellantis ha beneficiato di queste novità, con un rialzo a Piazza Affari, pur restando in forte calo da inizio anno. Ma accanto al dossier IA si è riaffacciato anche il dibattito su una possibile riconversione industriale dell’automotive verso la difesa. Le indiscrezioni riportano contatti in fase molto iniziale tra il Pentagono e gruppi come Ford e General Motors per valutare l’impiego della capacità produttiva civile nella realizzazione di componenti militari, in un contesto segnato dall’urgenza imposta dal conflitto con l’Iran e dal sostegno all’Ucraina, che hanno eroso le scorte di munizioni.
Secondo gli analisti di Equita, uno scenario del genere può essere credibile, ma richiederebbe tempi lunghi, nuovi investimenti e riguarderebbe solo una parte limitata degli impianti. Il nodo è soprattutto tecnico, perché la produzione militare richiede specializzazioni e adattamenti che non si improvvisano. Più che una soluzione immediata, la difesa resta quindi un’ipotesi di prospettiva dentro una più ampia ricerca di nuovi sbocchi industriali per il settore automobilistico.
