Un’ondata di attacchi senza precedenti scuote il Medio Oriente. All’alba di sabato 28 febbraio, Stati Uniti e Israele hanno lanciato raid su larga scala in Iran, colpendo siti militari, centri di comando e, tragicamente, una scuola femminile a Minab, dove il bilancio è salito ad almeno 85 vittime secondo la procura locale. Si tratta di un’operazione congiunta e “pianificata per mesi”, confermata anche dal presidente americano Donald Trump: “Abbiamo iniziato una grande operazione in Iran. L’obiettivo è difendere gli americani eliminando le minacce del regime”.
Restano forti dubbi sulla sorte della guida suprema Ali Khamenei: media israeliani parlano di bassa probabilità di sopravvivenza, mentre da Teheran il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha dichiarato che “per quanto ne sappia” Khamenei è vivo e sarebbe stato trasferito in un luogo sicuro. La tv di Stato ha annunciato un suo possibile intervento pubblico, ma ancora non ci sono conferme indipendenti. Teheran ha definito gli attacchi “una nuova aggressione” e ha promesso una risposta devastante, che non si è fatta attendere: missili e droni hanno colpito Israele e diverse basi americane nella regione. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu è stato convocato per le 22 (ora italiana).
Attacco congiunto Usa-Israele contro l’Iran: operazione preventiva
Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha confermato che Israele ha lanciato un “attacco preventivo” contro l’Iran per rimuovere le minacce allo Stato, dichiarando lo stato di emergenza immediato. L’operazione, denominata “Ruggito del Leone”, è stata pianificata congiuntamente con gli Stati Uniti per mesi. Il Pentagono ha battezzato la parte americana “Operation Epic Fury”.
Secondo quanto riferito dalle Idf, sono stati impiegati circa 200 caccia che hanno colpito 500 obiettivi militari tra Iran occidentale e centrale, inclusi lanciatori di missili balistici e sistemi di difesa aerea. Fonti americane citate dal New York Times parlano di attacchi condotti via aria e mare contro l’apparato missilistico iraniano, stimato in circa 2.000 vettori.
L’operazione arriva dopo settimane di crescente pressione militare americana nella regione. Trump aveva parlato di una “armada imponente” schierata vicino all’Iran, avvertendo che senza concessioni sul nucleare l’opzione militare sarebbe rimasta concreta: “Avevamo provato a fare un accordo con l’Iran, ma ha rifiutato ogni occasione di rinunciare alle sue ambizioni nucleari”.
Trump annuncia l’operazione “Furia epica”
Il presidente americano ha annunciato l’operazione nel cuore della notte americana da Mar-a-Lago, con un video aggressivo su Truth, col cappellino con la scritta “Usa”. Nel discorso, il presidente ha spiegato che l’operazione, chiamata “Furia epica”, mira a distruggere missili, marina e industria bellica iraniana, impedendo alla “malvagia e radicale dittatura iraniana” di minacciare gli Stati Uniti e i loro “interessi fondamentali per la sicurezza nazionale”. Durante il discorso, il presidente ha ribadito che l’Iran non potrà mai ottenere un’arma nucleare e ha esortato il popolo iraniano a prendere in mano il proprio destino: “L’ora della vostra libertà è vicina. Quando avremo finito, prendete il controllo del vostro governo. È il momento di agire. Non lasciatevelo sfuggire”. Infine, ha avvertito i Pasdaran, i membri dei Guardiani della Rivoluzione e delle forze armate: “Se lo farete, avrete completa immunità. Altrimenti affronterete una morte certa”.
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha sottolineato che l’azione congiunta con gli Stati Uniti offre agli iraniani l’opportunità di liberarsi dalla tirannia del regime.
Esplosioni e obiettivi militari a Teheran
Le esplosioni hanno colpito il centro e il nord-est di Teheran, interessando tra gli altri il ponte Seyed Khandan, Jomhouri Street, via Università, l’area della residenza della Guida Suprema, il ministero dell’Intelligence, il palazzo della Corte Suprema e la base aerea di Mehrabad. Colpite anche Isfahan, Qom, Karaj, Kermanshah e Tabriz.
Secondo fonti iraniane, oltre 20 delle 31 province del Paese sarebbero state interessate dagli attacchi. Il presidente Masoud Pezeshkian è dato in buona salute.
A Teheran si registra un esodo verso il nord del Paese, con traffico paralizzato e comunicazioni fortemente ridotte; in alcune aree Internet sarebbe sceso al 4% della connettività normale. Israele e Iran hanno chiuso lo spazio aereo ai voli civili.
La crisi ha avuto effetti immediati sul traffico aereo regionale: numerose compagnie internazionali hanno sospeso i collegamenti con Tel Aviv, Dubai, Abu Dhabi e altri scali del Golfo, mentre diversi Paesi – tra cui Emirati, Bahrein e Kuwait – hanno attivato misure di emergenza e chiusure parziali dello spazio aereo.
Sul piano economico, l’Opec+ starebbe valutando un aumento più consistente della produzione petrolifera rispetto ai 137mila barili al giorno inizialmente previsti, soprattutto alla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dei Pasdaran, con un effetto devastante sui prezzi del greggio.
Risposta iraniana e ritorsioni regionali
In risposta agli attacchi di Stati Uniti e Israele, l’Iran ha lanciato missili e droni contro basi americane in Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti e Kuwait, annunciando l’operazione “Truth Promise 4” come rappresaglia per l’“aggressione americano-sionista”. Le sirene antiaeree risuonano in tutto il Paese e la popolazione è invitata a rimanere nei rifugi; scuole e università restano chiuse. In Israele, l’Idf conferma l’intercettazione di tutti i missili finora, mentre sirene d’allarme hanno suonato nel nord, centro e sud. Gli Houthi in Yemen hanno ripreso gli attacchi nel Mar Rosso in solidarietà all’Iran.
Anche l’Iraq è stato coinvolto: un raid ha colpito una base di milizie filo-iraniane a Jurf al-Sakher, con almeno due morti secondo fonti locali. Gli Emirati hanno riferito di un civile ucciso in un attacco a Abu Dhabi.
La comunità internazionale osserva con preoccupazione
La comunità internazionale segue con apprensione gli sviluppi. I leader di Francia, Regno Unito e Germania hanno condannato gli attacchi iraniani contro altri Paesi della regione, invitando Teheran a riprendere il dialogo diplomatico. L’Unione europea, con le dichiarazioni di Ursula von der Leyen e Kaja Kallas, sottolinea l’urgenza di proteggere i civili e di rispettare il diritto internazionale, ribadendo l’impegno a garantire la stabilità regionale. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito l’attacco Usa-Israele una misura necessaria per permettere al popolo iraniano di liberarsi dal regime e prevenire l’espansione del conflitto. Al contrario, la Russia ha condannato le operazioni come un’aggressione ingiustificata contro uno Stato sovrano.
Anche l’Italia segue con attenzione l’evolversi della crisi. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato una riunione di governo, mentre il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha attivato l’Unità di crisi della Farnesina, assicurando che al momento non risultano italiani coinvolti negli attacchi e che viene monitorata costantemente la sicurezza dei connazionali nell’area.
Ultimo aggiornamento sabato 28 febbraio 2026 alle ore 19:00