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Terre rare, G7: Usa e Ue pronti a riscrivere il commercio mondiale per non dipendere più dalla Cina. Timori su costi e governance

Tra i temi in discussione ci sono la regolamentazione dei prezzi, la filiera di approvvigionamento e la governance: gli Usa vorrebbero imporre il loro controllo

Terre rare, G7: Usa e Ue pronti a riscrivere il commercio mondiale per non dipendere più dalla Cina. Timori su costi e governance

Parte oggi il G7 con molta carne al fuoco, il giorno dopo l’accordo tra Usa e Iran in Medio Oriente. Ma uno dei temi all’ordine del giorno saranno gli squilibri economici globali in generale e in particolare per quanto riguarda il reperimento dei minerali critici al di fuori della Cina, fornitore dominante che necessita di nuove modalità di scambi internazionali. Ma sul tema i colloqui, che si tengono fino al 17 giugno a Evian-les-Bains, in Francia, si preannunciano accesi con da una parte la spinta dell’amministrazione Trump per incrementare la produzione attraverso una regolamentazione dei prezzi, dall’altra lo scetticismo degli alleati del G7.

Già lo scorso febbraio il vicepresidente Usa JD Vance aveva presentato un programma per mobilitare gli alleati in un gruppo (o blocco) esclusivo per commercializzare i minerali critici, proponendo prezzi minimi coordinati per rendersi meno dipendente dalla Cina, diventata il più grande produttore mondiale di minerali, adottando una politica di prezzi in perdita e deprimendo i prezzi dei componenti base per semiconduttori, server, attrezzature militari e una miriade di altri prodotti. “Vogliamo eliminare il problema dell’afflusso di merci a basso costo nei nostri mercati, che danneggiano la produzione nazionale” aveva detto Vance. “Stabiliremo prezzi di riferimento per i minerali critici in ogni fase della produzione, … e per i membri della zona preferenziale, questi prezzi di riferimento fungeranno da prezzo minimo mantenuto attraverso tariffe regolabili per salvaguardare l’integrità dei prezzi”, ha affermato Vance.


La Cina ha sfruttato il suo dominio sulla lavorazione di molti minerali come leva geoeconomica, talvolta limitando le esportazioni, comprimendo i prezzi e minando la capacità di altri paesi di diversificare le fonti dei materiali utilizzati per la produzione di semiconduttori, veicoli elettrici e armi avanzate. I prezzi artificialmente bassi di cobalto, litio, nichel e altri minerali hanno reso più difficile la competizione per le aziende minerarie occidentali, inibendo nuovi sviluppi e portando alcune imprese al fallimento: una tattica che Pechino ha ripetutamente utilizzato in altri settori.

In Europa restano forti preoccupazioni sui costi e sulla governance del piano

Il “gruppo preferenziale commerciale”, così come concepito dagli Stati Uniti, punterebbe a misure di sostegno dei prezzi, standard di mercato, sussidi o acquisti garantiti per incoraggiare e sostenere finanziariamente la produzione in diversi paesi. Attualmente, molti minerali di nicchia, fondamentali per la tecnologia e la difesa, vengono scambiati sul mercato over-the-counter con una trasparenza minima e sono legati ai prezzi cinesi, che di fatto determinano il mercato globale

Dopo l’annuncio di Vance, i membri del G7 hanno tenuto una posizione rigida quando hanno incontrato privatamente il rappresentante commerciale statunitense Jamieson Greer ​​e hanno mostrato poco entusiasmo per la proposta di costituzione del gruppo, contestando anche il fatto che si basa su un sistema di prezzi derivato da un modello di intelligenza artificiale del Pentagono, dice Reuters.

I paesi occidentali si trovano ad affrontare il difficile compito di costruire, in un’unica soluzione, una catena di approvvigionamento che copra l’intera filiera, dalla miniera al prodotto finito, al fine di diversificare la propria produzione e ridurre la dipendenza dalla Cina. Secondo i funzionari europei, le principali preoccupazioni riguardano chi dovrebbe pagare un sovrapprezzo per i minerali, fino a che punto della catena di approvvigionamento dovrebbero estendersi tali sussidi e come funzionerebbe la governance, esprimendo timori per l‘eccessiva influenza che gli Stati Uniti potrebbero esercitare sulle politiche di prezzo del blocco.”Per l’Europa, sarebbe meglio avere un indice dei prezzi basato su transazioni reali nel mercato europeo. La questione è se possiamo rendere questi meccanismi di determinazione dei prezzi opachi più trasparenti, più orientati al mercato e meno soggetti a manipolazioni“, ha dichiarato a Reuters Nicola Beer, responsabile del finanziamento dei minerali presso la Banca europea per gli investimenti, controllata dall’UE. “Diverse parti delle catene di approvvigionamento e i prodotti in vari settori sono influenzati da meccanismi di determinazione dei prezzi molto diversi, il che aumenta la complessità.”

L’amministrazione Trump mira a stabilire i prezzi utilizzando il programma Open (Open Price Exploration for National Security) AI per i metalli del Dipartimento della Difesa statunitense che ha lo scopo di calcolare quale dovrebbe essere il prezzo di un metallo tenendo conto della manodopera, della lavorazione e di altri costi, escludendo al contempo le presunte manipolazioni del mercato da parte della Cina. Come possibile alternativa all’indice Open, un’agenzia finanziata dall’UE chiamata Eit RawMaterials che sta collaborando con la piattaforma digitale Metalshub per creare indici indipendenti dai prezzi imposti dal governo cinese, al fine di fornire agli investitori stranieri segnali più chiari sulla redditività. Gli indici potrebbero essere più ampi della sola Europa e includere Stati Uniti, Australia, Canada o Regno Unito.

Gli Stati Uniti, ha affermato Greer, utilizzeranno i sostegni ai prezzi “per proteggere la produzione di minerali critici e prodotti derivati… Vogliamo introdurli gradualmente… Se altri Paesi vogliono unirsi a noi, sono liberi di farlo”. Washington intende presentare una proposta di accordi bilaterali vincolanti al Giappone e all’Unione Europea entro la fine di giugno, secondo quanto riferito da due fonti a conoscenza della questione. Il primo accordo vincolante potrebbe riguardare da cinque a dieci minerali, hanno riferito le fonti. Tra i minerali presi in considerazione figurano terre rare pesanti, antimonio, grafite e tungsteno, tutti soggetti a divieti o restrizioni all’esportazione da parte della Cina.

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