L’amministrazione Trump sta valutando le possibili ripercussioni sull’economia di un potenziale aumento dei prezzi del petrolio fino a 200 dollari al barile in conseguenza alla guerra in Iran, così da essere preparata a tutte le eventualità, compreso un conflitto prolungato. Lo riportano alcune fonti di Bloomberg specificando per altro che in tempi di crisi è normale che vengano fatte delle valutazioni sulle prospettive di crescita, senza che ciò rappresenti necessariamente una previsione.
Ancor prima dell’inizio della guerra, il Segretario del Tesoro Scott Bessent aveva espresso preoccupazione per il fatto che il conflitto avrebbe fatto aumentare i prezzi del petrolio e danneggiato la crescita economica, hanno detto alcune fonti. Alti funzionari del Tesoro avevano comunicato alla Casa Bianca, già da diverse settimane, le loro preoccupazioni riguardo alle fluttuazioni dei prezzi del petrolio e della benzina.
La narrativa ottimista della Casa Bianca e la corsa della gente ai distributori di benzina
Negli Stati Uniti il mood è quello dei “vestiti nuovi dell’imperatore”. Il portavoce della Casa Bianca Kush Desai ha definito tale versione “falsa”, affermando: “Sebbene l’amministrazione valuti costantemente vari scenari di prezzo e impatti economici, i funzionari non stanno prendendo in considerazione la possibilità che il petrolio raggiunga i 200 dollari al barile e il Segretario Bessent non si è mostrato ‘preoccupato’ per le interruzioni a breve termine derivanti dall’Operazione Epic Fury”. Bessent, ha affermato, ha ripetutamente “espresso la sua e la continua fiducia dell’amministrazione nella traiettoria a lungo termine dell’economia americana e dei mercati energetici globali”. Lo scorso 12 marzo, il Segretario all’Energia Chris Wright aveva avvertito che un’impennata a 200 dollari al barile era “improbabile”.
Intanto però i prezzi del petrolio sono schizzati alle stelle da quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran il 28 febbraio, con il West Texas Intermediate in rialzo di circa il 30% a 93 dollari al barile. Il Brent è aumentato di circa il 40% nello stesso periodo, con una quotazione oggi che supera i 105 dollari.
Ciò si è tradotto anche in un aumento del prezzo alla pompa anche per gli statunitensi: il prezzo medio nazionale della benzina è aumentato di oltre il 30% nelle ultime settimane, attestandosi intorno ai 4 dollari al gallone, annullando i cali registrati nell’ultimo anno, che Trump aveva presentato come un importante successo economico. Gli americani sono già alla ricerca di modi per compensare l’aumento dei prezzi della benzina. Presso una stazione di servizio Costco Wholesale Corp. vicino a San Antonio, i tempi di attesa per far rifornimento hanno raggiunto i 30 minuti e le code si snodano per tutto l’isolato. Altrove, gli automobilisti aggiornano continuamente app come GasBuddy e fanno di tutto per trovare carburante più economico e sconti. Altri affermano di aver ridotto le spese per generi alimentari, cibo da asporto e viaggi.
L’impatto sui mercati internazionali se il petrolio andasse a 200 dollari
Un prezzo del petrolio a 200 dollari rappresenterebbe un enorme shock per l’economia mondiale. In termini reali, al netto dell’inflazione, il prezzo ha raggiunto tale livello solo una volta nell’ultimo mezzo secolo: nel 2008, poco prima della crisi finanziaria globale.
Ma il danno ci sarebbe anche a livelli più bassi. Bloomberg prevede che già un prezzo del petrolio di 170 dollari al barile per alcuni mesi spingerebbe al rialzo l’inflazione negli Stati Uniti e in Europa, frenando la crescita economica. Trump ha affermato di non essere preoccupato per l’aumento dei costi energetici, suggerendo addirittura che siano vantaggiosi per gli Stati Uniti, e ha previsto che i prezzi del petrolio crolleranno drasticamente una volta terminata la guerra.
Ma il blocco quasi totale delle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz, che normalmente trasporta fino a un quinto delle esportazioni globali di petrolio e gas, ha già colpito le economie di tutto il mondo. La scorsa settimana, la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha sottolineato che le ostilità hanno alimentato i rischi inflazionistici. Le banche centrali di Francoforte, Londra e Giappone si stanno preparando ad aumentare i tassi di interesse già a partire dal mese prossimo.
Anche le prospettive per la politica monetaria Usa si fanno sempre più incerte, mentre la Federal Reserve osserva con attenzione l’impatto dell’aumento dei prezzi del petrolio sull’inflazione. La scorsa settimana, il presidente della Fed, Jerome Powell, ha affermato che era troppo presto per valutare gli effetti di un’impennata dei prezzi del petrolio sull’economia statunitense.
Alcuni Paesi iniziano a prendere provvedimenti di emergenza
Alcuni paesi nel mondo stanno già prendendo decisioni drastiche per cercare di fronteggiare la situazione: sebbene i prezzi del petrolio superiori a 100 dollari al barile procureranno problemi a tutti i paesi nel mondo, alcuni sono più esposti e meno in grado di far fronte all’aumento dei prezzi.
In Corea del Sud, il presidente Lee Jae Myung ha chiesto alla popolazione di risparmiare energia elettrica e ha istituito una task force di emergenza per prepararsi a scenari avversi. Il Giappone sta rivedendo la sua catena di approvvigionamento di prodotti petroliferi e ha iniziato a rilasciare petrolio dalle proprie riserve strategiche nazionali per compensare le interruzioni dell’offerta derivanti dal conflitto con l’Iran. Il Primo Ministro Sanae Takaichi, all’inizio della settimana, aveva detto che Tokyo avrebbe rilasciato circa 80 milioni di barili di petrolio immagazzinato ai raffinatori locali.
Nelle Filippine, il presidente Ferdinand Marcos Jr. ha annunciato questa settimana lo stato di emergenza energetica nazionale per un anno in risposta al conflitto in Medio Oriente e a quello che ha definito un “pericolo imminente” per l’approvvigionamento energetico del paese e “una minaccia per la sicurezza energetica del Paese”. Un comitato creato ad hoc garantirà il movimento ordinato, l’approvvigionamento, la distribuzione e la disponibilità di carburante, cibo, medicinali, prodotti agricoli e altri beni essenziali.
Le autorità di regolamentazione del mercato energetico hanno annunciato la sospensione del mercato spot all’ingrosso dell’elettricità in tutte e tre le reti del Paese.
