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Argentina, la riforma del lavoro di Milei passa al Senato: meno scioperi e ferie, giornata lavorativa di 12 ore

Il disegno di legge voluto dal presidente deve ora passare al vaglio dell’altro ramo del Parlamento. Scontri tra manifestanti dei sindacati e polizia a Buenos Aires dopo l’approvazione

Argentina, la riforma del lavoro di Milei passa al Senato: meno scioperi e ferie, giornata lavorativa di 12 ore

Non è ancora legge, ma il primo passaggio è stato superato: il Senato ha dato il via libera alla riforma del lavoro in senso liberista voluta dal presidente argentino Javier Milei, nonostante i tentativi dell’opposizione di ostacolarla e le proteste organizzate dai sindacati nelle piazza di Buenos Aires, finite nei giorni scontri con violenti scontri con la polizia. Ora il testo dovrà passare al vaglio della camera dei Deputati, ma in buona sostanza la stretta del governo sui diritti dei lavoratori, seppur con qualche piccola concessione, sta per diventare realtà. Milei aveva dichiarato guerra aperta ai sindacati e così è stato, mentre al contrario il mercato del lavoro sarà sempre più favorevole alle imprese, anche se la norma che prevedeva di ridurre le imposte sul fatturato delle grandi aziende dal 30% al 27% alla fine è stata sacrificata. così come in extremis è stato riconosciuto ai sindacati che il contributo del 2% da parte dell’impresa venisse prolungato per altri due anni e la tassa sui servizi sociali in carico al datore di lavoro rimanesse al 6% e non scendesse al 5%.

Stretta sul diritto di sciopero e debutta il “salario dinamico”

Rimane però, per incominciare, la dura stretta sul diritto allo sciopero che è sempre stato un cavallo di battaglia del presidente della “motosega”, rivendicato persino con rancore: durante gli scioperi sarà garantita una percentuale minima di operatività, che per i ​​servizi considerati essenziali sarà del 75%, e la nuova legge aumenterà il numero di categorie essenziali. Inoltre i lavoratori dovranno chiedere autorizzazione all’azienda per convocare assemblee. Insomma tanti bastoni tra le ruote che di fatto renderanno questo diritti non esercitabile. Ma non è tutto: la riforma introduce anche il concetto di “salario dinamico”, con una parte dello stipendio legata al merito del singolo lavoratore e alla sua produttività. Per guadagnarsi uno stipendio pieno è dunque necessario dare il massimo, il che è concettualmente giusto anche se la valutazione rimane solo all’azienda, che ha dunque il coltello dalla parte del manico.

Restrizioni anche per ferie, orario lavorativo e infortuni

Per quanto riguarda invece le ferie, nella mentalità di Milei sono una perdita di tempo e un costo che non è giusto far accollare alle aziende: con la nuova legge potranno essere concesse solo in un arco temporale che va dal 1° ottobre al 30 aprile e per un massimo di sette giorni consecutivi. Insomma non più di una settimana continuativa di vacanza. Il resto del tempo si lavora e non è nemmeno più garantito che si lavori solo per 8 ore al giorno, si potrà lavorare fino a 12 ore anche se per lo meno la scelta viene lasciata al lavoratore e comunque se si lavorerà per 12 ore nella stessa giornata si avrà poi diritto ad almeno 12 ore consecutive di riposo. Infine, tra le novità più significative si nasconde un’altra trappola per i lavoratori: il dipendente che dovesse incorrere in un incidente sul luogo di lavoro si vedrà riconosciuto solo il 50% dello stipendio per 3 o 6 mesi se l’infortunio non è direttamente legato alle sue funzioni.

Esulta il governo: “Riforma che restituisce dinamismo e libertà al mercato del lavoro”

Permane tuttavia qualche forma di tutela, come ad esempio il contributo obbligatorio per l’azienda ad un Fondo di assistenza sociale che finanzierà le dimissioni senza giusta causa, che dunque verranno in qualche modo tollerate ma compensate economicamente da questo strumento. “Questa legge rappresenta una svolta nella storia dell’Argentina. Dopo anni di contenziosi a vantaggio di pochi, burocrazia e leggi obsolete, di fronte a profondi cambiamenti economici e tecnologici, ci troviamo ora di fronte a una profonda trasformazione che restituisce prevedibilità, dinamismo e libertà al mercato del lavoro”, si legge in una nota della Casa Rosada. Si presume anche che una norma più market-friendly possa ridurre il precariato o meglio il lavoro informale, che fino ad oggi le aziende prediligono sempre di più in modo da svincolarsi da obblighi, spese e burocrazia. Nel 2025 sono saliti a quasi 6 milioni i lavoratori argentini senza contratto regolare.

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