L’ayatollah Ali Khamenei è morto. La conferma è arrivata all’alba dai media statali iraniani, dopo l’annuncio del presidente americano Donald Trump sull’eliminazione della Guida Suprema nei raid congiunti di Stati Uniti e Israele contro Teheran. Proclamati 40 giorni di lutto nazionale.
L’annuncio segue un’ondata di attacchi senza precedenti. All’alba di sabato 28 febbraio, Washington e Tel Aviv hanno lanciato un’operazione su larga scala contro l’Iran, colpendo siti militari, centri di comando e infrastrutture strategiche nella capitale. Tra le vittime, oltre a Khamenei, anche il comandante dei Pasdaran Mohammad Pakpour, il ministro della Difesa Aziz Nasirzadeh, un consigliere del leader, il genero e la nuora. La Mezzaluna Rossa parla di circa 200 morti complessivi. Trump ha definito Khamenei “una delle persone più malvagie al mondo”, promettendo che l’Iran “non avrà il nucleare” e che i raid continueranno “fino alla pace in Medio Oriente”. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sostenuto che l’attacco potrebbe favorire una ribellione interna contro il regime.
Khamenei è morto? Chi era la Guida Suprema dell’Iran
Khamenei, l’uomo diventato ayatollah in una notte, è da oltre tre decenni la Guida Suprema dell’Iran e l’architrave della Repubblica islamica. Allievo e fedele collaboratore di Ruhollah Khomeini, ne raccolse l’eredità nel 1989 in un passaggio cruciale e controverso: pur non avendo inizialmente i requisiti religiosi richiesti, fu nominato Rahbar dall’Assemblea degli Esperti e “promosso” ayatollah in poche ore dopo una modifica costituzionale. Da allora ha consolidato un potere vastissimo, influenzando politica estera, apparati di sicurezza e indirizzo ideologico del Paese, attraversando crisi economiche, proteste di massa, sanzioni internazionali e lo scontro permanente con Stati Uniti e Israele.
Il nodo della successione in Iran: chi prenderà il posto di Khamenei
Con la morte di Ali Khamenei, l’Iran si trova di fronte a una transizione delicatissima. La Guida Suprema, al potere dal 1989, ha lasciato un vuoto politico e religioso che il regime potrebbe colmare con il figlio Mujtaba Khamenei, attuale leader della milizia Basij, oppure tramite un Consiglio di emergenza a più teste, previsto per scenari di crisi. La scelta del successore determinerà non solo l’equilibrio interno, ma anche le relazioni con Stati Uniti, Israele e i principali attori regionali, in un Medio Oriente già segnato da tensioni, sanzioni e conflitti. Il futuro dell’Iran resta quindi incerto, mentre le forze interne ed esterne osservano con attenzione i prossimi sviluppi.
Ultimo aggiornamento domenica 1° marzo alle ore 8
