Alla vigilia della chiusura ufficiale dell’offerta, Unicredit decide di rispondere alle numerose accuse ricevute nelle ultime settimane dai vertici di Commerzbank in merito all’ops. E lo fa con un comunicato di fuoco nel quale, oltre a rimandare al mittente gli attacchi, annuncia di essersi rivolta alla Bafin, l’Autorità di vigilanza finanziaria tedesca, per difendere la correttezza del proprio operato. La presa di posizione, forte e netta, arriva dopo l’esposto presentato contro ignoti dal consiglio di fabbrica di Commerzbank per presunta manipolazione dei mercati. Un’iniziativa che, come ha rivelato il Financial Times, ha spinto la procura di Francoforte ad avviare un’indagine preliminare sulla questione. La procura, che acquisirà i dettagli delle comunicazioni di Unicredit alla BaFin in merito alle adesioni all’Ops su Commerzbank, ha sottolineato che si tratta soltanto di accertamenti preliminari e che al momento non c’è un procedimento penale formale né sono state contestate violazioni specifiche.
Nel frattempo le adesioni all’offerta hanno raggiunto l’11,91% del capitale, portando la partecipazione potenziale della banca guidata da Andrea Orcel oltre la maggioranza assoluta dell’istituto tedesco. Martedì 16 giugno si chiude formalmente l’offerta, prima delle due settimane di “tempi supplementari” previste dalla normativa tedesca, con il mercato che attende di vedere se, alla fine gli istituzionali, da Bofa a Morgan Stanley, da Citi a Nomura, aderiranno oppure no all’ops. A respingere ufficialmente l’ops è il Governo di Berlino, azionista al 12% di Commerz. Attraverso una nota, l’Agenzia federale delle finanze tedesca (Finanzagentur) afferma che l’offerta non presenta “un premio sufficiente” rispetto all’attuale quotazione del titolo della banca tedesca. Berlino sottolinea inoltre che Commerzbank “svolge un ruolo chiave nel finanziamento dell’economia tedesca e del Mittelstand”, il tessuto delle piccole e medie imprese esportatrici, ed è “un importante datore di lavoro e un pilastro essenziale della piazza finanziaria di Francoforte”, che il governo intende preservare, si legge nella nota.
Unicredit: “Da Commerzbank informazioni inesatte e fuorvianti”
“Fino a oggi Unicredit ha deliberatamente evitato di intervenire rispetto alla retorica negativa sviluppatasi attorno all’elevato livello di adesioni da parte degli azionisti di Commerzbank”, scrive la banca, secondo cui le accuse ricevute hanno “contribuito unicamente a distogliere l’attenzione dai fondamentali dell’operazione e dagli importanti benefici che una combinazione tra HypoVereinsBank e Commerzbank potrebbe generare per gli investitori, gli stakeholder e il sistema economico tedesco”.
Adesso però, Andrea Orcel sembra averne abbastanza: “alla luce della persistente e sistematica diffusione di informazioni inesatte e fuorvianti, nonché delle interferenze nel corretto svolgimento e nell’integrità del processo di offerta — incluso la sollecitazione di verifiche regolamentari e legali — Unicredit ritiene necessario chiarire la propria posizione al fine di ristabilire una corretta rappresentazione dei fatti”.
Unicredit invia segnalazione alla Bafin
E così, dopo Commerz, anche Unicredit ha deciso di rivolgersi alla Bafin, la Consob tedesca, “richiedendo una valutazione approfondita delle circostanze relative a tali dichiarazioni, della loro attendibilità e del loro apparente intento di compromettere l’integrità del processo di offerta, generando confusione tra gli stakeholder”.
Unicredit: “Sempre fornite informazioni chiare e puntuali”
Unicredit rimanda al mittente le accuse relative alle presunte manipolazioni dei dati di adesione all’offerta ricevute diverse volte nel corso delle ultime settimane, l’ultima delle quali venerdì, quando il presidente del consiglio di fabbrica dell’istituto tedesco, Sascha Uebel, ha rivelato ad Handelsblatt la denuncia contro ignoti presentata per contestare le adesioni che Unicredit ha ricevuto fino ad oggi all’ops.
La banca italiana “respinge fermamente ogni accusa o insinuazione riguardante le proprie comunicazioni al mercato e il processo di offerta”, afferma Unicredit che aggiunge: “Tutte le informative effettuate sono pienamente conformi alla normativa tedesca sui mercati finanziari (German Securities Trading Act) e alle disposizioni in materia di acquisizioni (German Takeover Act), e sono state realizzate nell’ambito di un dialogo costante e trasparente con la BaFin”. “Tali comunicazioni – prosegue Piazza Gae Aulenti – hanno sempre fornito informazioni chiare e puntuali sia in merito alla posizione sui diritti di voto di Unicredit sia in relazione allo stato di avanzamento dell’offerta. In nessun caso Unicredit ha aggregato o confuso categorie informative che devono essere distinte ai sensi della normativa applicabile”.
Poi l’accusa: “Tale rappresentazione è stata invece più volte avanzata da Commerzbank, apparentemente con l’obiettivo di generare una narrazione distorsiva. A ulteriore testimonianza dell’impegno verso la trasparenza, UniCredit ha inoltre fornito informazioni ulteriori rispetto agli obblighi informativi previsti dalla normativa”.
Unicredit: “Nessuna irregolarità su prestito titoli”
Un’altra accusa smentita dalla banca italiana riguarda le indiscrezioni secondo cui parte delle adesioni raccolte sarebbe riconducibile ad azioni ottenute attraverso operazioni di prestito titoli.
Anche in questo caso la risposta è netta: “Le insinuazioni secondo cui il numero effettivo di azioni conferite sarebbe inferiore, in quanto tali titoli sarebbero stati presi in prestito da Unicredit, risultano infondate e prive di qualsiasi riscontro. Come già chiarito, Unicredit non ha posto in essere operazioni di prestito titoli sulle azioni Commerzbank detenute. Le azioni conferite sono da considerarsi tali a tutti gli effetti e irrevocabilmente impegnate”, si legge.
Unicredit: “Superato il 30% di Commerz, il 75% non serve”
Dopo aver risposto alle accuse, Unicredit “invita a riportare l’attenzione sugli aspetti sostanziali dell’operazione”, evidenziando che la partecipazione diretta e le adesioni raccolte “superano ampiamente la soglia del 30% indicata come obiettivo dell’operazione”. Unicredit smentisce poi le argomentazioni, secondo le quali, per incidere sulla governance sia necessario raggiungere una soglia del 75% del capitale. “Una maggioranza qualificata del 75% assembleare è richiesta esclusivamente per operazioni di fusione o altre riorganizzazioni societarie straordinarie”, precisa la banca, ricordando di aver più volte detto “in modo chiaro e inequivocabile di non avere intenzione di procedere a una fusione tra Commerzbank e Hvb prima che Commerzbank sia adeguatamente rafforzata e trasformata”.
“Resta motivo di rammarico rilevare come Commerzbank eviti di confrontarsi nel merito di un’operazione che presenta significative opportunità di creazione di valore e di benefici di lungo periodo per gli azionisti, gli stakeholder, l’economia tedesca ed Europea, preferendo invece focalizzarsi su accuse prive di fondamento, con il rischio di compromettere l’integrità del processo di offerta e generare disorientamento tra gli stakeholder. Tale atteggiamento distoglie dall’opportunità strategica di costruire un campione bancario europeo più solido e competitivo, in grado di creare valore per tutti gli attori coinvolti,” conclude Unicredit.
(Ultimo aggiornamento: ore 11.39 di martedì 16 giugno).
