La cooperazione tra Italia e Germania, sancita nel recente incontro a Villa Madama tra la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz e tradotta in una lettera agli altri leader Ue insieme al premier belga De Wever in vista del vertice informale di oggi ad Alden-Biesen, non rappresenta una minaccia al progetto di costruzione europea ma, semmai, un elemento per accelerare il completamento del mercato interno, semplificare le procedure legislative, ridurre il prezzo dell’energia e realizzare una politica commerciale pragmatica. Insomma, la premier italiana smentisce la creazione di un direttorio a due con Berlino che possa sostituirsi al tradizionale vagone di testa franco-tedesco e che abbia come principale finalità quella di escludere gli altri Stati membri e demolire il progetto di un’Europa federale, a tutto vantaggio di un’Europa intergovernativa.
Meloni rilancia l’asse industriale mentre cambia l’equilibrio Ue
A sostegno di queste rassicurazioni, che hanno tutto il sapore di una “excusatio non petita”, la Meloni lascia filtrare da Palazzo Chigi la notizia che il 9 e 10 aprile sarà a Tolosa per un vertice inserito nell’accordo del Quirinale, che prevede la firma di un’intesa tra Airbus, Thales e Leonardo per lanciare il progetto Brando di avvicinamento delle attività satellitari dei tre gruppi, al fine di far emergere un campione europeo in grado di competere con i grandi concorrenti americani e cinesi.
Resta il fatto che le dinamiche in corso nei rapporti tra Roma e Berlino stanno modificando gli equilibri di potere all’interno dei 27. Se ne saprà di più oggi nel pre-vertice annunciato inizialmente da Meloni, Merz e De Wever, al quale si sono ormai aggiunti almeno altri 15 Paesi e che precederà il “retreat” informale nel castello di Alden-Biesen, nelle Fiandre.
Anche se il vertice non prevede conclusioni finali (come quelle attese per il vertice formale del 19 marzo), secondo alcuni diplomatici vicini al dossier preparatorio “dovrebbe essere di importanza pari a quella sperimentata per il passaggio alla moneta unica negli anni Novanta”.
Competitività e mercato unico, il piano Draghi-Letta per far ripartire l’Europa
I capi di Stato e di governo dialogheranno prima con l’ex premier ed ex presidente della Bce Mario Draghi e poi con l’ex premier Enrico Letta, che avevano messo a punto già nel precedente esecutivo Ue due rapporti sulla competitività e sul mercato interno. La prima sfida che si pone alle istituzioni europee è uscire dalla bassa crescita sfruttando tutte le potenzialità del grande mercato unico. Occorre poi resistere alle forti pressioni di Stati Uniti e Cina. Si tratta di andare oltre la semplificazione per far risparmiare qualche centinaio di miliardi alle imprese e superare le barriere al mercato interno, di cui per lo più sono responsabili i governi e i parlamenti nazionali. Intervenendo ieri al Parlamento europeo, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha detto che “non vanno considerate solo le normative a livello europeo, ma anche il livello nazionale: c’è troppa sovrapposizione normativa, ci sono strati aggiuntivi di legislazione nazionale che complicano ulteriormente la vita delle imprese e creano nuove barriere nel mercato unico, cosicché esistono pratiche nazionali diverse in ogni Stato membro”.
Meno burocrazia, più Europa: stretta sugli oneri e spinta al buy European
La presidente della Commissione, ieri pomeriggio ad Anversa al convegno sulle imprese europee, ha ribadito l’impegno per la semplificazione, ma ha lamentato la lentezza dei due colegislatori, Consiglio e Parlamento europeo, che hanno approvato solo tre provvedimenti Omnibus sui dieci proposti dall’esecutivo. In una lettera di Germania, Italia e Belgio agli altri leader si va oltre e si chiede di istituire un “freno di emergenza”, che dovrebbe permettere di impedire l’emersione di fardelli eccessivi durante il processo legislativo, per esempio intervenendo su richiesta di uno Stato membro.
Quanto al “buy European”, c’è da segnalare la presa di posizione di novecento imprese europee e quasi 400 associazioni e unioni di diversi settori (energia, chimica, acciaio, ma non automotive) per la difesa del “prodotto europeo” negli appalti pubblici. Si chiede ai governi di abbattere le barriere del mercato interno e integrare i mercati dei capitali, leva per attrarre capitali europei. Il “buy European” è uno dei temi oggi sul tavolo. Rispetto all’interventismo di Macron, la posizione tedesca è più moderata. Secondo Merz dovrebbe essere usato “solo per i settori strategici critici” dell’industria “e come ultima risorsa”. Così almeno il cancelliere tedesco ieri ad Anversa.
