Il premier laburista britannico Keir Starmer ha escluso oggi nuovamente l’ipotesi di sue dimissioni anticipate a causa della polemica esplosa a proposito della nomina ad ambasciatore a Washington di Peter Mandelson, ex controversa eminenza grigia del New Labour di Tony Blair: nomina che è stato poi costretto a revocare per le ultime rivelazioni sulle già note frequentazioni di Mandelson con il defunto finanziere pedofilo americano Jeffrey Epstein.
Starmer in bilico: sterlina e titoli di Stato sotto pressione
Tuttavia, le speculazioni sulle possibili dimissioni di Starmer hanno messo ampiamente sotto pressione la sterlina e i titoli di Stato britannici. Nel dettaglio, nel primo pomeriggio di giovedì la valuta britannica arretra dello 0,49% rispetto all’euro a quota 1,1509. Perde invece lo 0,57% sul dollaro, attestandosi a 1,357. Per quanto riguarda i bond, i costi di finanziamento del Regno Unito sono saliti al livello più alto da novembre, con il rendimento a 10 anni che ha raggiunto il 4,6%. Movimenti alimentati, appunto, dalle preoccupazioni degli investitori sulla crescente instabilità della leadership del premier.
Starmer in bilico: le scuse e il no alle dimissioni
Dopo essersi scusato con “le vittime” di Epstein e con l’opinione pubblica del Regno per aver “creduto alle bugie” di Mandelson, Starmer ha insistito a ribadire di aver saputo al momento della nomina, circa una anno fa, solo di una generica conoscenza fra l’ambasciatore designato e il faccendiere Usa. Ma è stato preso di mira da tutti i giornalisti, a margine di un discorso tenuto nell’East Sussex per rivendicare i piani del suo governo contro il carovita e per un futuro rilancio dell’economia, i quali gli hanno rinfacciato apertamente “il miserabile fallimento” sullo scandalo Epstein e sulla promessa di una moralizzazione della politica britannica. Contestazioni a cui il premier ha replicato ribadendo di voler restare al suo posto e rivendicando di essere stato eletto per un mandato di “cinque anni”, fino almeno al 2029.
Ha quindi detto di comprendere “le frustrazioni” e le critiche che dilagano anche nel Labour, glissando tuttavia sullo scenario di una sfida interna alla sua leadership in seno al partito di maggioranza. A domanda, ha infine evitato di accreditare il sospetto avanzato dal governo della Polonia sulla possibilità che Epstein abbia passato all’intelligence russa informazioni compromettenti sui suoi amici vip americani, britannici, israeliani o di altri Paesi, limitandosi ad affermare di essere sempre pronto a collaborare con inchieste condotte da nazioni “alleate”.