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Deliveroo sotto controllo giudiziario: 20mila rider sfruttati. Clienti come McDonald’s, Burger King e Crai nel mirino

Dopo Glovo, la Procura di Milano concentra l’indagine su Deliveroo e bussa alle porte di sette multinazionali clienti, accusate di contribuire allo sfruttamento dei rider

Deliveroo sotto controllo giudiziario: 20mila rider sfruttati. Clienti come McDonald’s, Burger King e Crai nel mirino

Dopo Glovo, anche Deliveroo Italia finisce sotto la lente della Procura di Milano. Il pm Paolo Storari ha disposto un decreto di controllo giudiziario urgente per 20mila rider in tutta Italia, di cui 3.000 solo a Milano, perché ritenuti sfruttati da una piattaforma che, secondo gli inquirenti, agisce come datore di lavoro digitale. Per la prima volta, l’indagine coinvolge anche sette grandi clienti, tra cui McDonald’s, Burger King ed Esselunga, per verificare se i loro modelli organizzativi contribuiscano al fenomeno.

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Chi guida Deliveroo e come funziona

Deliveroo Italy, controllata dall’americana DoorDash tramite la società inglese Deliveroo Limited, è guidata dall’amministratore unico Andrea Giuseppe Zocchi, indagato insieme alla società per caporalato e retribuzioni sotto soglia di povertà. Il decreto affida a Massimiliano Poppi il ruolo di amministratore giudiziario, con il compito di affiancare la gestione aziendale, regolarizzare i rider e modificare l’organizzazione interna, prevenendo il ripetersi di fenomeni di sfruttamento, senza interrompere l’attività.

Formalmente i rider lavorano con partita Iva autonoma, ma secondo gli inquirenti la piattaforma gestisce interamente la loro prestazione: li geolocalizza, monitora le performance, assegna i turni e calcola la retribuzione tramite metriche digitali. In pratica, si tratta di lavoro subordinato, ma senza tutele, ferie, maternità o Tfr.

Retribuzioni sotto la soglia di povertà anche per Deliveroo

Le testimonianze di oltre 50 rider confermano turni massacranti, spesso 10-12 ore al giorno, con pagamenti di 3-4 euro a consegna. Per alcuni, la retribuzione annua è fino al 90% inferiore alla soglia di povertà, con scostamenti medi di 7.600 euro e punte di 15.300 euro annui. Rispetto al Ccnl Logistica, il 94% dei rider guadagna meno del minimo contrattuale. Gli inquirenti evidenziano che questa situazione contrasta con l’articolo 36 della Costituzione, che tutela il diritto a un lavoro dignitoso.

Multinazionali nel mirino della Procura

Per la prima volta, l’indagine si estende anche alle multinazionali clienti che si avvalgono dei rider per le consegne, pur non essendo indagate. I carabinieri hanno notificato richieste di documenti a McDonald’s, Burger King, Carrefour, Esselunga, Crai, Poke House e Kfc, chiedendo informazioni su organigramma, normative interne, procedure di accreditamento dei fornitori, audit, codici di condotta e sistemi di segnalazione interna.

L’obiettivo è verificare se i modelli organizzativi adottati dalle aziende siano sufficienti a prevenire lo sfruttamento dei rider. In caso contrario, le multinazionali potrebbero essere ritenute corresponsabili per agevolazione colposa del caporalato, come già accaduto in passato con grandi marchi della moda come Armani, Dior e Louis Vuitton.

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